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a cura di Ermanno


Storie di Sport

Valentino, Fernando e Giorgio: chiamiamole emozioni

n. 1
28 settembre 2005
(data di pubblicazione sul sito)



i tre volti di una domenica indimenticabile: Fernando Alonso, Valentino Rossi e Giorgio Pantano



Venerdì 23 settembre 2005 ricorre la vigilia di un week-end attesissimo per quanto riguarda Formula Uno e MotoGP, indubbiamente i due sport motoristici che in Italia hanno più seguito in assoluto. La Formula Uno perché considerata massima espressione dell’automobilismo mondiale, la MotoGP in quanto classe regina del Motociclismo.
Nell’ambito delle quattro ruote la sfida, ormai giunta agli sgoccioli visto il divario di punteggio tra i protagonisti, vede Fernando Alonso in procinto di aggiudicarsi il suo primo titolo mondiale di Formula Uno in occasione del Gran Premio del Brasile sulla pista di Interlagos. Suo unico rivale nella rincorsa al titolo Piloti il finlandese Kimi Raikkonen, condizionato però da un ritardo di ben ventisei punti dal pilota spagnolo della Renault. A Fernando Alonso, 24 anni appena compiuti, è sufficiente un terzo posto con Raikkonen vincitore per diventare il più giovane campione del mondo nella storia della Formula Uno strappando questo record al brasiliano Emerson Fittipaldi iridato per la prima volta nel lontano 1972.
In MotoGP si corre a Sepang, Malesia, dove i giochi sembrano fatti, con Valentino Rossi alla caccia del suo settimo titolo mondiale; in grado di contrastarlo c’è solo Max Biaggi il cui recupero pare comunque impossibile. Anche al “Dottore” è sufficiente terminare sul podio, così facendo il discorso titolo sarà definitivamente archiviato. Queste le premesse di una domenica da leoni, una domenica che saprà regalare intense emozioni agli appassionati di automobilismo come ai patiti delle due ruote.

Si inizia alle ore 9,00 di domenica 25 settembre 2005 con la gara MotoGP prevista sul circuito di Sepang. Il verdetto finale accontenta tutti i tifosi italiani, Capirossi vince la gara e Rossi termina secondo aggiudicandosi in scioltezza il settimo mondiale in carriera.
Alle 19,00 di domenica 25 settembre 2005 parte invece il Gran Premio del Brasile di Formula Uno. In pole position Fernando Alonso, più che mai deciso a regalare alla sua Spagna un titolo iridato già a Interlagos dove nella storia della Formula Uno mai è stato assegnato un titolo mondiale. Il cielo minaccia pioggia, ma fortunatamente per i piloti questa variabile non condiziona il naturale svolgimento della gara. A dettare legge sono comunque i due alfieri della McLaren con Juan Pablo Montoya primo e Kimi Raikkonen in seconda posizione.
Il Gran Premio lo vince meritatamente Montoya che contribuisce alla prima doppietta McLaren dell’anno. Non male per un pilota che tutti, telecronisti e giornalisti in testa, non sanno far altro che criticare! Deluso Raikkonen, il suo secondo posto si rivela inutile dal momento che il conservativo ma tatticamente impeccabile Fernando Alonso conclude terzo senza strafare e si assicura il titolo con due Gran Premi d’anticipo sulla chiusura del Campionato. La lotta resta aperta per quanto concerne il titolo Costruttori, anche se com’è noto a chi segue da sempre questo sport Flavio Briatore, già team manager Benetton e da alcuni anni "factotum" Renault, ebbe a definire questo trofeo la “Coppa del Nonno”, ambita più che altro da quei team rimasti "scottati" dal vano inseguimento al titolo Piloti.

