- L'ANGOLO DEL WEBMASTER

HOME


L'Angolo del Webmaster

a cura di Ermanno


Storie di Sport

Have an Iceman

n. 33
18 dicembre 2007
(data di pubblicazione sul sito)



Kimi Raikkonen si diverte sugli sci in attesa di affrontare la sua prima stagione da pilota Ferrari:
questa immagine arriva da Madonna di Campiglio in occasione dell'esordio ufficiale in tuta rossa del finlandese



Il Campionato del Mondo di Formula Uno edizione 2007 resterà ben impresso nella memoria di molti tifosi effeunomaniaci per svariati motivi.
Per le polemiche scaturite dalla cosiddetta spy-story che ha visto coinvolte squadre top quali Ferrari e McLaren con l'annullamento di tutti i punti conquistati nella classifica riservata ai Costruttori da parte del team di Woking. Per l'evidente difficoltà di un team principal che aveva iniziato come meccanico negli anni Sessanta nel gestire due talenti cristallini quanto esigenti che rispondono ai nomi di Fernando Alonso e Lewis Hamilton.
Anche e forse soprattutto per l'incredibile rincorsa di Kimi Raikkonen, il taciturno finlandese che, mai domo, al suo primo anno in rosso ha saputo riportare il titolo Piloti a Maranello, primo pilota a riuscirvi dopo l'era targata Michael Schumacher. Già, proprio lui, Michael Schumacher, che in tanti avrebbero ancora voluto al volante della Ferrari. Avevano detto che senza di lui non sarebbe più stata la stessa cosa, ma senza nulla togliere al campione tedesco si erano sbagliati di grosso. Il Mondiale 2007 è stato, possiamo dire, il Campionato di Formula Uno dall'esito più incerto e per questo più eccitante degli ultimi ventuno anni. Correva infatti l'anno 1986 quando nel Gran Premio d'Australia ad Adelaide, teatro dell'ultima prova di quel Mondiale, si fronteggiarono tre piloti del livello di Nigel Mansell, Nelson Piquet e Alain Prost. Tre piloti in lotta per il titolo mondiale nell'ultimo Gran Premio della stagione. Senza possibilità di replica, senza seconde chance. Così è stato nell'ormai lontano 1986 con Mansell, Piquet e Prost, la medesima situazione si è ripetuta nel 2007 con Alonso, Hamilton e Raikkonen. Un confronto al cardiopalma, vissuto fino all'ultimo metro dell'ultimo giro del Gran Premio del Brasile a Interlagos che ha visto prevalere, esattamente come accadde nel 1986, il contendente che alla vigilia accusava un maggiore svantaggio in termini di punteggio. La matematica non è un'opinione, eppure Prost e Raikkonen, i due piloti rivelatisi capaci di ribaltare ogni pronostico, forse la pensano diversamente. Perché quando ci si gioca tutto in una gara di un'ora e mezza l'imprevisto è sempre in agguato. Una doccia gelata per Alonso, costretto a cedere il suo scettro di campione del mondo ad Iceman Raikkonen, ma ancor più per Hamilton, presentatosi a Interlagos in testa alla classifica iridata. Onore ai vincitori ma anche ai vinti, dunque, nella speranza che il disdicevole capitolo spy-story possa dirsi definitivamente archiviato con un Mondiale che ha comunque saputo regalare grandi emozioni sulla pista piuttosto che nei tribunali.
I criteri di valutazione delle mie pagelle ai piloti iscritti al Mondiale di Formula Uno edizione 2007 vanno da zero a dieci… buon divertimento!


