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a cura di Ermanno


Narrativa

Nella natura più profonda delle cose

Round 1

n. 49
6 ottobre 2008
(data di pubblicazione sul sito)



dedicare del tempo alla riflessione personale significa anche guardare diversamente dentro noi stessi



I koan sono problemi oscuri e assurdi, inventati e costruiti con cura appositamente per indurre il discepolo Zen a rendersi conto nel modo più drammatico dei limiti della logica e del ragionamento, riportava lo scrittore ed economista austriaco Fritjof Capra nel suo libro “Il Tao della fisica”. Koan è una parola giapponese di derivazione cinese che può essere resa in italiano come legge, principio di governo, o più semplicemente guida per la vita. Si può quindi affermare che il koan è un paradosso, uno stratagemma utile per immergersi nella natura più profonda delle cose, in grado di stimolare la meditazione e la riflessione con l’obiettivo di agevolare una piena espressione delle potenzialità psicologiche individuali.
In questo numero la redattrice Antonietta Nista, ispirata dallo stile dei koan orientali, propone per L’Angolo del Webmaster due racconti brevi che si snodano attorno ad un unico argomento, il senso di mancanza, com’è tipico della sua articolata produzione narrativa. Come avrete notato, da buon Angolo, questo è il primo round, l’iniziativa avrà quindi seguito con Antonietta Nista che ci guiderà, per il momento con una pausa di un mese ogni due numeri (un numero al mese), attraverso nuovi racconti, sulla falsariga di quelli qui pubblicati, nella comprensione della realtà soggiacente. (I.D.)


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IL MITO D’ALGA

C’era una volta Bugia.
Bugia era una gran combinaguai, la più discola e impertinente, la più dolce impunita. Non a caso era anche la più piccola tra le damigelle di corte.
Bugia aveva due sorelle: Necessità e Corsa.
La prima era di indole affabile e la sua assoluta buona fede non era mai messa in discussione. Aveva una gran difetto, però. A causa della sua natura, non era affatto capace di dire no a nessuno e, per questa ragione, spesso e volentieri, ricorreva all’aiuto della sorella minore, per cacciarsi fuori da situazioni veramente imbarazzanti. L’altra, invece, era un tumulto in gonnella, un vulcano in continua eruzione, una massa informe che smuoveva tutt’intorno al suo passare. E, quando a causa della sua natura, combinava un grosso pasticcio, dava sempre la colpa a sua sorella Necessità.
Per lungo tempo, corteggiatori da ogni dove remoto del regno erano giunti numerosi, ardenti di passione e muniti di buone intenzioni, a chiedere di rendere Corsa una sposa degna e felice. Ma lei, testarda, aveva sempre rifiutato tutti, dal più ricco fino al più innamorato, perché li considerava decisamente troppo indietro.
Un giorno, però, le cose cambiarono. Quel giorno, tra gli altri arrivò Sorpasso.
Lui era bello, ma senza esagerazione. Intelligente, ma con moderazione. Brillava, perché possedeva un lato oscuro. E Corsa se ne innamorò perdutamente.
Il matrimonio fu felice e dall’unione dei due amanti nacquero, dapprima, due gemelle splendide: Calma, che era sorridente e pacata, e Attesa, che era, invece, più vivace e intraprendente.
Qualche anno più tardi, venne alla luce Crisi, propenso al dubbio e al cambiamento. Il frutto proibito del suo amore segreto per una freschissima Bolla Di Acqua Boschiva fu la Prima Donna.
Salito al potere giovanissimo, spostò il suo castello sulla roccia più ripida di un suggestivo tratto di costa, chiamato Porto d’Alga e sostenuto dalle sorelle, regnò per trenta lunghi anni.
Ancora oggi, in quel luogo, è possibile vedere la pietra cardinale del suo trono ondeggiare, in un precario ma ostinato equilibrio, tra la terra e il mare.

Antonietta Nista


GIRA IL MONDO, GIRA

La mamma e il padre di Caarlo (si noti bene la pronuncia, Caarlo va letto esattamente come è scritto, perché era così che sua madre strisciava il suo nome, quando lo chiamava) si erano sposati per amore. Di questo nessuno ha mai dubitato. Avevano sempre desiderato due figli ma era stato loro destinato soltanto uno. Per questo motivo, l’avevano circondato di amore sincero in abbondanza e l’avevano allevato con cura e devozione. Ma un giorno Caarlo fu chiamato, all’improvviso, in una giornata di sole chiaro e limpido, fresco preambolo estivo, al Cielo. La gioia che aveva riempito per dieci anni quella casa di colpo svanì e le giornate, per i due genitori, si trasformavano in monotone e angoscianti repliche di un pianto straziato. Un giorno, però, cadevano le foglie. Le foglie cadute riempivano il viale della casa, ricoprendolo come un mantello leggero e fragile.
Un bambino, dal viso tondo e roseo e gli occhietti luccicanti si inoltrò nel cumulo di sfumature d’arancio alla ricerca di un oggetto che, dall’impegno nella ricerca, pareva essere davvero prezioso. La mamma di Caarlo lo vide dalla finestra e, incuriosita, gli chiese, uscendo vicino alla porta: “Hai perso qualcosa?”
Il bambino sgranò gli occhi con la mano ancora tra le foglie. L’aria soddisfatta e il sorriso a bocca aperta indicavano che la ricerca era andata a buon fine.
Porse alla signora l’oggetto e scappò via, senza dire una parola. Lei girò l’oggetto sconosciuto e chiamò il marito. Sul ciglio di casa, guardarono il cielo che si rifletteva in quel frammento. Caarlo vide un’espressione di serenità sorgere nuovamente sui loro visi.

Antonietta Nista

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L’appuntamento con il secondo round de “Nella natura più profonda delle cose” è previsto per il prossimo 6 novembre, ovviamente sempre sulle frequenze de L’Angolo del Webmaster. (I.D.)


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