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Un noto programma televisivo di attualità, sto parlando de “Le Iene”, ha da sempre avuto ben chiaro su quale target puntare onde guadagnarsi meritatamente i favori dello share e i consensi dell’opinione pubblica: i nostri politici. Mi direte: un pò come sparare sulla croce rossa. Ma tant'è.
Il segreto? Appostarsi di fronte ai cosiddetti “palazzi del potere” con tanto di microfoni in mano e telecamera pronta all’uso, in paziente attesa del malcapitato politico di turno al quale porre irriverenti domande da scuola dell’obbligo. Qual è la data della scoperta dell’America? E della Rivoluzione Francese? Come si chiama il presidente del Venezuela? Così, grazie a queste interviste, l’umanità ne è uscita culturalmente arricchita, nel sapere tra le altre cose che l’America è stata scoperta nel Settecento o forse nell’Ottocento, che il termine “Darfur” significa agire con molta fretta, che il capo di stato del Venezuela risponde al nome di Gomez o qualche cosa del genere e via deliziando. A “Le Iene” non hanno trascurato nessun particolare, infatti quando l’inviato si trova ad abbordare il politico in questione per porgli una serie di domande, ecco che prontamente sul teleschermo compare il nome dell’intervistato, un momento illuminante per gli spettatori che con un piccolo aiutino riescono così a conoscere chi si nasconde dietro a quella giacca stirata alla perfezione e a quella camicia che più bianca non si può. Perché, siamo sinceri, se non si tratta di attori o attrici opportunamente prestati alla politica, la maggior parte di coloro che entrano ogni mattina nei “palazzi del potere”, chi accidenti li conosce? Pochi, temo. Ma allora chi è ad essere poco informato, noi o loro? Forse tutti e due. Certo che però aver rimosso del tutto dalla mente il 1492…
A questo punto mi viene un’idea: perché non scritturare le vittime, chiamiamole così, de “Le Iene”, per la prossima edizione del tanto vituperato programma “La pupa e il secchione”? Naturalmente per interpretare, non senza una rapida seduta in sala trucco, il ruolo delle pupe. Probabilmente non avremo un’altra sosia di Paris Hilton, che ci volete fare, magari però troveremo una nuova Platinette! Intanto in questa edizione, come tutti saprete, c’è stato il picco degli ascolti grazie alla sconcertante rissa fisico-verbale tra un noto assessore alla Cultura e una altrettanto nota parlamentare nipote di un arcinoto uomo di stato. Per dirla molto elegantemente… mica pizza e fichi! Detto questo, siamo ormai abituati alle intemperanze del noto assessore, un po’ meno a quelle della suddetta parlamentare, a dir la verità già coinvolta in un’altra rissa, tutta al femminile, con un ministro dal destro facile. Anche in quell’occasione, lo scontro andò guarda caso in onda, stavolta nel programma “Porta a porta”.
Con un fulmineo salto in avanti arriviamo quindi ai fatti che vedono appunto coinvolti la medesima parlamentare, già vista in azione a “Porta a porta”, e l’assessore ammazzasette. Il ring è quello de “La pupa e il secchione”, i due se le danno di santa ragione anche se noi comuni mortali francamente non ne capiamo il motivo. O forse ad una più attenta analisi il motivo c’è: alzare non solo lo share, ma anche le proprie quotazioni, incassando per giunta una cospicua sommetta a fronte della cortese ospitata. Che il diverbio fosse reale oppure fasullo, a me e credo anche a voi, ben poco può interessare, ciò che mi preme è scoprire il perchè in televisione, nei format proposti in prima serata, si decida di invitare delle teste calde che non hanno nulla di costruttivo da offrire a chi siede, come rapito, di fronte al teleschermo. Nel caso specifico “La pupa e il secchione” costituisce solo la punta dell'iceberg dal momento che i due facinorosi ospiti hanno proseguito ad insultarsi anche a distanza finché il poco malleabile assessore, soggetto dotato di una più che fervida cultura (a patto che una strabocchevole insolenza e una insopprimibile scurrilità possano farne parte), è arrivato a prendersela (in televisione, of course, non in un banale contenzioso tra condomini!) con un ex concorrente del “Grande Fratello”, ovviamente in onda su di un altro canale nel nome di una quasi commovente par condicio pugilistico-mediatica.
Chiaro, se poi qualcuno viene a raccontarmi che oltre ai due protagonisti pure gli autori del programma erano d'accordo, allora sarebbe proprio vero che anche gli angeli mangiano fagioli... e si sente!
Morale della favola, a mio parere certi individui si dovrebbero ricordare che chi urla e sbraita per primo ha comunque sempre torto, qualunque cosa esca dalla sua bocca. Un tempo si diceva che i panni sporchi si lavano in famiglia, oggi forse non è più così. Speriamo almeno ci pensi lui, l'assessore intendo, complice la sua indiscutibile verve, a risollevare le sorti del cinema italiano. Ne sono certo, sarà un'interpretazione da Oscar. Sempre che qualcuno non provveda a dissuaderlo dai suoi nefandi propositi proibendogli di comparire in televisione per i prossimi cinquant'anni. Quanto alla sua sparring partner di turno, a giudicare da dietro le quinte più vittima che carnefice, non sembra ancora pronta a ricevere il medesimo riconoscimento. Pazienza, per questa volta dovrà consolarsi con un bel Telegatto.
Il Direttore