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a cura di Ermanno


In Cronaca

Andora trema: ucciso l'ex vicequestore di Genova

n. 2
30 settembre 2005
(data di pubblicazione sul sito)



un delitto inquietante quello andato in scena in un residence di Andora



Notte fonda ad Andora, sullo sfondo il lungomare e nel mirino un edificio in stato di semi-abbandono teatro di un omicidio.
Se stessimo parlando di un film le ambientazioni ricorderebbero un “poliziottesco” di serie B stile anni Settanta, un prodotto di quel bistrattato filone che regalò una buona fetta di notorietà ad attori di casa nostra quali Franco Nero e Maurizio Merli. Invece, drammaticamente, questa volta succede per davvero e la scena del delitto si svolge ad Andora, insospettabile cittadina della Riviera Ligure di Ponente.
E’ la notte tra lunedì 26 e martedì 27 settembre 2005, una notte come tante altre in questo delizioso angolo del savonese. Il turismo estivo fatto di spiagge e passeggiate sul lungomare è solo un ricordo, siamo quasi ad ottobre e la “stagione” è finita. Restano ovviamente gli abitanti di Andora e anche quei turisti, pochi in verità, che hanno la possibilità di concedersi un soggiorno al mare evitando la concitazione da ferie tipica del periodo agostano.
Via Aurelia, la trafficata via che costeggia il lungomare di Marina di Andora. Più avanti, oltre Via Roma, prima di Via Vespucci e del ponte che porge sull’Oasi del Merula è possibile riconoscere il complesso del Residence Ariston comprendente un bar-ristorante, un albergo, un supermercato-discount e una fila di bungalow che danno sul mare. Il complesso Ariston risultava essere proprietà di Arrigo Molinari, un uomo di 73 anni ben noto alle pagine di cronaca sin dagli anni Sessanta.

Nato nel 1932 in provincia di Cosenza e ben presto entrato in polizia, uno dei primi casi che lo vedono protagonista è relativo all’esibizione della cantante Julia De Palma al Festival di Sanremo edizione 1959. In quell’occasione a Molinari viene ordinato di far tacere i microfoni del Festival durante la performance della De Palma, ai tempi giudicata eccessivamente sensuale e quindi scandalosa. Molinari inspiegabilmente si rifiuta di ubbidire spiegando ai suoi agenti che l’ordine era stato revocato. E’ una bugia, ma decide ugualmente di prendersi la libertà di decidere senza eseguire quanto gli era stato ordinato. Nel 1967 il nome di Arrigo Molinari viene nuovamente tirato in ballo in seguito al suicidio del cantante Luigi Tenco avvenuto nei giorni del Festival di Sanremo del 1967. Subito trasportato all’obitorio, su ordine di Molinari il corpo senza vita di Tenco viene riportato nella stanza d’albergo ove il cantante si trovava per permettere ai reporter di fotografarlo. Il fatto, com’era intuibile, suscita non poche polemiche creando dubbi circa la tragica fine del celebre cantante.
Vice-questore di stanza a Genova per diversi anni, la popolarità di Molinari viene almeno parzialmente infangata quando si viene a sapere di un suo possibile coinvolgimento diretto nella Loggia P2 di Licio Gelli all’interno della quale dichiarerà di essersi infiltrato esclusivamente per motivi di indagine. Successivamente investito della carica di questore di Nuoro, nel 1997 Molinari va in pensione e di lì a poco si stabilisce ad Andora dove si dedica principalmente all'attività di gestione del complesso Ariston da lui avuto in eredità dalla moglie scomparsa oltrechè alla professione di avvocato.

In questi ultimi anni rincorreva il sogno di portare a compimento il rilancio dell’Ariston, un rilancio peraltro improbabile considerato lo stato di fatiscenza in cui si trovava e si trova tuttora. Una struttura vittima da molti anni dell’incuria, un tallone d’Achille per una località pulita e ordinata quale Marina di Andora.
A mettere la parola fine alle vicende di Molinari, uomo dal carattere forte e istintivo, la notte tra il 26 e il 27 settembre 2005. Verso le due un individuo entra nel suo appartamento al primo piano nel Residence Ariston, si tratta di un ex aiuto cuoco di Toirano (Savona) sui quarant’anni che conosceva il pericoloso segreto di Molinari. L’ex funzionario di polizia era in perenne lotta con le banche e teneva ingenti somme di denaro nel suo appartamento. Il ladro-killer conosceva il suo segreto e si è arrampicato sul balcone del primo piano del Residence Ariston. Una breve colluttazione con Molinari che tenta di reagire, una ferita al volto, un coltellata alla gola e le tracce indelebili di un omicidio. Tutt’intorno silenzio. La mezzanotte è passata da un pezzo, sulla Via Aurelia che costeggia il lungomare di Andora non ci sono testimoni. Nessuno ha potuto accorgersi di nulla anche perché forse tutto è avvenuto troppo in fretta. Pochi attimi e l’uomo protagonista di tante battaglie non c’era più. A rinvenire il cadavere di Arrigo Molinari il mattino successivo è il figlio Carlo che si trovava nell’appartamento al piano superiore del Residence Ariston.

Arrigo Molinari era consapevole di essere un bersaglio ambito, altre volte dei malintenzionati avevano tentato di entrare nel suo residence.
Difficile però pensare ad una vendetta, anche se in effetti Molinari era un personaggio scomodo visti i suoi precedenti in polizia. Ipotesi a parte, l'assassino ha confessato: si tratta di un ex aiuto cuoco dal torbido passato che dopo vari tentennamenti ha ammesso la responsabilità del delitto avvenuto con l’intenzione di appropriarsi degli averi dell’ex vicequestore di Genova. Era già stato protagonista di due "colpi" recenti all'Ariston, questo criminale abituale che però ora giura di non essersi mosso per uccidere, a sentire lui la situazione gli sarebbe sfuggita di mano, cosa che lo avrebbe portato a compiere il folle gesto nei confronti della vittima. Mentre scrivo le indagini proseguono, molte cose vanno ancora chiarite.
Una rapina culminata in aggressione e finita con un omicidio, un’altra tegola che cade sul complesso Ariston, già da tempo frequentato da loschi individui. Una pagina nera nella storia di Andora che ci auguriamo di non vedere più riaperta.

Il Direttore


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