- L'ANGOLO DEL WEBMASTER

HOME


L'Angolo del Webmaster

a cura di Ermanno


Intervista

Un pomeriggio alle Edizioni Angolo Manzoni

n. 48
29 settembre 2008
(data di pubblicazione sul sito)



l’editore Nino Truglio accanto a due opere realizzate dal Maestro Franco Frassoni



Aprire l’antico portone del condominio sito in Via Cibrario 28 a Torino, nello stabile dove a pochi metri di distanza hanno sede le Edizioni Angolo Manzoni e l’Associazione Culturale Sulla Parola, significa introdursi nell’allegra quotidianità tipica di una famiglia italiana. La casa editrice torinese, fondata nel 1988 da un manipolo di sette entusiasti appassionati di libri, dal 2000 annovera in cabina di pilotaggio i soli Federico Alfonsetti, Enzo Bartolone e Nino Truglio. Com’è ormai noto il Maestro Franco Frassoni ha pubblicato pochi mesi fa proprio per le Edizioni Angolo Manzoni la sua autobiografia intitolata “A vele spiegate. Segreti confessabili di un pittore imprenditore”. Nella mente del vostro Webmaster è così maturata l’idea di intervistare uno degli editori, il professor Nino Truglio, sempre disponibile a trascorrere un paio d’ore a chiacchierare del più e del meno davanti ad una buona tazza di caffè, per meglio comprendere in che modo opera una casa editrice e quali sono le sensazioni che derivano dallo stampare libri. L’occasione per una intervista si è quindi presentata in una apparentemente anonima domenica pomeriggio nell’ufficio delle Edizioni Angolo Manzoni, dove ad accogliermi ho trovato un Nino Truglio desideroso di condividere con me e quindi con i lettori de L’Angolo le sue personali considerazioni.


Professor Truglio, nel sito www.angolo-manzoni.it ci si riferisce a lei come ad un hidalgo matematico. A che cosa si deve il curioso accostamento tra il titolo nobiliare o gentilizio di derivazione iberica e la nota disciplina scientifica?

Hidalgo matematico l’ha scritto una signora che lavora con noi, anche un po’ a mia insaputa. Vuole essere un complimento, ma io non so se lo sia veramente. In ogni caso, non mi ritengo un matematico, sono più semplicemente uno che ha studiato matematica e la insegna a scuola. I matematici sono un’altra cosa, sono quelli che inventano matematica, che la creano; io invece sono un praticone ma che ha una vera passione per le storie che gli altri raccontano, per esempio quella di Franco Frassoni.

Mi può delineare il percorso che l’ha portata a diventare un editore?

Sono diventato editore perché frequentavo una libreria, la Libreria L’angolo Manzoni del signor Enzo Bartolone di Via Cernaia 36 a Torino, e compravo sempre un bel po’ di libri. Poi questo eccentrico signore si è stufato di fare soltanto il libraio e ha deciso di provare la strada dell’editoria. Ha proposto a sette persone, tra i migliori clienti della libreria, che nel frattempo erano diventati un po’ amici, di stampare dei libri e finanziare la stampa degli stessi per mettere su una casa editrice. Ho accettato di provare questa nuova strada ed oggi sono ancora qui.

Quali sono i generi che le Edizioni Angolo Manzoni trattano più frequentemente?

Da noi arrivano parecchi manoscritti; li leggiamo, li vagliamo e quindi, se ci piacciono e pensiamo possano essere di qualche interesse per il pubblico, li proponiamo e cerchiamo di farli conoscere. Noi ci occupiamo di argomenti radicati principalmente in Piemonte, cosa che può sembrare strana, dato che due dei soci della casa editrice sono siciliani e vengono da chissà dove. In qualche modo per me pubblicare libri di ambientazione piemontese significa dire grazie ad una città, Torino, che mi ha ospitato, una città che è bella anche se non abbagliante come Venezia, Firenze o Roma. Una città capace di mantenere una sua bellezza sobria con questi viali dritti, con la sua storia importante fatta da persone che sono sempre state austere nelle azioni che hanno intrapreso. Due altri importanti filoni sono quelli dei libri a grandi caratteri, ovvero la collana Corpo 16, il cui scopo è quello di soddisfare le esigenze di persone come gli ipovedenti che incontrano difficoltà nella lettura a causa di patologie della vista o per ragioni legate all’età, e i libri fotografici, di cui abbiamo già pubblicato cinque importanti volumi. Aggiungerei all’elenco anche i libri di persone come Franco Frassoni che si radicano in Piemonte e raccontano un po’ la loro storia che è sempre interessante, la storia di persone che emergono dalla tana, nel caso specifico Genova, e girano il mondo, vengono a Torino, hanno dei figli, imbrattano per così dire le tele con la loro fantasia e con i colori dei loro sogni.