F. ALONSO (voto 7,5): Se la McLaren MP4/22 si rivela decisamente più competitiva rispetto a quella che per intenderci guidava Raikkonen un anno prima, buona parte del merito va indubbiamente ascritto al due volte campione del mondo. Per contro l’ambiente che Fernando trova al suo arrivo in McLaren non è minimamente paragonabile a quello dei suoi anni d’oro in Renault. Suo compagno di squadra viene infatti designato Lewis Hamilton, promessa dell’automobilismo inglese in un team inglese. Fin dall’inizio della stagione al duo Alonso-Hamilton vengono date pari opportunità nella lotta per il titolo Piloti, generando involontariamente una sorta di liberismo suicida che la scuderia diretta da Ron Dennis pagherà salato anche nella rincorsa all’alloro riservato ai costruttori (spy-story a parte). Perché l’accordo tra Alonso e la McLaren, arrivato addirittura con un anno di anticipo come nel caso dell’affaire Montoya, doveva prefigurare una lunga collaborazione tra il team di Woking e il giovane campione capace negli ultimi due anni di infliggere pesanti dispiaceri al morale di un certo Michael Schumacher. Nella prima parte di stagione la compagine Ferrari sembra leggermente superiore alla McLaren, poi però la situazione si ribalta in favore di Alonso ed Hamilton. Lo spagnolo vince in Malesia e conquista il suo secondo successo in carriera a Montecarlo, le cose paiono mettersi bene per lui ma è proprio tra le stradine del Principato che iniziano i problemi. Hamilton attua il suo piano “diabolico” e sibila ai giornalisti che a Montecarlo poteva vincere se non fosse stato per il numero due apposto sulla sua vettura! La McLaren applica dunque dei favoritismi nei confronti del bicampione Alonso? Lewis semina zizzania e la guerra tra i due compagni di squadra può dirsi aperta, da questo momento ogni dichiarazione dei protagonisti viene ovviamente ingigantita dai mass media che già fanno paragoni con l’era Senna-Prost. Lo strappo definitivo avviene in Ungheria con l’incomprensione in qualifica tra Alonso ed Hamilton che va a coinvolgere l’intero team McLaren. Chi ha favorito chi? Nel frattempo, come se non bastasse, spuntano le pagine proibite che daranno il via alla famigerata spy-story tra Ferrari e McLaren. La situazione va peggiorando. Fernando Alonso, il campione che la McLaren aveva voluto a tutti i costi, si dichiara (giustamente) disponibile a fornire informazioni sulla cosiddetta spy-story, Lewis Hamilton invece fa spallucce e si mantiene sulle posizioni del team. Visto come un intruso in seno alla sua stessa squadra, Fernando si toglie comunque la soddisfazione di vincere il Gran Premio d’Italia a Monza davanti ad un Hamilton che nella fase finale del Mondiale non sembra più così irresistibile. Alonso resta in lizza per il titolo Piloti fino all’ultima gara in Brasile, lotta come un leone e alla fine il terzo alloro gli sfugge per un niente (ma come “brucia” quel crash in solitario nell’alluvione del Fuji!). La sua stagione in McLaren, caratterizzata da molti (troppi!) parallelismi con lo sfortunato matrimonio Dennis-Montoya culminato con l’appiedamento del talentuoso pilota colombiano, è a mio parere rimarchevole dal punto di vista dei risultati conseguiti, un po’ meno sotto altri aspetti. Fernando ha sofferto certamente il confronto con un compagno di squadra più giovane e sfrontato (sia in pista che fuori) forse anche perché non si aspettava un Hamilton così in palla e nemmeno una McLaren che non facesse quadrato attorno a lui, capace ad un certo punto della stagione di mettergli psicologicamente i bastoni tra le ruote. Da campione coccolato all’epoca dei mondiali vinti con Renault a campione ben pagato ma sempre in discussione nel periodo McLaren: questo non è piaciuto a Fernando che si aspettava un trattamento ben diverso da parte della sua nuova squadra sia per quanto aveva dimostrato in precedenza che per quanto aveva saputo fare nello sviluppo della McLaren MP4/22.
Del resto, perché pagare un due volte campione del mondo come Alonso per poi subordinarlo al competitivo ma comunque poco esperto Hamilton? Ci voleva la McLaren per mettere in piedi un teatrino simile! Inevitabile pertanto l’addio tra le due parti dopo una sola stagione vissuta troppo sul filo di lana anche per due piloti di siffatta caratura. Con l’atteso ritorno in Renault nel 2008 Alonso vuole ritrovare la stabilità perduta in un ambiente più rilassato, lontano dal rigore di facciata imperante in casa McLaren, complice un Flavio Briatore che di certo non lo metterà in secondo piano come ha maldestramente fatto Ron Dennis. Confidando magari in tempi migliori, in un futuro accordo con la Ferrari di cui peraltro si è già vociferato e si continuerà a vociferare nei prossimi mesi…

L. HAMILTON (voto 9,5): Era dai tempi di Jacques Villeneuve, anno 1996, che non si vedeva sui circuiti di Formula Uno un debuttante del livello di Lewis. Campione in carica della GP2 Series, per intenderci l’ex Formula Tremila, Hamilton rappresenta quella promessa inglese che da tanti anni alla McLaren si aspettavano di trovare. A partire dai primi Gran Premi della stagione, complice una vettura molto competitiva anche se non all’altezza della Ferrari per quanto attiene alla costanza sul ritmo di gara, il ragazzino che convinse Ron Dennis a finanziargli la carriera nelle formule minori si dimostra subito al livello dei migliori piloti del lotto. Non a caso finisce per nove volte consecutive sul podio nei primi nove Gran Premi della stagione. Nelle qualifiche del Nurburgring conosce per la prima volta gli aspetti negativi di questo sport, quando va a sbattere per un cedimento verificatosi sulla sua McLaren e riporta alla mente degli spettatori gli interminabili attimi di sgomento vissuti in seguito al “dritto” di Michael Schumacher a Silverstone nel 1999 che ebbe conseguenze ben più rilevanti per il pilota. Lewis con coraggio è già in pista il giorno successivo, interrompe la striscia di arrivi consecutivi a podio ma nel Gran Premio successivo, in Ungheria, torna nuovamente al successo nonostante le accese polemiche in qualifica tra lui e il suo compagno di squadra, il due volte campione del mondo Fernando Alonso. In Turchia, Italia e Belgio, in piena guerra psicologica con lo spagnolo, si limita a racimolare punti senza però palesare l’incisività mostrata fino a Budapest. In questa fase Alonso gli è superiore, ma sia a Istanbul che a Spa è la Ferrari a festeggiare con Raikkonen sul gradino più alto del podio. Hamilton sembra dare la zampata finale ad un Campionato ormai saldamente nelle sue mani sotto il diluvio del Fuji, quando con una facilità disarmante ottiene pole position e vittoria, il tutto mentre l’odiato compagno di squadra arranca alle sue spalle fino ad uscire mestamente di strada nel vano tentativo di non perdere il contatto dal leader. In Giappone inoltre Lewis inizia a fare proclami, senza troppi giri di parole dichiara alla stampa che è molto meglio per tutti se Alonso se ne va dalla McLaren. A Shanghai accade l’incredibile: Hamilton è tra i primi e può già chiudere il discorso per il titolo in suo favore, fatto sta che dai box non lo avvisano di rientrare tempestivamente per cambiare le gomme ormai distrutte, cosicché al momento del pit-stop il fenomeno inglese fa una immeritata figura da “pollo” e si pianta nella sabbia con la sua McLaren. Il pubblico è incredulo, Lewis torna mestamente a piedi nel paddock, il Mondiale è riaperto. Si decide tutto in Brasile con il trio Alonso-Hamilton-Raikkonen ancora in corsa. L’inglese è autore del secondo tempo in qualifica (e a mio parere non ostacola assolutamente Raikkonen nel suo giro veloce), in partenza però non accetta di farsi superare da Alonso e arriva decisamente lungo alla prima curva. Perde posizioni, sembra comunque in grado di rimettersi in carreggiata finché un improvviso problema tecnico sulla sua McLaren non lo costringe al fondo del gruppo. Raikkonen vince la corsa ed è campione del mondo, Alonso non può fare meglio del terzo posto ma tutto sommato quello che ne esce peggio è proprio Hamilton che getta per sempre al vento l’opportunità di divenire il primo pilota nella storia della Formula Uno capace di vincere il titolo al debutto. Al di là del risultato finale, favorito da due rari cali d’intensità (in momenti determinanti) del giovanotto britannico, il Circus accoglie tra le sue braccia un nuovo talento che in fin dei conti ottiene quello che vuole da “papà” Ron Dennis: Alonso dice addio alla McLaren dopo appena una stagione permettendo a Lewis, abile in pista quanto nelle pubbliche relazioni, di cucirsi sul petto i gradi di prima guida per un 2008 che dovrà essere forzatamente l’anno della rivincita. Tenendo presente che un mondiale perso per un punto non si dimentica così facilmente. Nemmeno se ti chiami Lewis Hamilton e rappresenti nella Formula Uno del dopo Duemila quello che Cassius Clay fu per il pugilato negli anni Sessanta.

