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La dicitura “Foto di Maurizio Torresan” accompagna le immagini scattate dal fotografo durante il “Volo della Colombina” 2010 e quivi pubblicate in esclusiva su gentile concessione dell’autore. (I.D.)
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“Ahi… piano signorina, mi sta facendo male, cerchi di tirare un po’ meno questi lacci. Ma come facevano a sopportare tali torture le signore del settecento?”
“Stia ferma signora Bianca, non riesco a sistemarle il vestito”.
“Uff… va bene, ma finisca presto però”.



“Il mio pensiero vola, proprio come dovrò fare tra poco; so che tutta la piazza di San Marco mi osserverà e da quel momento inizia il Carnevale qui a Venezia. Spero che vada tutto bene, ho qualche brivido di paura”. Ho molte ragazze intorno a me che aiutano a vestirmi, aggiustare la complicata acconciatura, truccarmi e davanti una stampa antica da cui attingere qualche notizia in più su questo evento.
E’ un documento del Doge Vitale Falier del 1094 dove si vede per la prima volta il vocabolo “Carnevale”. Le oligarchie veneziane del tempo concedevano alla popolazione un breve periodo dedicato interamente al divertimento e ai festeggiamenti. “Proprio così”, pensavo ad alta voce, “con la maschera tutti erano uguali senza distinzione di classi sociali”.
“Che belli questi costumi”. Le stampe antiche sono molte, affascinanti e tutte avvolte da storie e misteri. Verso la metà del 1500, tra le molte manifestazioni e spettacoli organizzati a Venezia, fu realizzato un grande evento che fece scalpore: un acrobata turco riuscì ad arrivare alla cella campanaria del campanile di San Marco, sopra una lunghissima corda che partiva da una barca ancorata dal molo della Piazzetta. Nella discesa raggiunse la balconata del Palazzo Ducale.
“Ecco perché devo fare una tale acrobazia. Tutta colpa di un funambolo…” Sorrido e il mio cuore batte forte, la città di Venezia mi sta aspettando.
Dopo il grande successo di questa spettacolare impresa, l’evento fu richiesto come cerimonia ufficiale, con simili tecniche e forme che negli anni subirono numerose varianti. In un primo momento si chiamò “Volo dell’Angelo”, successivamente, purtroppo a causa di un brutto incidente nel 1759, “Volo della Colombina”.



“Bianca, vieni… il Doge ti sta aspettando”. “Doge, i miei omaggi”. Silvia Ferrara
Da lontano mi sembra quasi di riconoscere quel viso. La sera precedente sono stata invitata ad una festa in un Palazzo meraviglioso, il Pisani Moretta; grandi maschere sui volti e sontuosi cappelli avvolgevano ricchi signori in cerca della loro anima gemella. Sono vestita da “Maria Antonietta”, con mille pizzi e merletti, ho il cuore che mi scoppia dall’emozione.
Arrivo con il motoscafo che vola sull’acqua, un uomo mascherato, dagli occhi neri e profondi, mi aiuta a scendere dal Riva. “La stavo aspettando…” Mi fa una dolce riverenza e mi accompagna al piano superiore. Candele, affreschi, odore di incenso, una notte magica.
“Bianca, dai tocca a te… 1,2,3 vai”. Scendo piano… Venezia è magica, qualche raggio di sole attraversa la mia mascherina, arrivo lentamente a toccare terra ed è lui…
“Qui la moglie e là il marito.
Ognuno va dove gli par
Ognuno corre a qualche invito,
chi a giocar, chi a ballar”.
(Carlo Goldoni)
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