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a cura di Ermanno


Storie di Sport

Formula Uno Mondiale 2006, Ermanno dà i numeri

n. 21
11 dicembre 2006
(data di pubblicazione sul sito)



scene da una vittoria di squadra: il Managing Director di Renault F.1 Flavio Briatore in festa con i suoi pupilli Alonso e Fisichella



Anche quest’anno, come già accaduto lo scorso dicembre, ho deciso di “dare i numeri”. Mi riferisco ovviamente alla volontà di offrire una analisi approfondita sul rendimento di tutti quei piloti che nel corso della stagione 2006 abbiano arricchito con la loro presenza, vuoi da protagonisti, vuoi da comprimari, lo spietato (e forse per questo così affascinante) mondo dei Gran Premi. Arrivano così alla seconda edizione le mie “famigerate” pagelle con tanto di voti e commenti finali che, per quanto opinabili, forniscono a mio giudizio interessanti spunti di riflessione su uno degli sport più adrenalinici, apprezzati e seguiti in assoluto. Come sicuramente tutti gli appassionati di automobilismo già sapranno, i titoli 2006 sono finiti nelle rapaci mani di Fernando Alonso per quanto riguarda il Campionato Piloti e della Renault per quanto attiene alla sfida tra i Costruttori. Dopo il trionfale 2005, continua quindi la meritata sbornia di successi per Alonso e Briatore. Dedico pertanto a loro, oltrechè alla Renault tutta, la foto di copertina del presente articolo, ricordando a chi probabilmente mastica amaro (e parlo dei ferraristi) che con Fernando e Flavio ha vinto anche l'Italia, questo perchè il neocampione del mondo per un certo periodo ha lavorato fianco a fianco con Cesare Fiorio, a suo tempo direttore sportivo della Ferrari, arrivando a parlare correntemente la nostra lingua, mentre l'abile Managing Director di Renault F.1, quattro titoli Piloti e tre titoli Costruttori conquistati al timone di un team di Formula Uno, è originario del cuneese e rappresenta di diritto il simbolo del made in Italy di successo all'estero. Per essere più chiari, un conto è un manager italiano che si afferma in un team italiano, diverso è se questo manager riesce a costruire attorno a sè, partendo praticamente da zero, una squadra vincente, lavorando per giunta in una realtà straniera.
I criteri di valutazione delle mie pagelle vanno da zero a dieci… buon divertimento!


F. ALONSO (voto 10): Campione del mondo di Formula Uno per la seconda volta consecutiva all’età di 25 anni. Sette vittorie, sette secondi posti, sempre in zona punti nei sedici Gran Premi portati a termine, due ritiri per cause a lui non imputabili (errore del team in Ungheria, rottura del motore in Italia). Basterebbero queste credenziali per giustificare il punteggio pieno che ho deciso di assegnargli. Ma la sua stagione merita un’analisi più approfondita. Innanzitutto “Matador” ha vissuto il suo 2006 in Renault da pilota McLaren. Già, perché ancor prima di partire per il Bahrein, teatro del primo Gran Premio stagionale, aveva in tasca un contratto con McLaren a partire dal 2007. Alla Renault probabilmente sono rimasti spiazzati dalla sua decisione ma hanno avuto la forza di fare quadrato attorno al loro pilota di punta accompagnandolo verso il secondo alloro mondiale. Le perle di Fernando? Sicuramente in Bahrain, tappa inaugurale del Campionato del Mondo 2006, dove con una manovra dura ma corretta il campione spagnolo ha fatto capire al rivale Michael Schumacher di non avere nessuna intenzione di abdicare in suo favore. Quindi a Barcellona, Montecarlo, Silverstone, Montreal. Anche a Budapest, nonostante l’esito sfortunato, a Suzuka, dove ha sempre tenuto sotto tiro Michael Schumacher approfittando poi dell’abbandono del tedesco e a Interlagos dove è riuscito, guidando in punta di dita, a chiudere al secondo posto finale nel Gran Premio in cui in fondo poteva accontentarsi di un punticino per riconfermarsi campione. Nessun errore significativo da parte sua nell’arco di tutta la stagione, unica macchia, rivelatasi col senno di poi abbastanza trascurabile, il “bisticcio” in pista con Doornbos nelle prove libere del Gran Premio d’Ungheria che gli è costato dieci posizioni di penalità in griglia di partenza. Gli hanno tolto il mass damper, nella seconda parte dell’anno ha dovuto correre in difesa, eppure non ha mai perso la testa. E’ giovane, veloce, determinato e costante nei risultati: la Formula Uno che tutto fagocita ha il suo nuovo campione. La Renault invece l’ha perso e il cambiamento di certo si farà sentire in negativo nel 2007. Adesso, per “Matador” è già tempo di scrivere un altro capitolo della sua folgorante carriera tentando di risollevare le sorti dell’arena McLaren. Non sarà facile, ma se pensiamo a cos’era la Ferrari nel 1995 e a che cosa è diventata dopo l’arrivo di Michael Schumacher…

