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a cura di Ermanno


Storie di Sport

Gli fumavano le colt... lo chiamavano Andrea Sassetti

n. 28
20 luglio 2007
(data di pubblicazione sul sito)



il brasiliano Roberto Moreno esce dalla pit-lane al volante della sua Andrea Moda nel 1992:
la scuderia marchigiana avrà vita breve ma il suo nome resterà scolpito per sempre negli annali della Formula Uno



Siamo nella primavera del 1992 quando Andrea Sassetti, rampante imprenditore marchigiano nel settore calzaturiero, dà il via all’operazione Andrea Moda Formula. Inizialmente il suo obiettivo è quello di entrare nel business come partner della Coloni, squadra italiana all’epoca impegnata nel Mondiale di Formula Uno, tuttavia, anche su suggerimento del deus ex machina Bernie Ecclestone, si convince a rilevare l’intera struttura, vetture comprese. Iscrive infatti al Campionato di Formula Uno 1992 due ex Coloni con retrotreno Dallara sebbene il regolamento non consenta di schierare macchine di altri team. La proprietà intellettuale delle monoposto è infatti di Coloni, se vuole essere al via del Campionato 1992 l’intrepido Sassetti deve costruirsi due telai con i propri mezzi. Per venire a capo della questione contatta un certo Nick Wirth, tecnico inglese dalle indubbie risorse, chiedendogli di realizzare due monoposto nuove di zecca nell’arco di una ventina di giorni. L’impresa pare destinata al fallimento, Wirth però si rimbocca le maniche ed ecco pronte in tempo per il Gran Premio del Brasile due fiammanti Andrea Moda S921 sulle quali Sassetti fa montare motori Judd. Svelati anche i nomi dei piloti: Roberto Moreno, brasiliano ex Benetton con una solida esperienza nel Circus, e Perry McCarthy, pilota statunitense desideroso di affrontare la sua prima stagione in Formula Uno.
Le macchine ci sono, i piloti pure, ma per tentare di agguantare un posto sulla griglia di partenza di un Gran Premio bisogna superare lo scoglio delle prequalifiche. Sono trentadue le vetture iscritte al Mondiale 1992, il regolamento stabilisce che in pista non possono essercene più di trenta e così ogni venerdì mattina si rende necessario togliere ai due piloti più lenti il privilegio di disputare le prove ufficiali il giorno successivo.
Facile indovinare quali sono le monoposto con la più alta probabilità di non accedere alle qualificazioni: le due Andrea Moda S921 assemblate in fretta e furia e affidate ai pur volenterosi Roberto Moreno e Perry McCarthy.

Nel Gran Premio di Monaco a Montecarlo il vulcanico Andrea Sassetti, descritto come un flamboyant playboy arrivato improvvisamente in Formula Uno senza poter vantare alcuna esperienza pregressa nell’ambiente delle corse, riesce a fare un bel regalo a sé stesso e naturalmente alla squadra da lui diretta. Roberto Moreno, il simpatico brasiliano fin troppo rapidamente sacrificato dalla Benetton per assicurare un sedile all’ancora imberbe Michael Schumacher, si esalta tra i muretti del Principato, riesce a superare le prequalifiche e ad ottenere un posto sulla griglia di partenza della corsa più glamour dell’intero Mondiale. Il sogno va in pezzi dopo pochi giri quando Moreno è costretto al ritiro, l’Andrea Moda Formula entra però di diritto nella storia della Formula Uno. Andrea Sassetti ce l’ha fatta a vedere una sua monoposto al via di un Gran Premio e questo nessuno potrà mai contestarglielo. Sfortunatamente nel prosieguo della stagione il miracolo non si ripete.
Nelle prove del Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone, in uno dei circuiti-mito della Formula Uno, il boss Sassetti tenta l’azzardo forse più folle nella storia dei Gran Premi: manda in pista il suo pilota Perry McCarthy con gomme da bagnato in una giornata di sole cocente perché alla guerra si va con le armi che si ha.
L’epilogo, di lì a poche gare, più triste non potrebbe essere. In Belgio, sul circuito di Spa Francorchamps, le “frecce nere” di Andrea Sassetti falliscono per l’ennesima volta la qualificazione. L’imprenditore originario del fermano che si è inventato una nuova carriera da team manager se ne sta tornando a casa quando riceve una telefonata che lo invita a ritornare al circuito per risolvere alcuni problemi. Ammanettato da un grappolo di gendarmi ed esposto alla pubblica gogna nel paddock belga, Sassetti viene accusato di frode ma si ripresenta con il suo team nel successivo Gran Premio d’Italia a Monza. Qui però la squadra viene tacciata di aver “danneggiato la reputazione dello sport”. L’incredibile avventura dell’Andrea Moda Formula termina tra eccessivi clamori e innumerevoli polemiche, senza quel lieto fine che visto l’impegno profuso il team di Andrea Sassetti avrebbe meritato.

