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L'Angolo del Webmaster

a cura di Ermanno


Media & Comunicazione

Nessun rispetto

n. 24
12 marzo 2007
(data di pubblicazione sul sito)



Anna Nicole Smith, una delle modelle più famose ad aver posato per la rivista "Playboy", tra le vittime più recenti dello sciacallaggio mediatico



E' cronaca recente quella che vede protagonista Anna Nicole Smith, un passato da coniglietta di "Playboy", rinvenuta in fin di vita nella stanza di un hotel in Florida. La drammatica notizia è stata resa pubblica soltanto dopo la morte della donna, avvenuta durante il trasporto in ambulanza verso il Memorial Regional Hospital. Le cause del decesso non sono ancora state chiarite. Abuso di droghe? Cocktail letale di farmaci? L'autopsia sul corpo non ha per ora svelato un mistero che forse qualcuno si augura rimanga insoluto. Perchè il modo con cui la conturbante modella e attrice texana si è, per così dire, congedata definitivamente dalle scene della vita, è sufficiente per riempire pagine e pagine di giornali alimentandone il mito.
Anna Nicole Smith come Marilyn Monroe, ho sentito e letto da più parti. Cosa unisce veramente una star totale come Marilyn, punto di riferimento per il costume di un'epoca, ad un'altra star altrettanto discussa e controversa come Anna Nicole? Sicuramente la morte, improvvisa e inaspettata per entrambe, avvolta in un intricato insieme di dubbi, ipotesi e perplessità. La scomparsa di Marilyn Monroe risale al 5 agosto 1962, eppure ad oltre quaranta anni dal tragico ritrovamento del suo cadavere nella camera da letto della sua casa in California c'è ancora chi sostiene che l'attrice sia stata uccisa o "fatta suicidare" con una forte dose di barbiturici, a causa dei suoi rapporti giudicati compromettenti con l'influente famiglia Kennedy. Al momento della morte Marilyn poteva già considerarsi ben più di un semplice sex symbol, va però detto che la sua misteriosa dipartita contribuì inevitabilmente ad ingigantirne ulteriormente la figura. Un po' come accadde nel maggio 1982 su un anonimo circuito belga, dove il pilota Gilles Villeneuve, già idolo delle folle, perse la vita in uno sciagurato incidente che lo proiettò tra gli intoccabili della sua specialità, raggiunto dodici anni dopo dall'indimenticato Ayrton Senna.