G. FISICHELLA (voto 4,5): All’insegna del vorrei ma non posso la Freccia Tiburtina si trascina lungo le diciotto prove del Campionato del Mondo di Formula Uno e ne esce con le ossa rotte. Dal compagno di squadra, che lo sovrasta sia in qualifica che in gara, sia sul giro secco che sul ritmo di corsa, non dalla Renault che non avendo evidentemente altre opzioni gli rinnova il contratto per un altro anno consegnandogli idealmente i galloni del pilota leader. Prima di approdare a Enstone nel 2005, “Fisico” è sempre stato il pilota di punta in tutte le squadre per cui ha gareggiato. Squadre di seconda fascia, per carità, mai veri e propri top team come la Renault. Firmando per il team anglo-francese sperava di rientrare stabilmente nella ristretta cerchia dei top drivers, invece, proprio quando gli servirebbero per addentare la pagnotta, dimostra di non avere più i denti che in altre occasioni aveva lasciato intendere di possedere. Quest’anno vince una gara, in Malesia, in uno dei Gran Premi dove forse la Renault tocca il punto più alto di competitività rispetto alla concorrenza. A Sepang infatti è doppietta, con Alonso secondo e il team che giustamente non se la sente di privare il pilota romano della vittoria quando i giochi per il titolo sono ovviamente aperti ad ogni soluzione. Per Giancarlo un fuoco di paglia. Fortuna per lui che nel finale di stagione riesce a racimolare i punti necessari per garantire alla Renault il titolo Costruttori. E se in Brasile Michael Schumacher non avesse forato una gomma forse “Fisico” avrebbe qualcosa in più da rimproverarsi. Poche storie, l’ombra del neocollaudatore Nelsinho Piquet incombe e nel 2007, senza Alonso in squadra, Giancarlo non avrà davvero più scuse. Il suo rendimento complessivo è comunque insufficiente. In casa Renault aspettano solo il prossimo passo falso, il caso Trulli datato 2004 è lì a dimostrarlo.

K. RAIKKONEN (voto 6): Se ad Alonso la consapevolezza di sentirsi già un pilota McLaren contribuisce a farlo concentrare di più sugli obiettivi presenti, per Raikkonen vale l’esatto contrario. Sin dall’inizio del Campionato si vocifera del ritiro di Michael Schumacher a fine 2006 con Kimi Raikkonen suo sostituto in Ferrari nel 2007. L’atmosfera evidentemente non giova al gelido finlandese che, complice una vettura non certo all’altezza di Renault e Ferrari, gradualmente si “scioglie” limitandosi a portare a termine il “compitino”, almeno quando la sua McLaren non lo lascia mestamente a piedi. Altre volte invece ci mette del suo, vedi Budapest, quando ammette candidamente di aver tamponato la Toro Rosso dell’incolpevole Liuzzi perché impegnato a guardare negli specchietti retrovisori…! In Brasile tenta di resistere a Michael Schumacher ma nulla può opporre al perentorio sorpasso del tedesco. Un sorpasso che, considerato per quale squadra correrà Raikkonen nel 2007, non avrà poi fatto così piacere agli uomini della Ferrari. Ma l’anno venturo ritroverà probabilmente gli stimoli giusti per offrire il meglio di sé.

