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L'Angolo del Webmaster

a cura di Ermanno

ROAD TO SOUTH AFRICA 2010


Storia & Comunicazione

Africa e politica: il potere è donna

n. 106
5 marzo 2010
(data di pubblicazione sul sito)



Ellen Johnson Sirleaf, primo presidente donna della Liberia in carica dal 2005, ha infranto forse l’ultimo tabù del Continente Nero



L’Africa è, per motivi diversi, il continente delle donne. Quelle apparentemente insignificanti e poste ai margini del nucleo famigliare medio da una società largamente maschio-centrica, quelle imponenti matrone che è facile scorgere in avvolgenti abiti dai colori sgargianti negli affollati mercati di Dakar così come nei dintorni delle bancarelle a cielo aperto di Maputo, fino ad approdare ai piani alti della scala politico-economica, dove l’onore e l’onere di far bella mostra di sé spetta alle non meno vistose donne di potere. Spesso impegnate a gestire le sorti di un Paese pur senza ricoprire necessariamente un ruolo specifico, accontentandosi piuttosto di vestire i panni di non sempre accomodanti first ladies. Sono le Michelle LaVaughn Robinson Obama d’Africa, o per restare in ambito europeo le Carla Bruni Sarkozy che, ricorrendo a flemma e argomentazioni squisitamente femminili, influiscono in modo determinante sulle scelte dei rispettivi consorti reggenti.

Giusto per rendere meglio l’idea, i più attenti studiosi dell’ancestrale Continente Nero sapranno benissimo che la rassicurante Marie-Antoinette, prima moglie del presidente zairiano Joseph-Désiré Mobutu prematuramente scomparsa in Svizzera a causa di un attacco cardiaco nell’ottobre 1977, non si faceva certo problemi ad irrompere nella stanza-ufficio del carismatico marito qualora le decisioni prese non la soddisfacessero, incurante degli eventuali testimoni e immune persino alla politica di autenticità promossa dalla sua metà con l’obiettivo di riportare in auge i nomi africani, a mo’ di definitiva dichiarazione d’indipendenza dalla precedente colonizzazione attuata dai francesi.

In questo numero, L’Angolo del Webmaster inaugura la lunga marcia di avvicinamento verso i Mondiali di Calcio di scena in Sudafrica dall’11 giugno all’11 luglio 2010 tratteggiando le inarrestabili scalate al successo e al potere di un ristretto manipolo di donne-personaggio del Continente Nero, che troppo spesso non riescono a trovare il giusto spazio sui principali media italiani, solitamente poco interessati ad esaminare storie e accadimenti di una società affascinante forse proprio perché culturalmente lontana.

Alcune viaggiano soltanto in limousine e, complice il portafoglio immancabilmente rigonfio, non esitano a saccheggiare le più esclusive boutiques del mondo: Parigi, Hong Kong o Roma poco cambia, l’importante è tirar fuori la carta di credito della Central Bank of Zimbabwe per rinnovare il guardaroba. E’ il caso di Grace Marufu, quarantaquattrenne moglie del presidente-padrone Robert Mugabe, che ebbe modo di conoscere l’ultraottantenne leader del partito ZANU diventando la sua segretaria personale. Precedentemente sposata con un pilota d’aerei, tale Stanley Goreraza, Gucci Grace (o DisGrace, cioè ‘digrazia’), così la First Lady è stata ignominiosamente soprannominata dal popolo per la naturale predisposizione allo shopping sfrenato, ha convolato a giuste nozze con Mugabe nel 1996, occupandosi quindi di concludere lucrosi affari in campo immobiliare, salvo poi trovare il tempo di aizzare un bodyguard contro un malcapitato reporter del Times durante una visita spendereccia in Estremo Oriente. Tra le proprietà della signora meritano una citazione l’Iron Mask Estate, abitazione famigliare acquistata nel 2002, svariati poderi disseminati nel poverissimo Zimbabwe, una casa in Malesia e un appartamento a Hong Kong destinato alla figlia, di stanza nella città autonoma ubicata nel sud della Cina per motivi di studio. Non può sorprendere, infine, che Mrs. Mugabe presenzi stabilmente alle cerimonie ufficiali al fianco del marito, ormai sempre più isolato sul fronte internazionale a causa di un programma politico a dir poco delirante.