G. FISICHELLA (voto 4): Se consideriamo che il quattro volte campione del mondo rally Sebastien Loeb è riuscito ad ottenere tempi incoraggianti nel suo recente test al volante di una Renault F.1 sebbene non avesse mai guidato una monoposto da Gran Premio, le certezze sul perché la scuderia anglo-francese abbia deciso di promuovere il “Fisico” prima guida nel 2007 crollano miseramente. Archiviate due stagioni trionfali che hanno consegnato al team diretto da Flavio Briatore due titoli Piloti (con Alonso!) e due allori Costruttori (anche con Fisichella), si può dire che tra Enstone e Viry-Chatillon il ritorno tra i comuni mortali si è rivelato piuttosto doloroso. La R27, erede naturale delle vittoriose R25 e R26, fatica persino a reggere il passo delle Bmw di Heidfeld e Kubica, quanto al confronto con Ferrari e McLaren proprio non c’è storia. Giancarlo si accorge ben presto di come il suo status di prima guida Renault sia in realtà aria fritta, vuoi perché la vettura non permette grandi exploit complice anche la dipartita Michelin, vuoi perché dopo un inizio a dir poco stentato il compagno Kovalainen da esordiente che pareva destinato ad un repentino appiedamento comincia a mettere in riga l’infinitamente più esperto pilota romano. Il “Fisico” (perdonate il gioco di parole) ne risente e nell’arco del Campionato commette diversi errori, inaccettabili vista la sua esperienza, l’ultimo in Brasile quando compie un'uscita di pista, rientra di botto e viene centrato dal povero Yamamoto concludendo nel peggiore dei modi la sua travagliata esperienza da pilota Renault. Bernie Ecclestone, il super boss della Formula Uno, lo ha criticato apertamente per la sua ostinazione nel voler restare in Formula Uno anche nel 2008: smettere a volte è più difficile che cominciare ma se a quasi 35 anni per sperare di prolungare la carriera bisogna bussare alle porte della Force India forse significa che il momento di appendere il casco al fatidico chiodo è proprio arrivato. Se ne faccia una ragione se non vuole vedere Raikkonen solo durante le fasi di doppiaggio.

H. KOVALAINEN (voto 7): Inizia male, malissimo, in Australia si becca addirittura le critiche di Flavio Briatore. Il biondino finlandese incassa e porta a casa senza preoccuparsi più di tanto delle illazioni sul suo futuro che lo vorrebbero addirittura appiedato in favore di Nelsinho Piquet a stagione in corso mostrando una buona forza caratteriale. E’ così che, Gran Premio dopo Gran Premio, con costanza Heikki raccoglie i primi risultati utili. Nella seconda parte della stagione è più veloce e redditizio dell’esperto compagno di squadra Fisichella tant’è che sul podio ci finisce lui, in Cina, sotto la pioggia, rivelando grandi doti di controllo sia della vettura che di se stesso. Con Alonso e Piquet jr titolari alla Renault, nel 2008 Heikki affiancherà Hamilton alla McLaren. Sulla carta un bel salto di qualità per il finlandese, ma vorrà Kovalainen fare da “spalla” a Lewis? Oppure dalle parti di Woking si prospettano altri duelli al fulmicotone tra compagni di squadra? Non appena si riaccenderanno i motori questi ed altri interrogativi avranno una risposta.

