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a cura di Ermanno


In Cronaca

Orgoglio senza pregiudizio

n. 46
1 settembre 2008
(data di pubblicazione sul sito)



le autobiografie di Franco Frassoni e Sean Connery, ovvero quando il caso e le similitudini creano divertenti parallelismi



Che cosa hanno in comune il Maestro Franco Frassoni e Sir Sean Connery? No, con questa domanda L’Angolo del Webmaster non vuole lanciare provocazioni gratuite né mettere in dubbio la sua reputazione di rubrica seria da sempre votata alla riflessione e all’approfondimento dei temi più svariati. Il punto è che delle similitudini, discutibili quanto si vuole, sussistono, e meritano a mio parere di essere sviscerate in questa sede. Tanto per cominciare sia Franco Frassoni che Sean Connery hanno recentemente dato alle stampe la loro autobiografia. Quella dell’artista genovese è uscita nel Giugno 2008, quella dell’attore scozzese appena due mesi dopo, nell’Agosto 2008. E proprio il 25 agosto, giorno del suo settantottesimo compleanno, Sean Connery ha presentato in esclusiva mondiale al Festival del Libro di Edimburgo il suo libro autobiografico che, visto il mai celato orgoglio nazionalistico dell’attore, non poteva che intitolarsi “Being a Scot”, vale a dire essere uno scozzese. Scritto da Connery in collaborazione con il produttore cinematografico Murray Grigor, “Being a Scot” non si sofferma soltanto sulla carriera di una navigata star del cinema ma anche su come Sir Sean percepisce i molteplici aspetti della vita e della cultura del suo amato Paese, la Scozia, che gli diede i natali a Fountainbridge, in un sobborgo di Edimburgo, nel 1930. Anche Franco Frassoni è nato nel 1930, ovviamente in Italia, a Genova, circa quattro mesi dopo Sean Connery. L’autobiografia del Maestro, intitolata “A vele spiegate. Segreti confessabili di un pittore imprenditore” sarà ufficialmente presentata, come da più parti riportato, il prossimo 12 settembre alle ore 18 nei locali dell’Associazione Culturale Sulla Parola in Via Cibrario 28 a Torino alla presenza degli editori che ne hanno curato la pubblicazione. Meno di venti giorni separano la presentazione del libro di Sean Connery, edito dalla casa editrice Weidenfeld, e quella del volume di Franco Frassoni, pubblicato dalle Edizioni Angolo Manzoni.

Dici Franco Frassoni e ti viene in mente “Il duello tra Marco Brunod e il conte di Champorcher”. Perché l’amore per l’arte inizia di sovente dalla passione per i fumetti. O almeno questo è stato il percorso dell’artista residente a Torino da diversi anni. Le sue, scrive il critico d’arte Salvatore Avitabile, sono opere fascinose che ricordano la poetica di Carlo Carrà. Un nomadismo culturale quello di Frassoni, che nel suo eclettismo stilistico presiede il lavoro di una rifondazione dell’arte, improntata sul principio della citazione, per questi motivi la sua opera trova una degna collocazione nell’ultimo movimento artistico internazionale, la Transavanguardia, dove nel raggiungimento di un alto grado qualitativo ed espressivo non ne diventa un semplice seguace, ma il massimo rappresentante!

