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a cura di Ermanno


Arte & Comunicazione

Qui si sta bene. Per davvero

n. 32
14 novembre 2007
(data di pubblicazione sul sito)



la locandina pubblicitaria della mostra "Qui si sta bene" dedicata ad artisti stranieri operanti a Torino



Si è conclusa lo scorso 27 settembre la mostra collettiva “Qui si sta bene - 31 artisti stranieri che lavorano a Torino” curata da Francesco Poli. L'evento, ospitato negli spazi non convenzionali della Divisione Servizi Culturali Città di Torino in Via San Francesco da Paola 3 a Torino, è stato incentrato sull'esposizione di opere realizzate da artisti provenienti da Paesi esteri che, per motivi diversi, hanno scelto di stabilirsi nel capoluogo sabaudo per vivere e lavorare. Aumentano quindi progressivamente le adesioni da parte di artisti, giovani e meno giovani, che decidono di esportare la loro arte a Torino, città indicata da molti esperti di settore come sicuro punto di riferimento per un'arte contemporanea di respiro internazionale.

Torino, per molti anni bollata con la scomoda etichetta di città grigia, città esoterica, città operaia e quant'altro, sembra finalmente essere riuscita nel suo intento, lasciandosi alle spalle definizioni fin troppo semplicistiche per assurgere al ruolo di città d'arte, ambita non solo da artisti italiani ma anche e soprattutto da artisti stranieri in cerca di un approdo dove liberare la propria vena artistica.
Tanto per citare un esempio guardiamo al caso Artissima: l'anno scorso, al termine dell'ennesima edizione da tutto esaurito della ormai classica kermesse torinese, l'allora direttore artistico ha pensato bene di voltare le spalle alla sua Fiera accettando di organizzare un evento più o meno analogo a Roma. Costretto ad abbandonare la direzione di Artissima per evidenti conflitti di interesse con la nuova Fiera che avrebbe organizzato a Roma, l'ormai ex direttore fu prontamente sostituito da quell'Andrea Bellini che in questo novembre ha condotto la sua prima Artissima. Ebbene, subito dopo la “caduta” del primo direttore artistico, soggetti non meglio identificati parlarono di un'Artissima alla frutta, di un'Artissima che probabilmente dall'edizione successiva non si sarebbe nemmeno più svolta a Torino. Niente di più falso, Artissima è rimasta a Lingotto Fiere (registrate più di quarantamila presenze all'esordio della conduzione Bellini) e da tre anni a questa parte gli è stata per così dire affiancata Paratissima (oltre tredicimila visitatori alle Nuove), mostra-evento parallela che nulla ha a che vedere con la prima ma che ne è la naturale risposta.
A Torino, insomma, il fermento artistico non manca, non nel senso che l'amministrazione elargisce contributi economici a mano larga, e d'altra parte sarebbe utopico pensarlo considerato anche il non roseo momento che sta attraversando il nostro Paese, fatto sta che gli artisti validi ci sono, anche italiani intendo, scelgono Torino e non solo più destinazioni-tipo quali Roma, Milano, Firenze o Venezia, per impostare la loro ricerca all'ombra della Mole. Torino nuova città-mecca per gli artisti? Calma, non bisogna pensare che essere artista a Torino sia impresa facile, anzi spesso non lo è. Ma di certo la situazione non è peggiore rispetto a tante altre città italiane. Più semplicemente, chi ha la volontà, o se volete la pazienza, di costruirsi un proprio mercato, fosse anche costituito da amatori, ha già compiuto il primo passo verso mete più importanti. Questo vale per tutti gli artisti, indipendentemente dalla città nella quale essi abbiano deciso di operare. Si diventa forse attori, cantanti eccetera dall'oggi al domani? Su questo dovrebbero riflettere i giovani creativi che nel mondo contemporaneo devono affrontare le proverbiali dodici fatiche di Ercole nella speranza di essere compresi dal pubblico. Credere in se stessi e in quello che si fa è fondamentale, i momenti negativi in cui sconfortati si sussurra non c'è via d'uscita arrivano e arriveranno per tutti, la forza dell'artista o di chi si occupa di arte è proprio quella di superare certe situazioni facendosi una bella passeggiata al parco per poi ributtarsi a capofitto in quello che si stava facendo o creando. Non dimentichiamo che anche diversi grandi nomi della canzone attraversano periodi di rigetto musicale, per questo motivo si dedicano ad altre attività e solo dopo tornano a concentrarsi sul loro lavoro, a mente libera e con il loro obiettivo di vita ben fissato in testa. Chi aveva a cuore il futuro di Artissima e di conseguenza il futuro di Torino intesa come città votata all'arte contemporanea, deve per forza aver fatto queste considerazioni. Meglio chiudere bottega e lasciarsi soffiare il formaggio da sotto il naso oppure reagire al colpo subito con un bel rimpasto ai vertici? Mancato un Papa se ne fa un altro, recita un adagio usato e abusato nel tempo ma a mio modesto parere sempre attuale. Nessuna persona fisica si può ritenere veramente insostituibile, solo di una cosa non si può fare a meno: perseguire il fine comune, o se preferite il fine della collettività, nello specifico si trattava del futuro di Torino, del ruolo che questa città voleva (e doveva) continuare a rivestire in campo artistico-culturale. Abbiamo così avuto salva Artissima, abbiamo una Paratissima che quest'anno ha festeggiato la sua terza Edizione al Museo “Le Nuove” (c'era anche Frassoni Arte!) infrangendo tutti i record quanto a numero di visitatori e clamore suscitato, possiamo inoltre vantare, solo per citarne alcune, sedi prestigiose quali il Museo Egizio, il Museo Nazionale del Cinema, l'Armeria Reale, Palazzo Madama, mete ambite da turisti provenienti da tutto il mondo, pertanto direi proprio che noi residenti a Torino quando affrontiamo l'argomento relativo ai luoghi d'interesse storico non ci possiamo lamentare!