F. MASSA (voto 8): Nella sua prima stagione da ferrarista, con un certo Michael Schumacher come compagno di squadra, nonostante qualche divagazione di troppo aveva dimostrato di saper tenere testa all’eptacampione tedesco. Nel 2007 si ritrova Kimi Raikkonen sotto lo stesso tetto e, bisogna dirlo, l’inizio non è dei migliori con i pochi punti racimolati nei primi due Gran Premi. In Malesia si fa “bruciare” al via come un novellino dalle due McLaren e da lì cominciano a piovere le critiche. Felipe, a dispetto del suo temperamento latino, non se ne cruccia e pensa a vincere le successive due gare in Bahrain e Spagna. La sua reazione dopo lo smacco di Sepang è pronta e sicura, tant’è che ad un certo punto del Mondiale sembra proprio lui il ferrarista più in palla, il pilota su cui puntare nell’era post-schumacheriana. Il Mondiale lo perde definitivamente a Monza, dove è costretto al ritiro con la sua Ferrari che peraltro non gli consente di tenere il passo delle McLaren di Alonso ed Hamilton. In Belgio conclude secondo, subito dietro al compagno, ma si capisce dalle immagini del podio che il brasiliano ha accusato il colpo. Raikkonen gli è davanti in classifica, anche se di poco, ma secondo i vertici della squadra il vantaggio del finlandese è sufficiente per “sacrificare” Massa in funzione della rincorsa al titolo piloti. Felipe fa quello che gli viene chiesto dal team, senza discutere, finché nell’ultimo Gran Premio in Brasile si prende la soddisfazione di una pole position stellare, inavvicinabile anche per il suo compagno. A Maranello hanno vinto la scommessa investendo su di lui perché Massa ha confermato le attese mostrando doti di pilota veloce e combattivo, unico suo punto debole è che talvolta, quando le cose non girano per il verso giusto, com’è tipico dei piloti latini tende a demoralizzarsi troppo. Nel 2008 comunque dovrà mantenersi su questi livelli tenendo ben presente che il suo avversario più temibile sarà Raikkonen al quale non potrà permettere il bis mondiale pena l’apertura in Ferrari di un’era “kimica” che relegherebbe il brasiliano in un ingrato ruolo di seconda guida ad vitam.

K. RAIKKONEN (voto 9): All’epoca dei suoi trascorsi in McLaren veniva criticato dal team per la scarsa cultura tecnica e la non eccelsa competenza quando si trattava di comunicare problemi e migliorie da apportare alla vettura. Evidentemente l’aria emiliana deve fargli bene perché in Ferrari si trova subito a casa. A Maranello fanno di tutto per metterlo a suo agio, anche e soprattutto nei momenti più difficili della stagione, quando il finlandese incontra inevitabili problemi di adattamento ad una monoposto che non conosce. “Iceman” riesce a vincere un Mondiale che pareva saldamente nelle mani del baby fenomeno Lewis Hamilton senza farsi troppo vedere, se non in quei frangenti determinanti ai fini dell’assegnazione del titolo piloti 2007. Si presenta tranquillo e rilassato all’ultimo appuntamento in Brasile, ben conscio che solo una coincidenza di fatti sfortunati ai danni di Alonso ed Hamilton potrebbe regalargli la gioia del suo primo titolo mondiale. Alla fine ha ragione lui, perché in Ferrari nelle ultime gare convincono Massa a lavorare per la squadra in funzione di Raikkonen, mentre in McLaren tra Alonso ed Hamilton è guerra totale senza che patron Ron Dennis si adoperi minimamente per metterci rimedio. Kimi, il pilota che diverse volte durante l’anno definisce “noiosi” (?!) i Gran Premi ai quali, considerato il tiepido entusiasmo presente sul suo volto, pare costretto a partecipare, non fa una grinza nemmeno quando il suo svantaggio dalla vetta della classifica si fa preoccupante e il Mondiale sembra un’esclusiva del duo McLaren. Il pilota di Espoo che nel 2001 esordì nel Circus con superlicenza provvisoria vince il titolo innanzitutto con la testa più che con il piede come potrebbe ad una sommaria prima analisi sembrare. Perché ci crede fino in fondo, forse non ci crede affatto, o meglio ancora vive giorno per giorno, gara per gara, immune dall’attacco dei media, infischiandosene di tutto e di tutti, da vero “Iceman”. Il suo trionfo al primo anno in Ferrari lascia intravedere che per lui ci saranno altri frutti deliziosi, nella consapevolezza che finché resterà a Maranello ben difficilmente sarà costretto ad uno scontro fratricida con il proprio compagno di scuderia (McLaren docet).

J. BUTTON (voto 6,5): Gli unici punti, sei per la precisione, che la Honda riesce miracolosamente ad artigliare nel Mondiale 2007 arrivano esclusivamente grazie alle sue prestazioni. Jenson, considerato ormai una ex promessa dell’automobilismo britannico in seguito allo strepitoso debutto di Hamilton in Formula Uno, si ritrova infatti tra le mani una vettura che attraverso i suoi colori riesce sì a lanciare un importante messaggio per la tutela dell’ambiente ma per quanto attiene alla competizione dura e pura fatica persino a rientrare nella top ten. Il driver nativo di Frome dimostra di saper tenere alta la motivazione, cerca di trarre il massimo dalla sua vettura (è buon quinto in Cina), il 2007 resta però un anno da cancellare al più presto sia per lui che per la Honda. Button, pilota ancora giovane, potrebbe a mio parere dare tanto alla Formula Uno, il suo problema continua ad essere quello di dover usare uno stuzzicadenti per difendersi dalle scimitarre in dotazione a molti suoi avversari. Per il resto il confronto con il compagno di squadra non esiste anche perché il Barrichello di oggi se arriva decimo è già una festa, pertanto la Honda farebbe bene a concentrarsi sull’inglese prima che questi si decida a cercarsi un altro sedile.