Dici Sean Connery e pensi subito all’Agente 007. Ma prima che tutti lo chiamassero Bond, James Bond, l’attore scozzese, figlio di un camionista e di una cameriera, consegnava il latte per le strade di Edimburgo e frequentava lezioni di danza. Arruolatosi nella Marina Militare Britannica, fu ben presto congedato per problemi di salute. Fece però in tempo a tatuarsi sul braccio destro la scritta Scotland forever, cioè Scozia per sempre, poco prima di lasciare il suo incarico in Marina, a dimostrazione che fin da giovanissimo Connery nutriva un amore viscerale per il suo Paese. Bagnino, muratore, lavapiatti, modello per l’Edinburgh Art College, nel 1953 Sean Connery partecipa al concorso Mister Universo in rappresentanza della Scozia e si classifica al terzo posto. Il suo volto comincia così ad interessare al mondo della televisione e di lì a poco anche a quello del cinema. Nel 1962 viene scelto da Albert Broccoli e Harry Saltzman per il ruolo dell’Agente 007, già protagonista dei romanzi di Ian Fleming. Sean Connery diventa così il primo James Bond cinematografico, l’interprete di riferimento per coloro che hanno indossato negli anni successivi i panni dell’affascinante e astuto agente segreto. Ma l’esperienza cinematografica di Connery non si limita a 007. Sebbene impegnato sui set dei vari Bond-movies, è infatti protagonista di altre memorabili prove attoriali come in Marnie di Alfred Hitchcock, La collina del disonore di Sidney Lumet, La tenda rossa dove recita con Claudia Cardinale. Negli anni Ottanta è nel cast de Il nome della rosa, Gli intoccabili, Indiana Jones e l’ultima crociata, solo per citare i film di maggior successo, quindi un decennio più tardi torna da protagonista insieme ad una conturbante Catherine Zeta-Jones in Entrapment e nel 2003 compare nel ruolo di Allan Quatermain ne La leggenda degli uomini straordinari.

Ma che cosa hanno in comune un ligure e uno scozzese? Evitiamo battute scontate, please. Quanto a generosità, per il Maestro Franco Frassoni può garantire chi l’ha conosciuto, nel caso di Sean Connery ha recentemente garantito suo figlio Jason, anch’egli attore, il quale ha dichiarato che il suo ben più celebre padre non l’ha estromesso dall’eredità sebbene qualcuno avesse sparso questa voce, poi rivelatasi puntualmente infondata.
Sir Sean è sposato in seconde nozze con Micheline Roquebrune, pittrice. I due vivono da tempo alle Bahamas. Ma come, mi direte adesso, uno scozzese d.o.c. come Sean Connery a parole inneggia all’uggiosa Scozia e poi se ne va nel suo buen retiro sotto il sole dei Caraibi? In verità un motivo c’è. L’attore, da sempre affezionato sostenitore dello Scottish National Party, ha più volte ribadito che rientrerà prontamente in Scozia soltanto quando il suo Paese avrà ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna… una dichiarazione di sicuro effetto per l’ex 007 che comunque non disdegna di ricorrere al kilt, il classico gonnellino scozzese, nelle sue tuttora applauditissime apparizioni pubbliche. In attesa che il lieto evento sia compiuto, ossia che la Scozia ottenga la tanto agognata indipendenza (possibile?), il James Bond per antonomasia professa il suo credo quasi sfacciatamente nazionalista anche nel libro in cui spiega cosa significa essere uno scozzese.

Non mi risulta che Franco Frassoni si sia mai battuto per l’indipendenza della Liguria o del Piemonte dal Belpaese (!), ciononostante nel volume autobiografico “A vele spiegate” l’autore ha posto in particolare risalto l’infanzia trascorsa a Genova, gli innumerevoli viaggi in giro per il mondo, la decisione di trasferirsi a Torino, non ultimo il suo orgoglio italiano che emerge gradualmente, pagina dopo pagina, nell’autobiografia. Perché l’orgoglio individuale, quello che ci fa sentire parte integrante di una determinata comunità, ricopre a mio modo di vedere un ruolo essenziale nel processo formativo che coinvolge ogni singolo soggetto, l’importante è che sia sempre un orgoglio senza pregiudizio, ovvero privo di quei concetti talvolta insiti nella mente umana che ci impedirebbero di guardare oltre i confini del nostro giardino. Come del resto hanno dimostrato di saper fare egregiamente il Maestro Franco Frassoni e Sir Sean Connery, fortemente legati alle proprie radici e al tempo stesso aperti ad un costante quanto vantaggioso scambio culturale con l’estero.

Il Direttore


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