Ritiene che “A vele spiegate”, trattandosi dell’autobiografia non solo artistica di un pittore, possa essere classificata come un’opera letteraria atipica rispetto ai canoni abituali seguiti dalle Edizioni Angolo Manzoni?

Certamente, infatti ci sono stati molti dubbi sul fatto se pubblicarla o meno, dal momento che per certi versi non rientrava nella nostra linea editoriale. Poi ci si è decisi per la pubblicazione perché racconta la storia di un uomo che giunge in Piemonte e vede la vita sotto un aspetto positivo, per intenderci il suo bicchiere è sempre mezzo pieno, spinto com’è dal desiderio di realizzare cose nuove. La vita a vele spiegate di Franco Frassoni ci ha intrigato particolarmente anche perché egli non ha nessuna intenzione di ammainare le vele. Si tratta comunque di un’opera atipica la cui pubblicazione non era in un primo momento da dare per scontata.

Su quali basi pensa si debba sviluppare il rapporto tra autore ed editore?

Posso citarle il grande Arnoldo Mondadori il quale quando riceveva i suoi autori li andava ad accogliere personalmente alla porta, chiamava ognuno di essi “maestro” ed era grato alle persone che affidavano alla sua casa editrice degli scritti. Oggi per una grande casa editrice come Mondadori questo non è ovviamente più possibile. Per noi rimane invece questa la dimensione dell’editoria, non è pertanto classificabile come grande business, resta però un grosso piacere riscoprire storie, vite di persone concrete che sotto forma di racconto condividono con il lettore la loro felicità data dal semplice stare al mondo. E’ questo il caso di Franco Frassoni.

A suo modo di vedere oggi in Italia per i libri c’è sufficiente distribuzione?

La distribuzione è un grande problema che noi abbiamo e che tutte le piccole case editrici hanno. La vendita di libri è ovviamente un fatto commerciale che ogni grande casa editrice cerca di seguire per proprio conto, facendo per esempio delle catene come Feltrinelli e Mondadori. La nostra distribuzione arranca sempre perché ha difficoltà ad entrare nelle librerie, un libro nostro entra in libreria solo se il libraio ha una grande sensibilità mentre nelle grandi catene non riusciamo ad entrare. La distribuzione del libro è effettivamente un problema serio anche perché in generale si legge poco e le librerie stanno progressivamente chiudendo a vantaggio dei supermercati dove lì il libro è trattato non come un oggetto di grande piacere ma come un qualsiasi prodotto commerciale alla pari di ottimi alimenti nostrani come possono essere patate o mozzarelle. Per noi il libro è un’altra cosa, rimane un condensato della vita delle persone che raccontano la loro vera storia o ci rendono partecipi dei loro sogni.

Concludo con una domanda forse un po’ provocatoria per chi lavora nel settore dell’editoria. Condivide i timori, espressi anche da vari quotidiani nazionali, secondo cui oggi quasi tutti i creativi del Belpaese si sentono potenziali scrittori mentre sembra esserci una drastica riduzione del numero di lettori?

La sua affermazione è in buona parte vera, basti pensare che da noi arrivano un sacco di manoscritti, in media due o tre alla settimana. C’è moltissima gente che scrive, forse non un sufficiente numero di persone che legge. Ci piace essere lettori delle cose che pubblichiamo, mi riferisco principalmente a ciò che risveglia il nostro interesse. Si tratta forse più di una boutade quella che vuole una prevalenza di scrittori piuttosto che di lettori. Voglio a questo punto citare una battuta di Massimo Troisi che in un film diceva una frase del tipo: “sono da solo a leggere mentre questi che scrivono sono tantissimi, io non leggo perché loro sono troppi e pertanto non riuscirò mai a leggere ciò che loro scrivono”. La verità è che in Italia, come in altri Paesi, anche se qui da noi il fenomeno mi sembra più tangibile, si legge sempre meno, e la comunicazione che si ha attraverso un libro è quindi sempre meno rilevante rispetto ad altre forme di comunicazione come quella della Rete telematica.

Il Direttore


PAGINA PRECEDENTE

Ti è piaciuto questo numero? Scrivi un commento!

| HOME | CRITICA | RICONOSCIMENTI | ESPOSIZIONI | GALLERIA OPERE |

| SPECIALI | INTERVISTE | PUBBLICAZIONI | VIDEO | CONTATTI |

| L'ANGOLO DEL WEBMASTER | SCRIVI PER L'ANGOLO |

| A VELE SPIEGATE |

| SFONDI GRATIS PER DESKTOP | SITI CONSIGLIATI |

Firma e/o Leggi il nostro GUESTBOOK!

entra nel nostro FORUM