R. BARRICHELLO (voto 4): Forse per lui sarebbe ora di smettere. A Interlagos, praticamente a casa sua, tocca quota 253 presenze in Formula Uno, gli mancano soltanto tre gare per eguagliare il record di Riccardo Patrese che ha all’attivo 256 partecipazioni. E’ questo probabilmente il motivo per cui Rubens ha deciso di prolungare la sua permanenza nel Circus oltre il 2007. Anche perché, parliamoci chiaro, altri motivi proprio non se ne vedono. Nel 2008, a 36 anni, potrà dire di essere l’ultimo pilota ancora in attività ad aver corso insieme ad Ayrton Senna, salvo novità dell’ultima ora quello col maggior numero di Gran Premi disputati. I vertici della Honda, scuderia in evidente crisi tecnica, hanno infatti deciso di confermare sia lui che Button, consapevoli che i problemi più gravi da risolvere non riguardano la formazione piloti. Eppure guardando alle sconfortanti performance di Barrichello nel Mondiale 2007 mi viene da pensare che forse alla Honda farebbero meglio ad affiancare a Button un pilota che porti una rigenerante ventata di aria fresca in squadra. Un ruolo che tanto per non fare nomi potrebbe benissimo svolgere il nostro Luca Filippi, veloce durante i test invernali.

N. HEIDFELD (voto 8): All’età di 30 anni, proprio quando sembra dilagare la moda dei piloti ragazzini, Nick Heidfeld disputa quella che si può definire senza ombra di dubbio la sua migliore stagione da quando corre in Formula Uno. La sua rinascita, se così possiamo dire, è iniziata nel 2005, con la vivificante esperienza in Williams. Nel 2006, al primo anno da pilota Bmw, non ha avuto difficoltà nel regolare un bolso Villeneuve ma è parso un po’ sottotono non appena nel Circus è piombato l’arrembante Kubica. Quest’anno invece la musica è cambiata. Complessivamente Nick si rivela più competitivo e redditizio del giovane compagno di squadra, sale sul podio in un paio di occasioni e porta a casa punti pesanti. E’ un pilota poco spettacolare che però bada molto alla sostanza e raramente commette errori. Insegue ancora il primo successo e la Bmw rappresenta forse la sua ultima opportunità per lasciare un segno indelebile in Formula Uno.

R. KUBICA (voto 7): Non si ripete sui livelli del pilota-fenomeno che al debutto in Formula Uno nel 2006 finì subito a podio su un circuito da veri “manici” come quello monzese. Nelle prime gare del 2007 fatica parecchio, soprattutto nel confronto diretto col compagno di squadra, in Canada è suo malgrado protagonista di un terrificante incidente che fortunatamente gli lascia solo brutti ricordi ma nessuna conseguenza fisica. Nella seconda parte di stagione sfodera buone prestazioni, in Cina addirittura è al comando della corsa quando è costretto a parcheggiare anzitempo la sua vettura nel prato per problemi tecnici. E’ sicuramente uno dei talenti del futuro e la Bmw ha fatto benissimo a puntare su di lui. Detto questo, sarà tra i piloti che a mio parere nel 2008 beneficeranno di più dalla messa al bando degli aiuti elettronici alla guida.

R. SCHUMACHER (voto 3): Tocca il punto peggiore dal suo esordio in Formula Uno avvenuto nell’ormai lontano 1997. Alla terza stagione con Toyota finisce “bastonato” con facilità dal compagno Trulli e sottoscrive un abbonamento alle ultime posizioni. Per un pilota che, pur senza aver mai avvicinato i risultati dell’ingombrante fratellone, ha comunque vinto sei Gran Premi il 2007 deve essere stato un vero inferno. I problemi però sono tutti nella sua testa: il driver capace di cogliere buone occasioni quando correva con la Williams è sparito per lasciare spazio ad un “pilotino” che sembra correre per vezzo, svogliato e demotivato, un “ex” il cui unico scopo è onorare fino all’ultimo il contratto firmato con la Casa nippo-tedesca. Ufficializzato l’inevitabile addio alla Toyota, nei test invernali Ralf ha provato la Force India nel disperato tentativo di mantenere un piede in Formula Uno. A 33 anni il fratello Michael vinceva il suo terzo titolo mondiale consecutivo con la Ferrari, Ralf invece viene neanche troppo gentilmente accompagnato all’uscita da un ambiente al quale ha dato poco ricevendo probabilmente più attenzioni del necessario.

J. TRULLI (voto 5): Dieci anni di onorata carriera in Formula Uno lascerebbero presupporre una stagione più onorevole per il pilota abruzzese, ancora una volta costretto a guidare una Toyota che nella classifica riservata ai costruttori si fa precedere addirittura dalla scialba Red Bull. Per comprendere di che tenore è il 2007 di Jarno basta andare a vedere il suo miglior risultato: sesto nel Gran Premio degli Stati Uniti, un brodino che nulla aggiunge al palmarés di un pilota non molto lontano dalle duecento presenze nei Gran Premi. Superati i trent’anni, Trulli continua a barcamenarsi come può con un mezzo che sicuramente non gli consente grandi exploit, va però detto che in alcune occasioni il pescarese ha mostrato preoccupanti segnali di flessione. Solitamente velocissimo sul giro singolo, riesce di sovente a partire tra i primi dieci, ma le partenze non devono essere il suo forte se è vero che più di una volta proprio allo start perde diverse posizioni. Molti in passato ne mettevano in dubbio la consistenza nell’arco di un Gran Premio, personalmente non ci ho mai voluto credere ma non sono del tutto sicuro sul fatto che il Trulli di oggi, soprattutto quanto a motivazione dopo anni di purgatorio agonistico in attesa di una consacrazione mai veramente avvenuta, sarebbe in grado di ripetere l’impresa che lo vide eroico vincitore a Montecarlo nel 2004.