J.P. MONTOYA (voto 4): La delusione più scottante del Mondiale 2006. Era atteso ad una stagione di rivincita dopo un primo anno a Woking in cui non aveva convinto appieno. Tra il colombiano e la McLaren è crisi praticamente da subito, il clima in squadra di certo non lo aiuta e il giocattolo ben presto si rompe. Montoya, evidentemente non in grado di ricucire lo strappo e senza serie opportunità per continuare in Formula Uno, preferisce annunciare il suo passaggio in Nascar nel 2007 quando ancora corre con la McLaren. La sua reputazione è rovinata, il mito del pilota veloce e coraggioso crollato, per tutti adesso è un pilota falloso, un pericolo pubblico da fermare il prima possibile. In McLaren colgono l’occasione e Juan Pablo si ritrova in panchina prima del tempo. La carriera in Formula Uno di quello che qualcuno osò definire il probabile erede di Ayrton Senna finisce nel peggiore dei modi. Messo da parte dalla McLaren, gettato via come se fosse l’ultimo dei paracarri. Errori a parte, Montoya non meritava di finire così la sua relativamente breve avventura nel Circus. Ma l’annuncio inaspettato del colombiano sul suo passaggio in Nascar nel 2007 ha rappresentato soltanto il pretesto grazie al quale in McLaren si sono potuti permettere anzitempo di dargli il benservito. Peccato perché nello stesso anno la Formula Uno non perde soltanto Michael Schumacher ma anche un Juan Pablo Montoya che in McLaren doveva esplodere e non scoppiare come invece è accaduto. E con un po’ più di dedizione, forse la qualità che gli è mancata per farsi apprezzare davvero, avrebbe potuto ricominciare tutto daccapo in un’altra squadra. Ma forse si è accorto di averne abbastanza.

P. DE LA ROSA (voto 6): Viene promosso titolare quando la McLaren appieda anticipatamente Montoya. Al pilota spagnolo, 35 anni d’età, probabilmente non sembra vero. Vive il suo momento di gloria in Ungheria dove, in condizioni di gara particolari, termina al secondo posto e conquista il primo podio in carriera. Per il resto rispetto a Raikkonen, come velocità e ritmo di gara, siamo su di un altro pianeta. Difficile pretendere di più da Pedro che è sicuramente un ottimo collaudatore ma non può ambire, considerata l’anagrafica e i lunghi periodi di inattività nei Gran Premi, ad un ruolo stabile da titolare in McLaren. In ogni caso i Gran Premi disputati nel 2006 hanno rappresentato per lui una dignitosa conclusione di carriera. Anche se, dati alla mano, forse Montoya ci avrebbe regalato qualche brivido in più…

M. SCHUMACHER (voto 9,5): Per il sette volte campione del mondo il 2006 non è un anno facile. Deve decidere sul suo futuro e allo stesso tempo tentare di riprendersi quel titolo che nel 2005 era andato a Fernando Alonso. Sì, insomma, due imprese mica da ridere. L’avvio di Campionato si rivela più duro del previsto, in Renault ovviamente ne approfittano e Alonso allunga. Nel Gran Premio degli Stati Uniti comincia però la strepitosa rimonta del tedesco ai danni del campione in carica Alonso. In Cina la rincorsa si conclude, i due rivali sono a pari punti, Michael con un successo in più nel carniere. A Suzuka però sulla sua Ferrari cede il propulsore, Alonso vince e si presenta fiducioso per l’appuntamento finale a Interlagos.
Qui Schumacher è protagonista di una delle gare più belle della sua carriera, da ultimo a quarto dopo una foratura. Nel corso del Campionato però Michael qualche errore l’ha commesso, forse inevitabilmente anche perché si trovava ad inseguire un Alonso che in classifica si faceva sempre più lepre. E’ solo a causa di alcuni cali di intensità che non mi sento di dargli punteggio pieno, perché come pilota, nonostante le 37 primavere, ha dimostrato di essere integro e motivato così com’era dieci anni fa. Lascia le corse al top della forma e a mio parere fa la scelta giusta. Un ulteriore anno in Formula Uno non sarebbe comunque stato fondamentale per il suo già ricco palmarès, inoltre la concorrenza si stava facendo sempre più agguerrita.