Già, Andrea Sassetti. Che fine ha fatto il cowboy di San Rustico, frazione di Montesanpietrangeli a Fermo, che in gioventù aiutava i genitori mezzadri a lavorare la terra nelle campagne marchigiane? Lasciatosi alle spalle la breve ma intensa esperienza da team manager in Formula Uno, ha continuato ad occuparsi della sua azienda, l’Andrea Moda, da lui creata investendo i soldi vinti a poker ben prima di tentare la fortuna nei Gran Premi, con stabilimento a Fermo (Ascoli Piceno) e sede legale a Morrovalle (Macerata). Nel frattempo ha ampliato il suo raggio d’azione ad altri ambiti, segnatamente nella ristorazione e nel settore delle costruzioni.
Uno dei due telai Andrea Moda che solcarono i circuiti del Mondiale di Formula Uno nel 1992 lo conserva ancora lui, in uno dei suoi capannoni nelle Marche. Recentemente intervistato dal settimanale Autosprint, l’enigmatico Sassetti assicura che talvolta, nei rari momenti liberi, scende in pista a Misano Adriatico al volante della sua Andrea Moda S921 che ora non si rompe più.
Roberto Moreno, pilota di punta dell'Andrea Moda nella travagliata stagione 1992, a quasi cinquant'anni d'età non ha ancora smesso del tutto di correre in monoposto. Un mesetto fa lo abbiamo infatti visto prendere il via della 500 miglia di Indianapolis. Perry McCarthy, chiusa la parentesi Andrea Moda, non è mai riuscito a disputare un Gran Premio in Formula Uno ma si è tolto diversi sfizi provando vetture top (Benetton, Williams) e dando alle stampe una divertente autobiografia, dal titolo Flat Out, Flat Broke: Formula 1 the Hard Way!, editore Haynes Publishing Group, dove ha pensato bene di raccontare i suoi tragicomici trascorsi al volante della monoposto di Sassetti.

L'Andrea Moda Formula rimane forse l'ultimo esempio di self-made team apparso in Formula Uno, in un ambiente dove oggi se non hai un grande Costruttore che ti protegge le spalle non sei nessuno. Del resto basta guardare a Ferrari, Bmw, Honda, McLaren per capire le proporzioni di un fenomeno a tal punto fuori controllo da consentire, a partire dal 2008, alle squadre che lo desiderano di acquistare vetture preparate da altri team.
In buona sostanza quello che Andrea Sassetti avrebbe voluto fare nel 1992 dipingendo di nero le obsolete Coloni semplicemente ribattezzate Andrea Moda. Sparito il cowboy dal Circus, in Formula Uno hanno provato ad entrarci altre squadre, per così dire "indipendenti", come Forti, Pacific e Simtek, le quali però si resero subito conto di quanto fosse difficile far quadrare i conti. Nella seconda metà degli anni Novanta la Formula Uno ha di fatto bandito queste realtà senza battere ciglio, tanto è vero che scuderie dai trascorsi importanti come Arrows, Lotus e Tyrrell sono state costrette una dopo l'altra a chiudere i battenti. Dall'epopea di Andrea Sassetti, che comprò un team di Formula Uno quando aveva soltanto 32 anni, sono passati tre lustri. Non molti, dopotutto, tantissimi se pensiamo a come è cambiata la Formula Uno durante questo periodo. Personalmente amo ricordare quell'epoca, mi riferisco ai primi anni Novanta, perchè proprio allora iniziai a seguire i Gran Premi in televisione. Un personaggio come Andrea Sassetti non potrebbe che fare bene all'attuale Formula Uno, diventata molto più asettica e blindata rispetto all'era Andrea Moda, credo però si debba necessariamente guardare avanti tenendo sempre presente quello che si ha a disposizione. Come dire, dimenticare la propria storia sarebbe un delitto, a patto però che questo non significhi dover rimpiangere il passato criticando il presente per quanto brutto esso possa sembrare. La vita continua e se in Formula Uno sono riusciti ad assorbire senza troppi scossoni l'improvvisa scomparsa di piloti-simbolo quali Gilles Villeneuve e Ayrton Senna nonchè, in tempi ben più recenti, l'addio di Michael Schumacher alle corse, forse è perchè la maggioranza di noi ritiene sia più saggio non soffermarsi soltanto su quello che fu ma anche cogitare su ciò che sarà o potrà essere. These are races, boys!


NOTA DEL WEBMASTER: lo spunto per il titolo mi è stato dato dal film Gli fumavano le colt... lo chiamavano Camposanto, un tardo spaghetti western uscito nel 1971 con Gianni Garko e William Berger protagonisti. L'accostamento tra il film e le peripezie di Andrea Sassetti, solito girare per il paddock F.1 con un inconfondibile look da pistolero, mi è parso assolutamente naturale, da qui la mia personalissima rivisitazione del titolo.

Il Direttore


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