D. COULTHARD (voto 5,5): Riesce a fare più punti di Webber ma complessivamente le sue prestazioni non sono all'altezza di quelle del compagno di squadra, soprattutto sul giro secco in qualifica. Nel 2008, a 37 anni, David sarà il pilota più anziano del Circus, confermato per il quarto anno da Red Bull che resta per ora una squadra di seconda fascia, ben lontana dal livello di competitività vanamente inseguito da patron Dieter Mateschitz. Il pilota scozzese fornisce al team noto soprattutto per le bibite energetiche la giusta dose di esperienza e mestiere che possono consentire, almeno in alcuni casi, di cogliere opportunità inaspettate. Per questo motivo gli è stata rinnovata la fiducia, anche perché se i risultati dovessero cambiare in meglio difficilmente nel 2009 ci sarà ancora posto per un pilota che comunque si è già lasciato alle spalle la fase più significativa della carriera.

M. WEBBER (voto 6): Appena firmato il contratto con Red Bull, giusto per non smentirsi inizia a criticare l’operato della sua ex squadra, la Williams, che lo ha lasciato partire senza troppi rimpianti dopo due anni trascorsi insieme. Di positivo c’è che Mark si rivela più veloce e redditizio del suo compagno di squadra Coulthard, anche se a fine anno si ritrova con quattro punti in meno rispetto al veterano scozzese. Nel momento decisivo, in Giappone, quando grazie a circostanze particolari Webber respira aria di possibile vittoria, viene messo fuori gioco in regime di safety-car da una maldestra tamponata che gli rifila Vettel, al volante della “cugina” Toro Rosso. Per Mark, comunque buon terzo al Nurburgring, poteva essere l’occasione della vita, il fatto è che al Fuji l’atteso colpaccio non si concretizza. Siamo di fronte ad un pilota dall’approccio misurato, mai sopra le righe, quando però il mezzo lo consente si dimostra capace di portare in cascina punti preziosi. Per la Red Bull di oggi una caratteristica di vitale importanza.

N. ROSBERG (voto 7): Finalmente è nato. Alla sua seconda stagione in Formula Uno, archiviato un altalenante 2006, porta una scuderia dal passato glorioso ma dal presente difficile come la Williams a risultati importanti. Riesce il più delle volte a tenersi lontano dai guai, cosa che non sembrava in grado di fare nella sua prima stagione in Formula Uno, sa essere molto veloce nonostante disponga di una vettura certo non da prime file, spesso naviga in zona punti e quando il mezzo lo consente (vedi Interlagos dove conclude al quarto posto) coglie le opportunità che gli si presentano. Nel 2008 sarà la punta di diamante della Williams, una squadra che cercherà, con il supporto Toyota, di risalire la china… ma che nostalgia per questo team ripensando ai tempi delle scaramucce in pista e fuori tra Ralf Schumacher e Juan Pablo Montoya!

A. WURZ (voto 5): Per un pilota che non disputava una stagione completa dal 2000, ultimo anno per il marchio Benetton in Formula Uno, scoprirsi pilota titolare Williams nel 2007 alla non più verde età di 33 anni non può che essere stata una bella sorpresa. L’austriaco, ormai avvezzo alla routine del test driver, dimostra sin dalle prime gare di aver perso il ritmo, o se preferite l’intensità mentale necessaria ad un pilota per “sopravvivere” ad un week-end di Gran Premio. In qualifica finisce quasi sempre eliminato nella prima fase, in gara è solitamente poco incisivo anche se nel caos di Montreal coglie un insperato terzo posto. Si ripete sugli stessi livelli al Nurburgring, altra gara “anomala” del Mondiale 2007, dove conclude ottimo quarto sfiorando il gradino più basso del podio. Montreal e Nurburgring, potremmo dire gli ultimi acuti di un pilota che esordì prepotentemente in Formula Uno nel 1997 senza poi mantenere le promesse. Per il resto una stagione vissuta all’ombra del più giovane e veloce compagno di squadra Rosberg fino alla (saggia) decisione di abbandonare il Circus subito dopo il Gran Premio della Cina.

K. NAKAJIMA (voto 5,5): Dopo aver percorso oltre 7.000 km di prove al volante della Williams Toyota FW29 Kazuki, figlio di quel Satoru che fu anche compagno di Ayrton Senna alla Lotus nel 1987, ha l’occasione di debuttare in Formula Uno da pilota titolare nell’ultimo Gran Premio della stagione, su una pista insidiosa come quella di Interlagos. E’ lui il sostituto di Alexander Wurz, l’austriaco che ha deciso di annunciare il ritiro dai Gran Premi con una gara d’anticipo sulla chiusura del Mondiale. Comportatosi discretamente nelle varie sessioni di prove, il coetaneo di Lewis Hamilton offre una prestazione solida alla Williams, se non fosse che durante un pit-stop arriva leggermente lungo nella piazzola di sosta e investe un paio di meccanici. Nonostante questo episodio, frutto di un calo d’intensità da parte del giovanissimo driver giapponese, Kazuki non ha problemi a proseguire la gara arrivando a tagliare il traguardo in decima posizione. Risulta arduo esprimere un giudizio sulla base di un solo Gran Premio disputato, le informazioni in mio possesso mi dicono però che ci troviamo di fronte ad un pilota dotato di un buon potenziale velocistico ma anche con una certa propensione a commettere errori. A tal proposito, se non si fosse verificata l’evitabile incomprensione con i meccanici del suo box a Interlagos, da parte mia ci sarebbe potuta scappare la sufficienza. Il 2008 gli riserverà comunque un intero anno da titolare in Williams, sarà quindi più facile per me (e per la squadra!) valutare le sue performance nell’arco dello svolgimento di un Campionato del Mondo di Formula Uno.

