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a cura di Ermanno


Storie di Sport

La rivincita dei "nonni"... quelli, menano!

n. 6
4 novembre 2005
(data di pubblicazione sul sito)



Mansell, Fittipaldi e Arnoux, alcuni esempi di piloti simbolo della Formula Uno anni Settanta-Ottanta, tornano a sfidarsi nel Grand Prix Masters



Hanno un’età compresa tra i 45 e i 60 anni ma non svolgono mansioni impiegatizie dietro lo sportello di una banca. Alcuni di essi si sono riciclati gettandosi a capofitto in attività imprenditoriali, chi con più fortuna e chi con meno successo, fatto sta che ora si riproporranno nell’ambiente da cui erano partiti. Sono loro, i grandi “vecchi” che hanno reso celebre l’automobilismo sportivo degli anni ruggenti a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta infiammando i cuori di milioni di appassionati in tutto il mondo.
Ex campioni del mondo di Formula Uno come Emerson Fittipaldi, Alan Jones e Nigel Mansell, ottimi piloti quali Jacques Laffite, Riccardo Patrese, Andrea De Cesaris, Renè Arnoux e Patrick Tambay, fino ad arrivare a personaggi meno blasonati ma comunque degni di nota tipo Derek Warwick, Christian Danner, Hans-Joachim Stuck, Stefan Johansson, Jan Lammers e (forse) Alex Caffi. C'è poco da stare allegri, mi diranno coloro che sono a conoscenza dell'anno di nascita dei suddetti. Inutile negare che sarebbe utopico illudersi di rivedere in pista il Mansell capace nel corso della sua carriera di imprese eroiche, allo stesso modo sarebbe improponibile pensare ad un Fittipaldi sugli stessi livelli degli anni Settanta, ma questo vale per tutti questi (ex) piloti che hanno deciso, a mio avviso con molto coraggio e un pizzico di incoscienza, di buttarsi nuovamente nella mischia per riassaporare dall’abitacolo di una monoposto le stesse, medesime emozioni che fino a dieci, quindici o venti anni fa costituivano il loro pane quotidiano. Tra nomi dati ormai per certi e nomi ancora in dubbio (è il caso di Fittipaldi e Caffi) per un numero di monoposto che in ogni caso non supererà le 15 unità, domenica 13 novembre 2005 partirà la serie Grand Prix Masters (non a caso "i Maestri dei Gran Premi") sulla pista di Kyalami, Sudafrica, riservata a quegli ex di Formula Uno dai 45 anni in su. Assenti, a meno di clamorosi imprevisti, Alain Prost, evidentemente poco interessato ad un ritorno in monoposto, e Nelson Piquet, forse già troppo impegnato nella gestione del figlio Nelsinho. Ma iniziamo a conoscerli un po’ meglio, o se non altro a ripercorrere rapidamente i momenti salienti delle loro carriere, questi irriducibili “nonni” del volante.

Emerson Fittipaldi. Basta il nome, credo. Stiamo parlando dello stesso pilota che nel 1972 e nel 1974 conquistò due titoli mondiali in Formula Uno rispettivamente su Lotus e McLaren, tentò quindi l’avventura di pilota-costruttore, emigrò in America per vincere un titolo IndyCar nel 1989 e due edizioni della 500 miglia di Indianapolis nel 1989 e 1993 fino al terribile schianto sull’ovale del Michigan nel 1996 che rischiò di lasciarlo paralizzato e lo convinse ad abbandonare le corse poco prima di raggiungere il traguardo delle 50 primavere. Non siamo ai livelli del “longevissimo” Mario “Piedone” Andretti che si decise ad abbandonare le gare IndyCar nel 1994 a 56 anni suonati, ma poco ci manca.
Alan Jones. Australiano dal carattere schivo e taciturno, si mostrò al mondo nel 1980 quando su Williams vinse il suo primo ed unico titolo iridato in Formula Uno. Abbandonata la massima formula al termine di un per lui opaco 1981, vi sarebbe rientrato qualche anno dopo psicologicamente stanco e alla soglia dei 40 anni.
Nigel Mansell. Pronunci il suo nome e pensi subito ad un personaggio da copertina. Iridato in Formula Uno nel 1992 ma ricordato soprattutto per i suoi epici duelli con i migliori piloti dell’epoca (Senna, Prost), il Leone, così veniva chiamato per la sua condotta di gara agguerrita e sempre al limite della correttezza, rappresenta il prototipo del pilota indomabile, “cavallo pazzo” ben più di Ayrton Senna, che correva con l’obiettivo di vincere ogni singolo Gran Premio che disputava non senza esibirsi in tutto il suo repertorio di sorpassi rusticani che tanto esaltavano i tifosi britannici. Pilota imprevedibile, seppe approfittare di una vettura praticamente perfetta com’era la Williams del 1992 prima di imporsi, nel 1993, anche Oltreoceano nella IndyCar, categoria per “musi duri” a lui più che congeniale. Le sue occasioni, insomma, non se le lasciò sfuggire, a dispetto di un approccio molto "fisico" e quindi non sempre pagante alle gare.
Jacques Laffite, Riccardo Patrese, Andrea De Cesaris, Renè Arnoux e Patrick Tambay. Piloti diversi, per certi versi simili. Innanzitutto per non essere mai riusciti a diventare campioni del mondo in Formula Uno pur essendo stati, chi più e chi meno, piloti di ottimo livello.
Laffite, pilota bandiera della Ligier, Patrese e De Cesaris, i nostri stacanovisti della Formula Uno che in due vantano 464 partenze nei Gran Premi, Arnoux e Tambay, ex ferraristi nel bene e nel male.