la first lady dello Zimbabwe Grace Marufu in compagnia del marito, il discusso presidente Robert Mugabe


Volutamente appariscente è lo stile di Chantal Vigouroux, figlia di un immigrato francese e di una donna camerunese, che nel 1996 condusse all’altare il presidente-uomo forte Paul Biya, al potere dal 1982. A dispetto dei quasi quarant’anni di differenza, la fotografatissima First Lady del Camerun, cresciuta nella capitale Yaoundé, non ha dovuto faticare molto per imporsi come il volto più rassicurante del clan Biya. La trentanovenne Chantal è infatti divenuta una vera e propria esperta di organizzazioni umanitarie, avendo istituito una fondazione che sostiene iniziative volte al contrasto di quella dilagante piaga chiamata Aids. Unitamente agli abiti, che esaltano i colori africaneggianti strizzando però l’occhio all’Occidente, sono ormai entrate nell’immaginario collettivo le sue eccentriche pettinature, che non hanno di certo sfigurato al momento dell’incontro hollywoodiano con l’ereditiera statunitense Paris Hilton, consapevole una volta tanto di trovarsi di fronte ad una spumeggiante lavish woman capace di mobilitare folle di reporters disposti a compiere qualsiasi sacrificio pur di immortalarne l’incandescente look.


la first lady del Camerun Chantal Vigouroux con Paris Hilton


Non meno impegnata sul fronte umanitario è la più sobria Janet Keinembabazi, consorte del discusso presidente ugandese Yoweri Museveni, al potere dal 1986, che sperimentò l’esilio in compagnia del marito negli anni del regime Amin. Sua l’idea di creare l’Uganda Women’s Effort to Save Orphans, organizzazione che si pone l’obiettivo di sottrarre i bambini africani alla vita di strada, così come la decisione di sedere in Parlamento in attesa di ricevere la nomina a ministro dello stato di Karamoja nel 2009. La sessantenne First Lady, capelli corti e una evidente passione per la politica, vanta nel proprio curriculum anche un periodo trascorso in Svezia, nei primi anni Ottanta, e quattro figli nati dal matrimonio col presidente Museveni, il cui governo democratico non ha mai realmente convinto gli osservatori.


la first lady dell’Uganda Janet Keinembabazi


Merita una doverosa citazione Lucy Muthoni, che dal 1962 si accompagna regolarmente a Mwai Kibaki, eletto presidente del Kenya nel 2002 alla caduta del lungo regime di Daniel Toroitich Arap Moi, uno dei ‘dinosauri’ della politica africana. La First Lady, titolare del Kenya Girl Guides Association, è nota per i suoi eccessi di temperamento: nel 2005 ha fatto irruzione negli uffici del Nation Media Group in seguito ad una incomprensione giornalistica, salvo poi schiaffeggiare un paio d’anni dopo un ufficiale del governo reo di aver confuso il suo nome con quello di una ex moglie del presidente. Nonostante il sostegno garantito dalla signora Lucy alle fasce più disagiate della popolazione keniota, nel 2008 un membro del Parlamento l’ha citata per aggressione.


la first lady del Kenya Lucy Muthoni con il marito, il presidente Mwai Kibaki


Tra i membri di spicco del Parlamento della Costa d’Avorio si segnala un presidente donna dal cognome altisonante, tale Simone Ehivet Gbagbo. Coetanea dell’omologa Janet Museveni, la signora Simone è infatti la moglie del presidente della Repubblica ivoriana Laurent Gbagbo, ormai giunto a fine mandato. Coinvolta suo malgrado nella sparizione di Guy-André Kieffer, giornalista franco-canadese, avvenuta nel 2004, la combattiva First Lady ha sostenuto con successo la candidatura alle presidenziali del marito, ex insegnante di storia formatosi politicamente nelle file opposte a quelle di Felix Houphouet-Boigny, primo uomo forte dello Stato ubicato nell’Africa Occidentale.