V. LIUZZI (voto 6,5): Condizionato da una monoposto non soltanto lenta ma anche carente in affidabilità, nella prima parte della stagione Vitantonio colleziona un numero impressionante di ritiri consecutivi. Unico acuto a Shanghai dove termina al sesto posto, peccato per lui che in tale occasione il compagno Vettel finisca addirittura quarto. Decisamente più costante rispetto a Speed, Liuzzi viene invece avvicinato nei tempi dal “rookie” Vettel che riesce anche a togliersi più soddisfazioni dell'italiano a dispetto della scarsa esperienza e di qualche errore di troppo. Scaricato come previsto dalla Toro Rosso al termine di un deludente 2007, Vito pareva interessare alla Williams che però ha confermato Rosberg e Nakajima lasciando al nostro portacolori la per lui non esaltante ultima possibilità della contesissima Force India. Coetaneo del due volte campione del mondo Alonso, Liuzzi ha comunque fatto quello che poteva con la Toro Rosso e sarebbe davvero ingiusto se dovesse ritrovarsi escluso dal Circus nel 2008.

S. SPEED (voto 5): Un altro caso di un pilota statunitense che assaggia la Formula Uno e se ne torna in patria scornato (vedi il precedente di Michael Andretti su McLaren nel 1993). Tenuto in scacco fino all’ultimo momento da Toro Rosso non completamente convinta di confermarlo titolare nel 2007, Scott di certo risente della pressione che la sua stessa squadra gli mette addosso ancor prima che il Campionato del Mondo inizi sul serio. E quando il Campionato comincia ecco che le sue prestazioni, complice una monoposto lontana anni luce dalle migliori, si rivelano piuttosto altalenanti. Nel dopo gara del Nurburgring sembra sia stato assalito verbalmente e fisicamente dal collerico team principal della Toro Rosso. In seguito a questo episodio ha abbandonato senza troppi dispiaceri la scuderia satellite Red Bull, lasciando in eredità il suo sedile alla nuova promessa dell’automobilismo teutonico Sebastian Vettel. Per il bistrattato pilota americano il futuro è a casa, nel più confortevole mondo dell’automobilismo a stelle e strisce, a confrontarsi con Montoya e Villeneuve nella munifica Nascar.

S. VETTEL (voto 7): Si trova agevolmente al comando del Campionato World Series by Renault quando Mario Theissen, team principal della Bmw F.1, gli chiede di sostituire a Indianapolis l’indisponibile Kubica, reduce da un terrificante crash la settimana precedente in Canada. Sebastian, 20 anni appena, al suo esordio in Formula Uno conquista subito un punto, quindi dal Gran Premio successivo lascia nuovamente il posto al rientrante Kubica. Torna però in servizio già dall’Ungheria, chiamato stavolta a rimpiazzare il giubilato Speed in casa della Toro Rosso che furbescamente gli fa subito firmare un contratto di due anni. Capace di girare sui tempi del più esperto compagno di squadra Liuzzi, Vettel si pone all’attenzione del grande pubblico sull’allagata pista del Fuji dove getta al vento un più che probabile podio per uno scellerato tamponamento a Webber in regime di safety-car. Sette giorni più tardi l’imberbe tedeschino conclude ottimo quarto a Shanghai, dimostrando di aver superato brillantemente il difficile momento vissuto dopo l’erroraccio commesso in Giappone. In buona sostanza Sebastian è un ragazzo molto giovane che deve necessariamente ancora capire alcuni meccanismi della Formula Uno, mi sento però di affermare che ci troviamo di fronte ad un pilota molto promettente di cui sentiremo parlare parecchio in futuro.

A. SUTIL (voto 6): Appena ufficializzato il contratto con la Spyker sono stati molti gli addetti ai lavori ad interrogarsi sulle sue reali possibilità di mantenere il sedile in Formula Uno oltre un certo numero di Gran Premi. Adrian, tra i più temibili avversari di Hamilton ai tempi della loro militanza nella Formula Tre europea, fin dalle prime gare palesa una buona velocità al volante della pur scadente Spyker, tanto da riuscire a tenere testa senza problemi al più navigato compagno di squadra Albers. Il suo talento può mostrarlo con una certa regolarità soltanto sul finire di stagione, in Belgio, grazie anche ad una Spyker decisamente più guidabile, quindi in Giappone dove regala il primo ed unico punto alla sua squadra che dal 2008 assumerà la denominazione di Force India sotto la guida del miliardario Vijay Mallya. Rimasto a lungo tra gli osservati speciali di Ron Dennis e della McLaren alla ricerca di un sostituto per il partente Alonso, Sutil affronterà invece il Mondiale 2008 da pilota della Force India con l’obiettivo di ripetere più di frequente le buone cose fatte vedere in Formula Uno nella sua stagione d’esordio. Dalla sua parte Adrian ha l’esperienza maturata nel 2007 e le garanzie di patron Mallya che salvo sorprese dovrebbe assicurare al team una maggiore stabilità tecnico-finanziaria indispensabile per poter puntare a competere nelle zone nobili della classifica.

C. ALBERS (voto 2): E’ alla sua terza stagione in Formula Uno, eppure mi ricorda il Taki Inoue di metà anni Novanta. Già nei primi Gran Premi si dimostra meno veloce sul giro singolo rispetto al compagno di squadra, il debuttante Sutil, come se non bastasse il suo rendimento in gara è incostante e sottotono per un pilota che prima di approdare nel Circus figurava tra i migliori in una categoria selettiva come il DTM. La Spyker, scuderia di nazionalità olandese, prima di dargli il benservito a stagione in corso ha fornito al suo pupillo tutte le attenzioni necessarie (tranne forse una vettura decente!) tanto che Christijan a quanto sembra ha addirittura posto dei veti circa il nome del compagno di squadra. La scelta è quindi caduta su Sutil che tanto per gradire si è rivelato più performante dell’esperto Albers, tra l’altro protagonista di un bel giretto panoramico col bocchettone per il rifornimento ancora infilato nel serbatoio in quel di Magny-Cours. Aridatece Yuji Ide…!

