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L'Angolo del Webmaster

a cura di Ermanno


Media & Comunicazione

Reclame!

n. 73
21 marzo 2009
(data di pubblicazione sul sito)



Gianfranco Funari con la moglie Morena e in mano l’immancabile pacchetto di sigarette



Ho smesso di fumare, recita la lapide ubicata nel Cimitero Monumentale di Milano. In questa frase, apparentemente insignificante se non fosse che va attribuita a colui che ebbe a definirsi il giornalaio più famoso d’Italia, c’è tutta l’essenza del Gianfranco Funari uomo e personaggio pubblico, controcorrente per natura ma anche e forse soprattutto per bisogno, guarda caso un po’ come vuole essere la rubrica chiamata in queste pagine, attraverso le mie parole, a tratteggiarne l’ingombrante figura.

Nato a Roma il 21 marzo 1932, figlio di un tipografo, Funari è dapprima rappresentante per un’azienda di acque minerali, quindi croupier a Saint-Vincent e a Hong Kong. Un’abilità, quella del croupier, il cui compito consiste sostanzialmente nell’accettare le scommesse dei giocatori supervisionando la regolarità delle puntate, che gli tornerà molto utile nella conduzione dei suoi programmi televisivi, a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, vale a dire quando ci sarà da trattare temi politici o comunque di forte attualità sostenendo spesso posizioni scomode, capaci di attirargli contro le critiche più spietate. Il suo esordio in scena avviene però come cabarettista intorno alla metà degli anni Sessanta e di lì a poco arriva addirittura un ingaggio per esibirsi al Derby, storico locale notturno milanese che chiuderà i battenti nel 1985 non prima di aver tenuto a battesimo artisti del palcoscenico quali Diego Abatantuono, Enrico Beruschi, Massimo Boldi, il duo Cochi & Renato, Lino Toffolo, solo per citarne alcuni. Qui Funari si impegna con successo in quella che diventerà la sua missione, entrare nell’immaginario del pubblico attraverso una satira di costume dai toni volutamente accentuati, talvolta caricati fino all’eccesso, utili per scatenare nell’interlocutore la reazione desiderata. Nel 1970 debutta in televisione con il programma La domenica è un’altra cosa e in quegli anni si segnala anche un romanzo, Famiglia svendesi, pubblicato quando già comincia a strizzare l’occhio al cinema, vedi il ruolo ottenuto nel film a episodi Belli e brutti ridono tutti diretto da un buon artigiano quale Domenico Paolella.

La svolta avviene nel 1980 quando a Gianfranco Funari è affidata la conduzione del format Torti in faccia su Telemontecarlo, un programma che gli consente di mostrare tutta la sua incontenibile verve districandosi tra accese dispute verbali con al centro dell’attenzione i problemi della gente comune, la stessa gente comune cui riserverà sempre uno spazio, direttamente tramite la presenza in studio o indirettamente rivolgendosi dalla telecamera al telespettatore, fino all’ultimo Funari Late Show andato in onda su Odeon TV nel 2007, un anno prima della scomparsa avvenuta il 12 luglio 2008 nella Milano che ne seppe intuire la contagiosa estrosità fin dai tempi delle punzecchianti esibizioni al Derby. Nel 1984 Giovanni Minoli, attualmente direttore di Rai Educational, gli offre sul secondo canale Abboccaperta: gli italiani che hanno qualcosa da dire, un vero e proprio talk-rissa ricco di domande a cui rispondere, di natura anche piuttosto popolare, permettendo così a Funari di spaziare con inusitata agilità dai problemi di coppia ai figli senza tralasciare temi di più ampio respiro e interesse quali il risparmio e le pensioni. Nella seconda metà degli anni Ottanta è il turno, sempre su Rai Due, di Mezzogiorno è, che Funari rimpiazzerà poi a partire dal 1991 con Mezzogiorno italiano, stavolta su Italia 1, in seguito ad alcune divergenze che portarono al suo allontanamento dalla Rai. Nei primi anni Novanta l’insofferenza dei cosiddetti potenti nei confronti del giornalaio più famoso d’Italia cresce in modo esponenziale. Nei suoi programmi, che si chiamino Mezzogiorno è o Mezzogiorno italiano poco cambia, Funari attacca senza paura la classe dirigente politica mettendosi dalla parte del consumatore o se preferite dell’italiano medio, stanco di assistere impotente alle numerose ingiustizie sulle quali spesso sembra fondarsi la nostra società. Terminata l’esperienza con l’allora Fininvest, l’ex cabarettista del Derby si butta a capofitto nel mondo della carta stampata e dirige per un breve periodo il quotidiano nazionale L’Indipendente. Il primo amore però non si scorda mai, Funari infatti torna in televisione trovando ricetto su Odeon TV e ricompare poi sulla Rai, anche se fugacemente, nel 1996 grazie al talk-show politico Napoli capitale. Un anno più tardi annuncia la sua candidatura alla poltrona di sindaco di Milano, alla fine però non se ne fa nulla nonostante i buoni riscontri emersi dai sondaggi.

