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a cura di Ermanno


Narrativa

A Winter’s Tale

n. 58
26 dicembre 2008
(data di pubblicazione sul sito)




una «cartolina» natalizia speciale: il video della canzone “A Winter’s Tale” dei Queen



Quella che vi propongo nelle prossime righe è una piccola favola di Natale, una storia vera che mi è stata raccontata durante un soggiorno invernale ad Andora (Savona), località di circa settemila anime ubicata nella cosiddetta Riviera dei Fiori, tra le insenature di Capo Mele e Capo Mimosa, là dove scorre il torrente Merula. Non una fiaba, quindi, dal momento che la narrazione non presenta personaggi e ambienti fantastici. Quello che vi apprestate a leggere è piuttosto un componimento breve adatto ai bambini ma forse ancora di più, visti i tempi, agli adulti. In buona sostanza, ho deciso di interpretare a modo mio ciò che mi è stato raccontato. Per ritrovare lo Spirito del Natale tanto caro al romanziere britannico Charles John Huffam Dickens. I nomi dei protagonisti sono ovviamente di fantasia.



Era una sera qualunque, persino troppo qualunque per essere una sera uguale a tutte le altre. La pioggia batteva sui vetri delle finestre di una graziosa casetta situata nell’entroterra andorese.

“Anita, vieni a tavola che è pronto!” – intimò bonariamente la mamma guardando verso la cameretta.

Qualche attimo di silenzio.

“Anita, la cena è già in tavola!” – ripeté la mamma alzando il tono della voce.
“Arrivo, mamma, arrivo!” – rispose finalmente la piccola Anita.

Si udì a quel punto un rumore, come se la bambina avesse chiuso un libro o un quaderno con fare deciso.

“Anita, la cena si fredderà!” – sibilò la mamma.
“Dai mamma, sistemo ancora qualche figurina nell’album e vengo a tavola” – si sentì rispondere.

Già, le figurine dell’album. La zia le aveva regalato soltanto una settimana prima un album con le figurine di cani appartenenti a diverse razze. Dopo pochi minuti Anita irruppe di corsa nella sala da pranzo e prese rapidamente posto al tavolo vicino a mamma e papà.

“Anita, ce ne hai messo di tempo! Sempre dietro all’album che ti ha dato la zia, non è vero?” – attaccò sorridendo la mamma.
“E’ il più bel regalo che potessi ricevere!” – sussurrò Anita sgranando i suoi occhioni azzurri.
“Su, adesso mangiamo!” – tagliò corto il papà sollevando il cucchiaio.

Anita aggredì la minestra col suo cucchiaio che pareva essere troppo grande e pesante per una bambina così piccola come lei.

“No, mamma, faccio da sola, grazie… ormai sono grande!” – reagì Anita quando la mamma le si avvicinò per imboccarla.

La bambina iniziò finalmente a mangiare.

“Tommaso, pranzi fuori anche domani?” – domandò la mamma rivolgendosi al papà di Anita.
“Sì, credo di sì, ma ho chiesto un permesso dal momento che non potrò recarmi al lavoro” – rispose garbatamente papà Tommaso.
“E come mai il nostro lavoratore domani si riposa?” – chiese sorniona la mamma dando l’impressione di sapere qualcosa che la piccola Anita, vista anche la sua giovane età, non poteva ancora comprendere.
“Vedi, cara, la mia spalla continua a darmi dei problemi e alla fine mi sono deciso: domani andrò dal dottore” – rispose Tommaso tra una cucchiaiata e l’altra.
“Hai già preso un appuntamento dal dottor Serrani?” – incalzò la mamma.
“No, Giorgia, ci sono già stato per lo stesso motivo non più di quindici giorni fa e direi proprio che non mi ha giovato, anzi…” – disse con decisione il papà.
“Guarda, Tommaso, qui siamo in un piccolo paese, noi conosciamo tutti e tutti ci conoscono, non me ne voglia il dottor Serrani ma io farei così: vai dal dottor Bruni, il suo studio medico è in centro a Genova, sono circa cento chilometri ma credo ne valga la pena pur di guarire la tua vecchia spalla, dico bene?” – domandò mamma Giorgia dando un leggero buffetto sul naso al marito.
“E va bene – sospirò l’uomo – andrò da questo dottor Bruni… ma è davvero bravo?” – chiese Tommaso con un po’ di preoccupazione.
“Tommaso! – esclamò la mamma di Anita – Non ti fidi più di me? – sorrise – Il dottor Bruni è uno stimato professionista… ti ricordi che mal di schiena aveva mia sorella? – aggiunse.

Il papà di Anita strabuzzò gli occhi e si passò una mano sulla fronte come a confermare quanto appena affermato dalla moglie.
“Sì, mi ricordo, eccome” – sibilò Tommaso.
“Bene, da quando il dottor Bruni le ha prescritto una cura a base di erbe naturali è completamente guarita!” – rincarò la moglie.
“Guarita…? Ne sei proprio sicura?” – ribatté Tommaso con una smorfia.