M. WINKELHOCK (voto 6): Andy Warhol, figura dominante del movimento pop-art americano, disse che in futuro quindici minuti di celebrità non si sarebbero potuti negare a nessuno. Così è stato, se vogliamo, anche per Markus Winkelhock, figlio d’arte, catapultato nell’inferno dei Gran Premi su di un circuito chiamato Nurburgring. Complice una giornata meteo alquanto bizzarra il buon Markus, partito dall’ultima posizione, vive per qualche giro i suoi “quindici minuti di celebrità” issandosi al comando della corsa. Quando la pista si asciuga il sogno svanisce e il pilota tedesco non riesce nemmeno a vedere la bandiera a scacchi, fatto sta che a modo suo è già entrato nella storia. Peccato che il 2007 di Winkelhock in Formula Uno si esaurisca dove è cominciato, vale a dire al Nurburgring, causa mancanza di sponsor e soprattutto di soldi indispensabili per mantenere il sedile alla Spyker. Perché una seconda chance in Formula Uno, in quei pochi giri percorsi da leader, ha dimostrato di meritarsela.

S. YAMAMOTO (voto 4,5): L’anno scorso, esordiente in Formula Uno al volante della pur scadente SuperAguri, non aveva convinto nessuno ma nemmeno aveva fatto particolari danni. Entrato nei ranghi della GP2 Series, è stato richiamato in servizio nel Circus dalla Spyker in sostituzione dell’insolvente Winkelhock subito dopo il Gran Premio d’Europa al Nurburgring. Senza aver praticamente effettuato test significativi prima dell’inaspettato ritorno con la Spyker in Ungheria, con una certa dose di coraggio (imprudenza?!) Sakon il “samurai” si è rigettato nella mischia dimostrando se non altro di non essere d’impiccio ai migliori nelle sempre difficili fasi di doppiaggio. Di fatto resta un pilota con la valigia, arrivato in Formula Uno grazie ai soldi della ricca madre. Per la serie: se il portafogli si svuota, scendi dalla giostra e tanti saluti.

T. SATO (voto 6,5): Regala i primi punti mondiali alla SuperAguri, sostanzialmente la ex Honda del 2006 che in diverse occasioni si rivela superiore al pacchetto della nuova Honda 2007. La prima soddisfazione se la toglie in Spagna, dove conclude buon ottavo, nell’incredulità della sua stessa squadra. Il bello però deve ancora venire: in Canada il piccolo giapponese si rende protagonista di una straordinaria rimonta che lo porta, nel finale, ad avere addirittura la meglio sulla McLaren di Alonso. Sesto posto a Montreal e altri tre punti in saccoccia per Takuma e la SuperAguri. Nella seconda parte di stagione non è in grado di ripetersi sugli stessi livelli di Barcellona e Montreal, anche a causa di una vettura sulla quale non vengono introdotte novità utili a reggere il passo con l’evoluzione tecnico-aerodinamica di altre squadre decisamente più solide finanziariamente. Nel 2008 sarà nuovamente pilota di riferimento della SuperAguri, scuderia che gode dell’appoggio Honda ma che comunque attualmente non dispone delle risorse necessarie atte a sviluppare una vettura capace di puntare con più costanza alla zona punti.

A. DAVIDSON (voto 5): Non si sa perché ma se in pista si verifica un incidente è quasi garantito che tra i coinvolti ci sia lui. Da sempre protetto della Honda, Anthony ha l’occasione di disputare una stagione completa in Formula Uno al volante della “cugina” SuperAguri. Veloce sul giro singolo, spesso in qualifica precede il più esperto compagno di squadra Sato, il suo punto debole è però rappresentato dall’incostanza sul ritmo di gara. Mentre il suo compagno di squadra si rivela solitamente reattivo allo start tanto da guadagnare subito posizioni, il biondino tascabile (160 centimetri di altezza) veleggia quasi sempre nelle retrovie. La SuperAguri non vale la Ferrari e nemmeno la Red Bull, fatto sta che Davidson non sembra possedere quell’intensità mentale necessaria per rendere al massimo nell’arco di un Gran Premio. Incline all’errore, in SuperAguri gli hanno confermato la fiducia per il 2008 anche se a mio parere in giro c’erano piloti, pure inesperti, potenzialmente in grado di portare al team una maggiore concretezza nei risultati.


NOTA DEL WEBMASTER: i suddetti voti e commenti sono opinioni personali di Ermanno il quale ritiene di poter esprimere liberamente il proprio parere nei confronti di uomini, i piloti di automobilismo, che già soltanto per il mestiere che fanno possono essere indistintamente considerati come dei moderni eroi.

Il Direttore


PAGINA PRECEDENTE

Ti è piaciuto questo numero? Scrivi un commento!

| HOME | CRITICA | RICONOSCIMENTI | ESPOSIZIONI | GALLERIA OPERE |

| SPECIALI | INTERVISTE | PUBBLICAZIONI | VIDEO | CONTATTI |

| L'ANGOLO DEL WEBMASTER | SCRIVI PER L'ANGOLO |

| A VELE SPIEGATE |

| SFONDI GRATIS PER DESKTOP | SITI CONSIGLIATI |

Firma e/o Leggi il nostro GUESTBOOK!

entra nel nostro FORUM