F. MASSA (voto 7): Ci voleva la Ferrari per riuscire a capire qualcosa in più su pregi e difetti di questo pilota. Al suo esordio con la scuderia diretta da Jean Todt Felipe non sfigura nel confronto diretto con Michael Schumacher e si dimostra di tutt’altra pasta rispetto al suo predecessore Barrichello. Sul giro secco è solitamente velocissimo e capace di fare il tempo, deve migliorare in gara perché in alcune fasi fatica a trovare il giusto ritmo e ad imporlo con continuità. Ad alzare le sue quotazioni ci ha pensato lo strepitoso week-end del Gran Premio del Brasile dove Massa ha dominato ottenendo pole position e vittoria proprio di fronte al suo pubblico. Tredici anni dopo l’ultimo successo di un brasiliano nel Gran Premio di casa; correva l’anno 1993 e quel brasiliano era nientemeno che Ayrton Senna. Sarà interessante vedere cosa riuscirà a combinare nel 2007 con Raikkonen in squadra.

R. SCHUMACHER (voto 6): Solito Ralf, solita Toyota. Qualcosa di buono il tedeschino lo combina, per la squadra è però arrivato il momento di puntare la sveglia all’ora giusta.

J. TRULLI (voto 6,5): Come sopra. Solito Jarno, solita Toyota. Una conferma (e meno male) il primo, una conferma (purtroppo) la seconda. Peccato perché Trulli ha più volte dimostrato che quando il mezzo lo assiste è costantemente tra i migliori. Avrà fatto bene l’abruzzese a rinnovare con la Toyota? Vedremo se saprà proporre al team le soluzioni necessarie per invertire la rotta. Quest’anno ha fatto quello che ha potuto ma la squadra deve affidarsi a lui se vuole sperare di cambiare le cose.

M. WEBBER (voto 5): L’ennesima stagione anonima per l’australiano che se non fosse per il suo manager molto probabilmente avrebbe già perso il treno per la Formula Uno. La Williams del 2006 è forse la peggiore monoposto mai partorita dal glorioso team britannico, lui però con i suoi imprevedibili svarioni non è l'elemento giusto per garantire stabilità.

N. ROSBERG (voto 5): Un inizio di Campionato più che positivo, i primi punti mondiali e dopo un paio di Gran Premi già si parla di un nuovo talento prepotentemente sbocciato in Formula Uno. Da questo momento in poi, non si sa se più per colpa sua o della squadra, commette errori a ripetizione. In Brasile, giusto per concludere bene la stagione, sbatte fuori il suo compagno Webber. E’ arrivato in Formula Uno giovanissimo, grazie anche al cognome che porta, ma se continua così rischia di bruciarsi in fretta. Essere un pilota Williams di questi tempi non è proprio il massimo, è vero, Nico però dovrà capitalizzare quanto appreso e sperare nei propulsori Toyota che nel 2007 equipaggeranno la sua monoposto.

R. BARRICHELLO (voto 4): No, no, non ci siamo. In McLaren e in Bmw decidono di appiedare due piloti come Montoya e Villeneuve a stagione in corso, la Honda inspiegabilmente non adotta gli stessi provvedimenti con Barrichello. Il brasiliano, lasciatosi alle spalle la Ferrari e la difficile convivenza con Michael Schumacher, ricomincia con le solite lamentele e dulcis in fundo si fa “bastonare” dal compagno di squadra Button. Come dire, dalla padella nella brace. L’inglese vince la sua prima gara in carriera a Budapest, Rubens si deve accontentare di vedere il suo connazionale Massa dominare a Interlagos nel Gran Premio che voleva a tutti i costi fare suo e che invece salvo miracoli non vincerà mai.

J. BUTTON (voto 8): Finalmente una stagione all’altezza delle aspettative. La Honda non è certo a livello dei top team, vedi Renault e Ferrari, si rivela però di tanto in tanto capace di dar fastidio alle McLaren. Button ottiene la tanto sospirata prima vittoria in carriera nel caotico Gran Premio d’Ungheria, conclude spesso in zona punti e soprattutto si propone quale pilota di riferimento del team in barba all'inconsolabile Barrichello. Nel 2007 è atteso ad un decisivo salto di qualità, Honda permettendo.

D. COULTHARD (voto 6,5): Il suo 2006 in Red Bull è grossomodo una fotocopia del 2005. Lo scozzese non delude le aspettative della squadra, quando può raccoglie qualche punto, fa diligentemente quello che gli viene chiesto di fare e ottiene la riconferma anche per il 2007. E' stato abile a “vendersi” bene non solo dal punto di vista del pilotaggio ma, forse anche di più, dal lato manageriale.