La mamma di Anita capì che il marito la stava prendendo in giro. Gli prese la mano e guardandolo negli occhi disse: “Sentimi bene, tu domani andrai dal dottor Bruni… questo è tutto!”.
“Da solo?” – chiese il papà di Anita.
“Beh, io domani lavoro e come sai non posso chiedere permessi, quindi… un momento!” – si lasciò scappare la moglie.
“Anita! Domani non ha scuola e puoi farti accompagnare da lei! Anita, cosa ne dici di andare con papà dal dottor Bruni?” – domandò la mamma rivolgendosi alla piccola Anita.

Il visino roseo della bambina si illuminò.

“Certo, mamma” – annuì sicura.
“Allora siamo d’accordo!” – sentenziò mamma Giorgia mentre già stava iniziando a sparecchiare la tavola.

Il giorno dopo papà Tommaso e la piccola Anita partirono di buon mattino. Erano in viaggio da poco meno di due ore e Anita cominciò a chiedersi quando sarebbero arrivati nello studio del dottor Bruni. La bambina non aveva pronunciato una parola per tutta la durata del viaggio, ma ad un certo punto disse: “Papà, ma la sai la strada, vero? Non stava in centro questo dottor Bruni?”
“Beh, Anita, credo che tua mamma si sia sbagliata… il suo studio non è proprio in centro, diciamo un po’ più in là” – rispose Tommaso che quasi non riusciva più a trattenere le risate.

Dieci minuti dopo, finalmente, accostò vicino a una strada in aperta campagna.

“Ecco, Anita, siamo arrivati! Contenta?” – concluse il papà.

La bambina non rispose. Scese velocemente dall’auto e subito udì alcuni abbai.

“Papà, ci sono dei cani laggiù?” – domandò sorridendo.
“Tu che dici?” – ribatté il papà sistemandosi quasi imbarazzato la cravatta.
“Su, andiamo a vedere!” – proseguì.

Anita si lasciò prendere per mano e insieme al padre si avventurò nella discesa sterrata. Più i due scendevano e più gli abbai si facevano vicini. In certi momenti sembravano addirittura aumentare di intensità.

“Papà, ma quanti cani ci saranno qui?” – chiese saltellando la bambina.
“Lo sapremo presto” – rispose Tommaso tergiversando, come se qualcosa di grosso stesse per accadere.

Ormai Anita non stava più nella pelle dalla curiosità.

“Buongiorno, signor Tommaso!” – esordì un uomo appoggiandosi a un cancello.

La strada finiva lì. Attorno a quell’uomo tre giovani esemplari di Cavalier King Spaniel scodinzolavano festosi.

“Oh, buongiorno, signor Nereo!” – rispose cordialmente Tommaso.
”Ciao! Tu devi essere la piccola Anita… tuo padre mi ha parlato molto di te!” – disse il signor Nereo, l’allevatore di cani, chinandosi verso la bambina.
“Vieni con me, ti mostro una cosa!” – aggiunse l’uomo.

Anita lo seguì, insieme al papà. Non amava che gli adulti le dicessero piccola ma questa volta non protestò. In una stanza della villa di Nereo vide finalmente mamma Cavalier King Spaniel intenta ad allattare i suoi sette cuccioli. Erano due maschi e cinque femmine, sembravano avere davvero fame.

“Papà, è bellissimo!” – esclamò Anita indicando con la mano uno dei cuccioli.
“E’ la tua sorpresa per Natale… ma ricorda, un cane è un amico, un compagno, non un soprammobile. Te la senti, Anita?” – azzardò papà Tommaso.
“Sì, papà!” – gridò stringendo i pugni la bambina.
“Il nostro cucciolo è ancora molto piccolo, ha bisogno della sua mamma, quindi lo verremo a prendere tra un mesetto circa” – proseguì il papà.
“Oh papà, è fantastico!” – esclamò Anita che probabilmente non sapeva tradurre in parole le emozioni provate in quel momento.

Mentre tornavano a casa intonarono per tutto il tragitto canzoni di Natale. Venti giorni dopo telefonò il signor Nereo: “Senta signor Tommaso, non so come dirglielo e soprattutto non so come farà lei a dirlo a sua figlia, ma il vostro cucciolo è stato posto sotto sequestro dalle autorità… non ho idea di come sia potuto succedere ma la mamma dei cuccioli che avete visto non è una mia cagna, mi è stata presentata come una fattrice con tanto di pedigree, invece scopro ora che proviene dal traffico illegale dell’Est Europa… guardi, una tragedia, i cuccioli dovranno essere esaminati nella speranza che non abbiamo preso qualche malattia”.

Tommaso restò in silenzio per qualche istante, sentì la saliva azzerarsi ma con un filo di voce provò a reagire: “Com’è possibile una cosa del genere?”.
“Vede, il maschio è del mio allevamento, la femmina che ha partorito i cuccioli no e posso solo dirle che anch’io sono stato truffato” – ribadì l’allevatore.
“Capisco… mi faccia sapere il prima possibile il risultato delle analisi, per il momento non dirò niente ad Anita” – affermò Tommaso.

Sette giorni più tardi il signor Nereo telefonò nuovamente.

“Signor Tommaso, una bellissima notizia! Il suo cucciolo è perfettamente sano! Se vuole può venire già sabato a prenderlo!” – disse tutto d’un fiato l’allevatore.

Anita poté quindi finalmente abbracciare il suo nuovo compagno di giochi (e di vita)… la favola di Natale si era positivamente conclusa!

Il Direttore


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