E invece no. Ci sono sempre i soliti individui, e non mi riferisco chiaramente agli artisti, che amano trascorrere la loro evidentemente insipida esistenza crogiolandosi in sterili lamentele e piagnucolii, della serie questo non va, questo neanche mentre là invece... e via decerebrando.
Nel frattempo, non si sa perché, i suddetti individui continuano bellamente a fare la spesa nei supermercati torinesi, non rinunciano ad andare nei ristoranti torinesi, calpestano il suolo torinese per recarsi magari in centro a fare quattro passi, respirano la nostra aria torinese, in breve continuano a vivere a Torino. Eppure blaterano sistematicamente: Torino qua, Torino là, Torino su... ma fatela finita!!! Se di Torino non vi va bene niente levatevi dalle scatole!!! Chi (s)ragiona così non solo non è degno di vivere a Torino, non è degno di vivere nella città o località in cui abita qualunque essa sia. Personalmente non ho mai sopportato la gente che si lamenta di continuo, non vedo perchè uno deve continuare ad usufruire dei servizi che una città, non necessariamente Torino, mette a disposizione dei propri abitanti, e parlo ad esempio del centro, dei monumenti, dei musei, dei luoghi di ritrovo ecc. col risultato di sentire sempre le stesse lagnosità. Se le carote non mi piacciono non le mangio! Chiaro?! Se non piace la città dove si abita meglio cambiare! Ovviamente non includo in questo discorso chi è impossibilitato a lasciare il luogo di residenza per esigenze di lavoro o carenza di denaro, vi assicuro però che nella maggior parte dei casi di cui sono venuto a conoscenza le lamentele più feroci (che sono anche le più gratuite) vengono sempre da chi potrebbe l'indomani stesso fare le valigie e togliersi di torno per la gioia di coloro che amano veramente la città in cui vivono e non desiderano vederla inquinata ancora di più da logoranti e malaugurate forme umane.