Tutti contenti dunque, in una domenica di fine settembre che qualcuno non dimenticherà facilmente. Mi riferisco a loro, Valentino Rossi e Fernando Alonso, il primo entrato nella leggenda del motociclismo grazie al settimo sigillo mondiale, il secondo unico pilota iberico a centrare l’obiettivo di un titolo mondiale in Formula Uno per giunta a soli 24 anni. Prima di lui, “self made boy” proveniente dalle Asturie, la Spagna non ha mai avuto una tradizione solida in Formula Uno. D’ora in avanti, c’è da scommetterlo, assisteremo ad una ripetizione dell’effetto Hakkinen che vinse due titoli mondiali nel 1998 e 1999 aprendo la strada a numerosi ragazzi-piloti provenienti dalla remota Finlandia. I risultati li vediamo ancora oggi: Kimi Raikkonen ai vertici in Formula Uno, e molti altri giovani finlandesi che si stanno facendo le ossa nelle formule addestrative, vedi Heikki Kovalainen già inserito nel management di Briatore e in predicato di svolgere il ruolo di terzo pilota Renault nel 2006. Pertanto, fino a quando un altro pilota spagnolo non raccoglierà il testimone di Alonso imponendosi a sua volta nel mondiale di Formula Uno e nel cuore dei tifosi iberici, Fernando resterà un punto di riferimento ma anche uno scomodo termine di paragone per tutti i giovani "drivers" del suo Paese.

Un tasto dolente per noi italiani “malati” del morbo Formula Uno, ormai da tempo immemorabile privi di un top driver di casa nostra nella massima formula. Mentre Rossi vince titoli a ripetizione in moto e la pattuglia tricolore non è da meno (Biaggi, Capirossi e Melandri ne sono la prova), in Formula Uno stiamo ancora aspettando il nostro Hakkinen, o se preferite il nostro Alonso. Un pilota insomma che sappia regalare all’Italia l’orgoglio di un titolo mondiale Piloti mai più catturato dai tempi di Alberto Ascari. Non che in Italia ci sia penuria di talenti, anzi. Manca piuttosto l’entusiasmo di lanciare questi giovani nel panorama automobilistico internazionale, manca una organizzazione promotrice incaricata di scovare e seguire i giovani talenti di casa nostra dai primi passi fino alla Formula Uno. Ma si sa, supportare un pilota equivale anche a doverne finanziare la carriera e in questo ambiente è più che mai difficile trovare gente disposta ad investire su di te.
Un nome su tutti: Giorgio Pantano, pilota veneto classe 1979 che nel 2004 ebbe un breve assaggio di cosa vuol dire correre in Formula Uno disputando una mezza stagione con la inconsistente Jordan. Un ragazzo di 26 anni pilota a tutti i costi, incorso in rifiuti e false promesse, a conferma che il talento senza il dovuto appoggio economico non apre nessuna porta.
Nel 2005, più precisamente il 28 agosto, Pantano ha finalmente avuto l’occasione di varcare l’oceano e gareggiare per la prima volta in America da vero professionista nella IndyCar Series alle dipendenze del top team Ganassi che tra il 1996 e il 1998 visse momenti d’oro grazie alle prodezze del bolognese Alessandro Zanardi, prototipo del pilota che corre col “cuore” senza temere avversari.
Un debutto coraggioso quello di Pantano, in una categoria in cui i cosiddetti piloti-“senatori” certo non fanno regali ai nuovi arrivati. Nelle prove libere è subito tra i primi, anche se poi il suo week-end risulterà compromesso da un contatto con un avversario nelle fasi finali della corsa.
Domenica 25 settembre 2005 Giorgio Pantano, soprannominato “Tyson” per la combattività da sempre messa in mostra, alla sua seconda gara in IndyCar ottiene il secondo tempo in qualifica, quindi in gara coglie un ottimo quarto posto dietro a personaggi storici della categoria quali Dixon (campione nel 2003), Kanaan (campione nel 2004) e Franchitti (pilota valido ed esperto).

Al termine di un fine settimana altamente “impegnativo” e ricco di appuntamenti imperdibili, noi, fanatici dei motori, inguaribili amanti delle competizioni genuine dure e pure, possiamo davvero dire di essere soddisfatti.
Perché in Formula Uno il titolo l’ha vinto chi (Alonso) ha sbagliato di meno e raccolto di più, in MotoGP Valentino Rossi ha festeggiato l’ennesimo trionfo mondiale nella sua rocambolesca maniera e in America Giorgio Pantano ha fatto vedere come un pilota italiano può esprimersi sugli stessi livelli dei “mostri sacri” della categoria "made in Usa" riportandoci con la mente ai celebri trascorsi americani del mai domo Alessandro Zanardi.
Grazie ragazzi, per il concentrato di emozioni che in un solo giorno avete saputo farci vivere!

Il Direttore


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