C. KLIEN (voto 4,5): Rispetto al suo primo anno in Red Bull il ragazzo austriaco fa un passo indietro, forse anche due. Sia in qualifica che in gara è spesso meno redditizio di “nonno” Coulthard, sembra ritornato il pilota inesperto e incline all’errore che nel 2004 correva con la Jaguar. Giubilato a stagione in corso, rifiuta la proposta di andare a correre in America e preferisce rimanere in Formula Uno, retrocesso al ruolo di collaudatore della Honda, perdendo così lo status di pilota del vivaio Red Bull. Contento lui…

R. DOORNBOS (voto 6): Sostituisce Klien nel finale di Campionato e nonostante la scarsa esperienza in gara dimostra di meritare una chance da pilota titolare. Red Bull gli offre questa opportunità e lui non delude le aspettative, pur consapevole che nel 2007 con Coulthard e Webber in squadra per lui non ci sarà più possibilità di guidare nei Gran Premi.

N. HEIDFELD (voto 6,5): E’ il pilota cui spetta l’onore e l’onere di portare per primo la Bmw sul podio in un Gran Premio di Formula Uno. La sua scelta di lasciare la Williams nel 2005 per firmare un contratto pluriennale con Bmw si è rivelata azzeccata, anche considerando che non poteva contare su offerte altrettanto interessanti. Nella prima parte di stagione non ha problemi a regolare Villeneuve, sembra però accusare il colpo quando il canadese viene rimpiazzato dal giovanissimo talento polacco Robert Kubica. Evidentemente non gradisce le particolari attenzioni che la squadra e i media riservano al nuovo arrivato e sul finire di Campionato pare poco concentrato, tanto che sul podio a Monza c’è Kubica e non Heidfeld. Se vuole assicurarsi un futuro a lungo termine con la Bmw nel 2007 dovrà evitare atteggiamenti da primadonna ai box e mettere le cose in chiaro in pista, perché passare da pilota di punta a “spalla” di Kubica non potrà certo giovare alla sua finora altalenante carriera.

J. VILLENEUVE (voto 4,5): Quando si presenta sulla griglia di partenza del primo Gran Premio della stagione sa già che per lui ben difficilmente ci sarà un futuro in Formula Uno dopo il 2006. Tutto sommato gli va anche peggio dal momento che non riesce a conservare il sedile nemmeno fino al termine dell’anno. La sua stagione non è del tutto negativa, di certo siamo lontani anni luce dal Jacques Villeneuve che nel 1996, da esordiente, esaltava i tifosi con le sue imprese. Il canadese ha avuto un’altra possibilità per tentare di concludere degnamente la sua carriera nel Circus, ancora una volta l’ha sprecata miseramente.

R. KUBICA (voto 8): La miglior rivelazione del 2006. Senza esperienza dimostra di saper già portare una monoposto di Formula Uno al limite, vedi l’impresa compiuta a Monza dove ottiene il primo podio in carriera mettendo in ombra il compagno di squadra Heidfeld. Errori ne commette anche lui, ovvio, sarebbe strano fosse il contrario, non dà però mai l’impressione di essere un debuttante e nell’osservarlo in azione sulla pista ricorda lo stile aggressivo e al tempo stesso pulito di Fernando Alonso al quale lo stesso Kubica ammette di ispirarsi. Si è guadagnato di diritto un posto nel mondo dorato della Formula Uno e nel 2007 sarà interessante vedere se riuscirà a spuntarla nel confronto diretto con Heidfeld.

T. MONTEIRO (voto 4): Nel 2005 aveva stabilito un nuovo record, tuttora difficilmente superabile, relativo al numero di Gran Premi conclusi. Nel 2006 vuole ottenerne un altro e si inserisce in competizione con Rosberg in una gara a chi sfascia più macchine. Con la differenza che Nico è un debuttante, Tiago no, anche se in pista la differenza proprio non si vede.

