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a cura di Ermanno


In Cronaca

George Weah, due volti per un sogno

n. 4
10 ottobre 2005
(data di pubblicazione sul sito)



George Weah prima e dopo: già idolo dei tifosi milanisti, quindi candidato alle elezioni presidenziali in Liberia



George Weah è un personaggio che non ha bisogno di presentazioni. Nato a Monrovia, capitale della Liberia, affascinante angolo dell’Africa nera dilaniato da guerre civili in un contesto di perenne instabilità politica, Weah è uno di quei pochi liberiani che può dire di avercela fatta. In tutti i sensi.

A 39 anni, compiuti peraltro da pochi giorni, è un apprezzato ex calciatore professionista che di certo non ha problemi economici, un vero e proprio simbolo per il suo Paese, la Liberia, stato confinante con Sierra Leone, Guinea e Costa d’Avorio.
George Weah è piombato in Europa proprio da Monrovia, sua città d’origine, con l’obiettivo di sfondare a tutti i costi nel calcio internazionale per dare un senso alla sua vita e regalare una speranza di riscossa ai suoi compatrioti. In Francia dal 1988 al 1995 gioca per squadre importanti quali Monaco e Paris St-Germain prima di essere notato dal Milan che lo vuole con sé a partire dalla stagione 1995-96.
Il suo primo anno nella società calcistica milanese è un successo, il Milan vince il quindicesimo scudetto della sua storia. Seguono due stagioni più difficili, finché nel 1998-99 Weah contribuisce alla conquista del sedicesimo scudetto conquistato dal suo Milan.
Nel 2000 l’addio al Milan per iniziare una nuova carriera in Inghilterra. Ad accoglierlo a braccia aperte è il Chelsea, ma dopo pochi mesi cambia già formazione e lo si trova nel non eccelso club del Manchester City. Conclusasi abbastanza rapidamente la sua esperienza nel calcio inglese, tra il 2000 e il 2001 Weah rientra in Francia dove praticamente chiude la sua carriera. Gioca per qualche tempo nell’Olympique Marsiglia, quindi non può rifiutare un ricchissimo contratto che gli viene offerto per scendere in campo nel Campionato calcistico degli Emirati Arabi Uniti. Weah però gioca poco e decide di abbandonare il calcio. Da quel momento rifugge una vita da trascorrere negli agi come la sua condizione di “asso” dello sport gli consentirebbe e torna a vivere nella sua Liberia.
Qui decide di dedicarsi alla politica, fonda un nuovo partito politico (il Congress Party for Democratic Change) ed annuncia la sua candidatura alle elezioni presidenziali previste per l’ottobre 2005.

George Weah torna ancora una volta da dove era partito, da quella Monrovia che lo aveva visto nascere, crescere e soffrire fino all’arrivo in Europa che gli ha garantito gloria sportiva e benessere economico. Lo stesso aveva fatto nel mondo del calcio, quando, giunto ormai a fine carriera, decise di tornare in Francia dove sul finire degli anni Ottanta aveva raccolto i primi applausi.
Fondamentali i ritorni nella parabola che ha caratterizzato la carriera calcistica ma anche la stessa vita di questo ex calciatore che nel 1995 divenne il primo (sinora l’unico) africano a conquistare il Pallone d’Oro, una sorta di Oscar del calcio, unitamente al titolo “FIFA World Player of the Year”. Weah non dimentica, insegue oggi come allora il sogno difficile ma non irrealizzabile di costruire una Liberia migliore, una Liberia capace di lasciarsi alle spalle tutti i disagi e i brutti ricordi del passato, compreso l’ultimo corrotto governo di Charles Taylor che ora si gode un dorato esilio in Nigeria.

L’ex centravanti milanista non ha la preparazione necessaria per diventare presidente, dicono i suoi oppositori in Liberia. E’ presto per dirlo, ma evidentemente nemmeno Taylor l’aveva considerando che ha portato il suo Paese, il Paese che avrebbe dovuto governare, sull’orlo del baratro.
A Weah certo non mancano i sostenitori, ai liberiani è ben noto il suo glorioso passato nel calcio tanto che sono in molti a considerarlo profeta in patria. In ogni caso le elezioni presidenziali sono alle porte, i nostri dubbi saranno sciolti nei prossimi giorni seguendo attraverso la televisione e i quotidiani nazionali le vicende politiche della Liberia.
Perchè un continente così variegato e ricco di bellezze naturali come l’Africa merita certamente di più e forse George Weah è l’uomo giusto al posto giusto in grado di dare una svolta in positivo ad uno stato martoriato qual è la Liberia.

Il Direttore


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