Un discorso a parte, almeno a mio parere, meritano Johansson e Lammers. A differenza degli altri ex piloti iscritti al Grand Prix Masters, sono gli unici due che si possono dire ancora in attività e che probabilmente avranno vita più facile nella gara inaugurale della serie.
Fittipaldi e Jones festeggeranno tra poco i 60 anni, Mansell di anni ne ha 52, Patrese 51, Tambay 56 e Danner 47. Tante cose sono cambiate da quando sui tabelloni degli autodromi di Formula Uno comparivano a chiare lettere i loro temuti nomi. Ma mentre De Cesaris e Fittipaldi si sono mantenuti negli anni in una condizione fisica più che accettabile, Jones, Mansell e Tambay visti nei recenti test collettivi sul circuito di Silverstone in attesa della gara di Kyalami paiono decisamente appesantiti, forse non proprio adatti per salire su monoposto Reynard ex Formula Cart da 620 cavalli. L’idea, insieme alle inevitabili critiche derivanti dall’età pensionabile dei protagonisti, suscita comunque notevole interesse perché a quanto pare, almeno sulla carta, mettere in pista gente come Fittipaldi, Jones, Mansell e compagnia bella cattura più attenzioni (a livello mediatico ma anche di sponsor) di un Mondiale di Formula Uno che pure è espressione massima dell’automobilismo sportivo ma evidentemente non riesce a proporre nomi di questa portata. Già, ma come mai, con tutto ciò che l’automobilismo sportivo (e non parlo solo di Formula Uno) può offrirci, sentiamo un così forte bisogno di rivedere in azione veri e propri miti delle corse con una ventina d’anni in più sulle spalle? La risposta, questo è certo, non sta solamente nella scarsità di nomi altisonanti nel panorama delle corse. Gli appassionati, almeno questo è il mio parere, sono perlopiù un popolo di sognatori, un gruppo compatto di persone provenienti da tutto il mondo che parla una sola lingua e non vuole rassegnarsi a chiudere con il passato ricordando sempre con amore e infinita riconoscenza i suoi eroi. Mi riferisco ovviamente ai piloti (non solo di Formula Uno, sia chiaro). Chi ama questo meraviglioso sport credo mi possa comprendere. E poi, volendo allargare il discorso, a chi non piacerebbe rivedere il suo eroe preferito (sia esso pilota, attore cinematografico, cantante ecc.) che magari è sparito dalle scene da anni ritornare alla ribalta, sebbene con qualche acciacco in più, per regalare qualche emozione inedita ai suoi sostenitori? Le sensazioni che potrà dare il Mansell di oggi ai suoi fan non saranno magari travolgenti come quelle di un tempo, tuttavia se ci pensiamo un attimo cambia poco, Mansell è Mansell (anche senza baffi!) e resterà sempre il Leone che tutti abbiamo ammirato e continuiamo ad ammirare anche quando compirà 90 anni e magari vincerà soltanto il torneo rionale di freccette.

Mi auguro che la serie Grand Prix Masters raccolga i consensi che merita e continui a proporre "nuovi" ex over 45 anche nei prossimi anni, tanto più che secondo me Fittipaldi e Mansell saranno in grado di far bella figura, compatibilmente alla loro età, proponendo al pubblico qualche “numero” dei loro. Adattando al contesto una battuta del divertente film …più forte ragazzi! col mitico duo Bud Spencer-Terence Hill mi permetto di dare un consiglio ai più “giovani” Johansson e Lammers... attenzione ai “senatori”, perchè anche con qualche capello bianco e un pò di pancetta in più, quelli menano! Scherzi a parte, un sonoro “in bocca al lupo” a questi baldi cinquantenni che fanno tanto parlare di sè ancor prima di Kyalami!

Il Direttore


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