Qui si sta bene. Per davvero. Queste parole vorrei sentire sempre più spesso ripetere dalla gente che ha avuto la fortuna di poter scegliere in quale luogo vivere. Sicuramente ricorderete il caso di Napoli, città capoluogo della Regione Campania, quando si verificò un improvviso aumento della criminalità (?) e orde di giornalisti con la bava alla bocca si precipitarono ad intervistare quei residenti amanti del palcoscenico che affermavano di voler lasciare la loro città perché divenuta invivibile. Capisco che in un determinato luogo possa esserci un picco di crimini, ma dobbiamo tenere presente l'epoca in cui siamo, dove per molti versi la società sta regredendo all'era della giungla. Nessun rispetto per la vita propria (vedi le stragi alcoliche del sabato sera), figuriamoci per quella altrui. Ma come si faceva in quel periodo a parlare di situazione invivibile a Napoli solo perchè vi erano stati episodi criminosi, che ormai costituiscono il nostro amaro pane quotidiano, sia nei grandi centri che nei piccoli paesi d'Italia? Quanti napoletani o comunque residenti a Napoli hanno veramente lasciato la città in seguito a quella campagna mediatica che chiamerei Napoli nuovo Far West? Mi sbaglierò ma i napoletani veri, quelli che amano Napoli, non se ne sono andati. E lo stesso avrei fatto io al loro posto. Se si vuole essere produttivi, nel lavoro come nella vita, credo sia indispensabile essere innanzitutto in pace con se stessi e con l'ambiente che ci circonda.
La scontentezza, la delusione perenne che molti nutrono verso il luogo in cui vivono è certamente sintomo di una insoddisfazione più profonda, forse riconducibile al proprio status sociale. L'Italia, questo è un dato di fatto, si trova in un periodo non propriamente felice, ma a mio parere è sempre necessario parlare appunto di Italia e non di Torino, Milano eccetera. Addirittura c'è chi vorrebbe estendere il concetto all'Europa, quindi se proprio non vogliamo passare per i soliti provinciali parliamo dei guai che ha l'Italia, non dei guai di Torino o di Cosenza. Se ci sono problemi possono esserci in Italia, inutile dire che a Bari va tutto male mentre a Milano tutto procede a gonfie vele.

Lo Statuto Albertino è stato superato da un pezzo e il Regno del Piemonte non lo troviamo più sulle cartine geografiche! La perfezione non è roba di questo mondo, sappiamo bene tutti che nessuna città o località è totalmente perfetta. Noi uomini siamo ben lungi dall'essere perfetti, perché mai dovrebbero esserlo gli ambienti che sotto un certo punto di vista abbiamo contaminato? Ci sono persone che sognano le bianche isole caraibiche per tutta la vita, poi ci vanno e si rendono conto che i problemi che avevano in Italia ci sono anche lì. Inutile illudersi o pensare di fuggire da se stessi, i problemi sono tutti nella nostra testa, sia che noi ci troviamo in Italia sia che siamo spaparanzati su una spiaggia della Thailandia. Il mio invito è di non cadere nelle ovvietà, in una stupida convinzione che noi per primi disconosciamo. Come quelli che decidono di andare a vivere in un piccolo paese, sia esso in campagna o al mare, poi dicono che l'amministrazione locale non fa nulla per migliorare le cose. Dico io, ma pensavate di trasferirvi a Morterone, vicino Lecco (33 abitanti), oppure vi siete confusi con Parigi (circa 12 milioni di abitanti)? Ogni frutto ha la sua stagione, si diceva una volta. Ogni località ha esigenze (e prospettive) diverse, dico io adesso. A tal proposito mi sento autorizzato a dire che il Teatro della Scala non sarà mai trasferito a Morterone, viceversa sono anche abbastanza convinto che i residenti della città di Milano non scenderanno mai a quota 33 abitanti. Mi sembra anche normale, non vi pare? Se uno ha scelto di vivere a Morterone avrà avuto le sue buone ragioni, ma non vedo come possa aspettarsi di trovarci la Tour Eiffel... a ogni luogo le sue peculiarità, a ognuno di noi che viviamo su questa Terra il nostro beloved place che di certo sapremo individuare!

Per quanto mi riguarda attualmente sono felicissimo di vivere a Torino, se e quando non lo sarò più di certo non mi troverete qui a piangerci sopra sulle pagine del mio Angolo. Impariamo ad apprezzare le vie, i palazzi che incontriamo mentre stiamo andando al lavoro, a scuola o dagli amici, prestando la giusta attenzione scopriremo che quella strada che percorriamo al mattino ci svela ogni volta un piccolo mistero, ci dispensa di un piccolo tassello che non conoscevamo o che comunque avevamo trascurato. Del resto che gusto ci sarebbe a vivere dieci anni a Madrid pensando come sarebbe bello essere a Buenos Aires? Non so se sono stato spiegato, come direbbe Anna Maria Barbera detta Sconsolata!

Il Direttore


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