Anna Nicole Smith, per quanto si trovasse di sovente sotto i riflettori, a ben guardare più per i paginoni conquistati su "Playboy" che non per i poco memorabili film interpretati negli ultimi anni, non poteva certo contare sulla notorietà quasi imbarazzante che invece caratterizzava un personaggio di culto come Marilyn Monroe ben prima che quest'ultima fosse ritrovata morta nella sua camera da letto dall'infermiera personale. Ciò che si è verificato in quella stanza del Seminole Hard Rock Cafe and Casino lo scorso 8 febbraio ha però incrociato il tumultuoso destino di due appariscenti e forse eccessivamente vulnerabili primedonne. Anna Nicole Smith, nata Vickie Lynn Hogan nel novembre 1967, era una ragazza ambiziosa e prorompente con alle spalle una infanzia travagliata, un matrimonio fallito e un figlio dato alla luce quando lei non aveva nemmeno compiuto venti anni. Per garantire all'erede un futuro, Anna Nicole lavorò come spogliarellista e ballerina di night-club arrivando addirittura a posare per la celebre rivista "Playboy" nel marzo 1992. Una vera e propria svolta nella sua vita, il primo mattone che l'avrebbe portata con prepotenza alla ribalta. Due anni dopo, il secondo matrimonio, con un ricchissimo imprenditore quasi novantenne che non esitò a portare l'allora ventiseienne playmate all'altare. Cosa aveva spinto una delle donne più ammirate e desiderate d'America a convolare a giuste nozze con un uomo che poteva essere suo bisnonno? Questo si domandarono in molti, senza poter far altro che formulare una pressochè univoca risposta: i soldi, ovviamente quelli dell'anziano marito petroliere. I motivi in realtà non ci sono dati a sapere, il perchè Anna Nicole accettò di sposare il suo ricco spasimante resterà una delle poche cose che non potrà mai diventare di dominio pubblico. Ognuno pensi quello che vuole, per quanto mi riguarda probabilmente la verità sta nel mezzo, là dove i gossip-men e gli imbratta-taccuini non hanno interesse ad arrivare. Per costoro l'importante è "montare" lo scandalo, accalappiare la notizia-bomba, meglio se pruriginosa, onde ingrassare il proprio portafogli e distruggere la vita privata del personaggio di turno. Proprio così avviene quando il ricco marito della Smith passa a miglior vita e inizia una martellante battaglia per l'eredità. Chi ha diritto a cosa?
Sembra che l'imprenditore avesse designato come erede la bella Anna Nicole. La questione però si rivela più complessa del previsto, dando il via ad una battaglia legale senza esclusione di colpi. Una vicenda capace di oscurare la carriera cinematografica e televisiva della sua protagonista, costantemente ripresa e fotografata all'uscita dall'aula del tribunale più che alle prime dei suoi film. Nel settembre 2006, finalmente, Anna Nicole Smith pare avere l'occasione di dimenticare tutte le beghe giudiziarie che la vedono coinvolta grazie alla nascita di una bambina. La gioia però dura lo spazio di tre giorni, quando il figlio ventenne Daniel, che lei aveva cresciuto racimolando qualche soldo nei night-club prima di essere scelta per il paginone centrale di "Playboy", muore improvvisamente alle Bahamas dove si trovava per assistere la madre durante il parto, secondo quanto riportato per abuso di alcool e droga. Un rapporto vero, di una madre col proprio figlio, quello tra la procace ex coniglietta e il suo primogenito Daniel, almeno secondo quanto mi suggeriscono le numerose foto presenti in Rete che li raffigurano insieme, abbracciati, a dimostrazione che tutti, star comprese, nutrono sentimenti che nessuno può permettersi di calpestare. Peccato che questo mio poetico discorso valga meno di zero nel becero mondo dello show business hollywoodiano. Se è vero, come effettivamente si è rivelato essere, che poche ore dopo la scomparsa di Anna Nicole Smith è stato venduto all'asta per la modica cifra di 500mila dollari un riprovevole video raffigurante la povera donna agonizzante durante i disperati soccorsi operati dal personale medico intervenuto poco prima del vano trasporto in ospedale, allora proprio non capisco quale possa essere il limite, quella soglia che taluni ripugnanti mercenari dello scoop a tutti i costi, spinti da curiosità illegittime e bestiali si dimostrano ben felici di oltrepassare. Nessun rispetto per il vip, insomma, tanto meglio se il malcapitato sta esalando l'ultimo respiro. In una società dove ciò che conta nel campo dell'informazione è schiaffare qualcuno in prima pagina allo scopo di vendere più copie, sono tristemente convinto che una certa informazione, pulita e di livello, per intenderci quella dei Montanelli e dei Frajese, appartenga ormai ad uno scomodo passato che qualcuno ha buon gioco ad occultare. La notizia rappresenta la missione del reporter, non ci sono dubbi, a patto però che questa non vada a ledere la dignità morale dei personaggi coinvolti. Ci sentiamo davvero più informati grazie a quelle immagini vendute all'asta per 500mila dollari? O ancora, cosa abbiamo appreso di più sapendo che una troupe televisiva della Florida ha avuto libero accesso alla sala dell'obitorio di Dania Beach dove ha potuto riprendere tutto quanto fosse passibile di scoop a pochi minuti dall'autopsia sul corpo della Smith? Ecco, io credo che dovremmo vergognarci un po', anche per chi quel video lo ha girato e reso pubblico intascandosi sì parecchi soldi ma finendo per perdere credibilità, innanzitutto di fronte a se stesso. Potrei pure avere torto, ma a mio modesto parere una cosa del genere avrebbe fatto inorridire più di un grande del giornalismo italiano.

Dal momento che ai piani alti sembra non esserci più rispetto per la privacy di chicchessia, spiati come siamo da telecamere che ci controllano per buona parte della giornata, spero almeno di essere riuscito a rendervi partecipi della dolorosa storia di una donna da copertina che avrebbe forse potuto ottenere la cospicua eredità del marito petroliere e divenire ricchissima, ma che invece è restata invischiata nelle insidie della vita perdendo l'amato figlio ventenne per overdose pochi giorni dopo aver partorito una bambina, rimasta a sua volta, per un motivo o per l'altro, prematuramente orfana. Questa, credo, è stata Anna Nicole Smith, non soltanto la bellona da urlo stampata sui paginoni di "Playboy", colpevole, a detta di molti, di aver sposato un uomo infermo molto più anziano di lei per ereditarne i miliardi. Gli stessi miliardi che non potrà comunque mai avere, ma che potrebbero un giorno andare a sua figlia Dannielynn, contesa da diversi possibili padri nell'incessante rincorsa all'ingente patrimonio per cui Anna Nicole si è battuta fino all'ultimo in tribunale. E chissà che non sia vero il detto secondo cui il denaro non è abbastanza per raggiungere la felicità.

Il Direttore


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