C. ALBERS (voto 5): La Midland è una monoposto da ultime file e Christijan deve accontentarsi di duellare con le Super Aguri, mai però che riesca ad inventarsi qualcosa nel tentativo di sopperire alle palesi carenze del mezzo. Subentrato un gruppo olandese al vertice della squadra, nel 2007 Albers proseguirà la sua avventura in Formula Uno nella forse vana speranza che qualcuno se ne accorga…

V. LIUZZI (voto 6,5): Archiviato un 2005 vissuto da pilota a gettone in base ad esigenze e capricci di casa Red Bull, l’italiano ha finalmente la possibilità di disputare un’intera stagione da titolare in Toro Rosso, dotata dei motori V10 opportunamente depotenziati. Il buon Tonio non si risparmia, a dispetto di una vettura non certo all’altezza delle migliori. E nel rendimento complessivo riesce ad esprimersi sugli stessi livelli di Coulthard che pure può contare sulla più competitiva Red Bull. Peccato soltanto che nel 2007 non abbiano deciso di promuoverlo stabilmente in Red Bull al fianco dello scozzese. Liuzzi resterà un altro anno in Toro Rosso, in Red Bull per ragioni probabilmente più legate agli sponsor che ai risultati gli hanno preferito Webber.

S. SPEED (voto 6): Era dai tempi di Michael Andretti, anno 1993, che non si vedeva un pilota statunitense in Formula Uno. Nel 2006 Scott Speed rompe l’incantesimo e diviene l’unico driver a stelle e strisce al via negli schieramenti di partenza dei Gran Premi. Nonostante l’inesperienza la sua prima stagione in Toro Rosso è tutt'altro che negativa, anche se il compagno Liuzzi si è rivelato decisamente superiore.

T. SATO (voto 6): Appiedato dalla Bar al termine del 2005, non si perde d’animo e riesce ad ottenere quello che vuole: la Honda addirittura mette in piedi una squadra tutta per lui. E il buon Takuma ripaga la cortesia offrendo nell’arco dell’intero Campionato un rendimento regolare, raramente sopra le righe, ben lontano dagli eccessi del 2005. Anche se alla sua Super Aguri non può chiedere più di tanto.

Y. IDE (voto 3): Ad inizio stagione alla Super Aguri annunciano che sarà lui ad affiancare Takuma Sato nella nuova avventura in Formula Uno. Ide chi? E’ questa la domanda che si pongono con insistenza gli appassionati (e forse non solo loro). L’esile Yuji, che ha già superato la trentina, probabilmente non sa nemmeno lui perché si ritrova in Formula Uno. Dopo un paio di Gran Premi la Federazione gli toglie la superlicenza e tanti saluti, accusandolo di aver causato un incidente evitabile nelle prime fasi del Gran Premio di San Marino. Frottole. Non mi sembra giusto attribuire particolari colpe a Ide per quella manovra. Il fulcro della faccenda è che il misconosciuto giapponese si era rivelato sin da subito una sorta di chicane mobile, un pilota lentissimo su ogni tipo di tracciato che aveva effettuato pochissimi chilometri di test in Formula Uno e non era assolutamente preparato, né fisicamente né psicologicamente, ad affrontare un impegno del genere. Giusto fermarlo, ingiusto attribuirgli tutte le colpe di questo mondo per l’incidente innescato a Imola.

F. MONTAGNY (voto 6): Prende il posto di Yuji Ide alla Super Aguri e, sebbene leggermente più lento, non sfigura nel confronto con Sato. Con lui la Francia torna ad avere un suo rappresentante in Formula Uno. Franck non porta però introiti alla squadra in termini di sponsorizzazioni e dopo alcune sporadiche apparizioni è costretto a far spazio al pilota giapponese di turno.

S. YAMAMOTO (voto 4): Approda in Formula Uno sostituendo Montagny alla Super Aguri e per un attimo sembra di essere tornati all’inizio della stagione. Yamamoto chi? Il suo palmarès non è certo degno di nota, se non altro Sakon ha già effettuato in passato un test con la Jordan e qualcosa di Formula Uno dovrebbe conoscere. La sua prima presa di contatto con la Super Aguri si conclude con un crash, nei Gran Premi successivi però Yamamoto cerca di raddrizzare la situazione e riesce perfino a vedere la bandiera a scacchi. Non subisce distacchi abissali come nel caso di Ide, è comunque decisamente più lento sia rispetto a Sato che a Montagny. Come dire, se dovesse abbandonare il Circus pochi lo rimpiangerebbero.


NOTA DEL WEBMASTER: i suddetti voti e commenti sono opinioni personali di Ermanno il quale ritiene di poter esprimere liberamente il proprio parere nei confronti di uomini, i piloti di automobilismo, che già soltanto per il mestiere che fanno possono essere indistintamente considerati come dei moderni eroi.

Il Direttore


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