Simone Ehivet Gbagbo e il marito Laurent, ovverosia la coppia presidenziale della Costa d’Avorio


In difesa dell’infanzia interviene inoltre Toure Lobbo Traore, consorte del presidente maliano Amadou Toumani Toure, che promuove con costanza la sua fondazione insieme al marito, ex generale dell’esercito successivamente guadagnatosi l’appellativo di ‘soldato della democrazia’. I variopinti copricapi della First Lady, solitamente accompagnati da abiti dai colori eccentrici, non passano di certo inosservati.


la first lady del Mali Toure Lobbo Traore, moglie del presidente Amadou Toumani Toure


Decisamente più defilata Marie Olive Lembe di Sita, moglie del presidente della Repubblica Democratica del Congo Joseph Kabila. Di religione cattolica, la First Lady non ha comunque mai fatto mistero di amare gli abiti sgargianti, pur senza arrivare al livello di alcune sue omologhe inserite in questa lista. Da un punto di vista meramente estetico, è molto apprezzata tra le primedonne d’Africa.


il matrimonio tra Marie Olive Lembe di Sita e il presidente della Repubblica Democratica del Congo Joseph Kabila


Di Zainab Jammeh, moglie del capo di Stato del Gambia, si sa solo che è originaria del Marocco, ama leggere, andare a cavallo, ascoltare musica e viaggiare. La sua eleganza, tipica delle donne di etnia araba, le consente di entrare di diritto nella classifica ufficiosa di Africa’s Hottest First Ladies.


in Gambia lo stile di Zainab Jammeh (nella foto con gli occhiali da sole), consorte del presidente, non passa inosservato


Notevole il biglietto da visita fornito da Sya Nyama Koroma, legittima consorte del presidente della martoriata Sierra Leone Ernest Bai, che si occupa di biochimica e psichiatria infantile. Madre di due figli, la First Lady più intellettuale d’Africa non è una donna che ama molto apparire: alle luci della ribalta ha infatti sempre preposto una normalissima vita famigliare.


Sya Nyama Koroma ed Ernest Bai, ovverosia la coppia presidenziale della Sierra Leone


Tradiscono una formazione europea i lineamenti di Viviane Wade, moglie dell’ottantatreenne uomo forte del Senegal, che si è guadagnata non a caso l’appellativo di ‘Dama Bianca’ dell’Africa Nera. Figlia di un professore di Besançon, Francia, la bionda Viviane si è perfettamente integrata nei delicati meccanismi del Paese affacciato sull’Oceano Atlantico.


Viviane Wade (al centro) tra il marito Abdoulaye Wade, presidente del Senegal, e Laura Bush


Non si conosce ancora molto di Sylvia Ajma Valentin, seconda moglie del neopresidente del Gabon Ali Bongo Ondimba, erede di quell’Omar Bongo che comandò il piccolo Stato africano dal 1967 al 2009, anno della sua scomparsa. Originaria della Francia ma cresciuta nel Continente Nero, Sylvia si è perfettamente calata nei panni di ‘ombra’ del marito durante la breve campagna elettorale che ha portato il Gabon a rinnovare la fiducia nei confronti del clan Bongo, al potere da più di quarant’anni.


la first lady del Gabon Sylvia Ajma Valentin


Il Paese chiamato a chiudere degnamente la nostra carrellata sulle first ladies non poteva che essere il Sudafrica, dove quest’anno si terrà un’attesissima edizione dei Mondiali di Calcio. Più che un presidente della Repubblica, il leader dell’African National Congress Jacob Zuma salta subito agli occhi come una sorta di capotribù, approdato quasi casualmente nel (forse) civilissimo terzo millennio. Dedito alla poligamia, il nuovo uomo forte del Sudafrica ha di recente portato all’altare la terza moglie, tale Thobeka Mabhija, trentuno anni meno di lui, alla presenza delle altre due legittime consorti.


il presidente poligamo del Sudafrica Jacob Zuma in compagnia delle sue tre mogli


Già, ma a chi spetterà il ruolo di First Lady nelle occasioni ufficiali? Il buon Zuma l’ha risolta così: dopo essersi scatenato in balli tradizionali sfoggiando un ‘completo’ tribale abbinato ad un paio di scarpe da ginnastica rigorosamente bianche, il presidente si è presentato al comizio post-elezioni in compagnia delle due mogli e dell’allora promessa sposa Thobeka, debitamente impalmata nel gennaio 2010. Alzi la mano chi ancora sostiene che l’apparentemente turbolenta situazione sentimentale dell’italico premier Silvio Berlusconi sia meritevole di una seppur minima attenzione…

Il Direttore


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