Nel 2000, a dispetto dei problemi di salute, si fa notare come ospite fisso nella trasmissione A tu per tu condotta sulle reti Mediaset da Antonella Clerici e Maria Teresa Ruta; la fascia oraria in cui il programma va in onda è quella a lui più congeniale, che consente, parole sue, di abbassarsi al gradino più basso, corteggiare senza pudore le casalinghe. Arriva quindi il periodo dei programmi su Odeon TV, emittente che avrà il privilegio di essere l’ultima ad aver mandato in onda Gianfranco Funari in un suo programma, da Extra Omnes a Virus fino a La storia siamo io e Funari Late Show. Si situano nel mentre le ospitate in programmi ironici e dissacranti allo stesso tempo come Markette condotto da Piero Chiambretti, o ancora nel più serio e ambizioso Matrix con al timone Enrico Mentana. Son contento di non aver fatto il giudice, perché se mi fossi trovato di fronte l’avvocato Taormina avrei dato al suo assistito l’ergastolo, anche se questo fosse stato innocente, ebbe a dire durante la messa in onda di Markette quando in studio si stava parlando del caso Annamaria Franzoni alla presenza del di lei avvocato difensore. Un personaggio genuino che di certo non le mandava a dire, senza peli sulla lingua anche a Matrix nonostante il compassato Mentana. Nei cinque anni di governo, Berlusconi ha pensato ai cazzi propri e a quelli degli italiani. I suoi je so riusciti, i nostri un po’ meno, disse in quell’occasione, ricorrendo inoltre, per meglio rendere l’idea circa la sua situazione e le scelte operate, a metafore d’indubbio effetto: Nella mia carriera televisiva mi son fatto due scopate, Rai e Mediaset, per il resto tutte pippe. Nell’estate del 2005 lavora al programma La commedia divina, mai andata in onda se si escludono alcuni spezzoni trasmessi quale omaggio postumo nel giorno della sua scomparsa. Nel dicembre del 2005 è ospite da Paolo Bonolis al talk-show Il senso della vita dove già prefigura al pubblico, risvegliando un senso di forte commozione in chi ne aveva seguito le vicende anche personali, l’avvicinarsi della morte. Ho fatto cinque by pass, tutt’e due le coronarie e tra poco tocca all’arteria femorale. Io ormai la vita me la so giocata, ma voi ragazzi, vi prego, non fumate. Non fumate!, fu l’appello lanciato ai giovani nel suo italo-romanesco ormai assurto a carattere distintivo del Gianfranco Funari personaggio di riferimento per migliaia di telespettatori. Mi auguro di poter morire con tanta serenità, da poter sottrarre a mia moglie con un sorriso il dolore che le darò quando morirò, concluse nell’intervista rilasciata a Bonolis rivolgendosi alla moglie Morena Zapparoli, conosciuta ad Antenna 3 Lombardia e sposata nel 2004 con rito civile a Boissano, cittadina del Ponente Ligure a meno di quaranta chilometri da Savona eletta quale luogo di residenza e situata più precisamente lungo la provinciale che collega Loano a Toirano.

Nel 2007 c’è ancora il tempo di realizzare il progetto Apocalypse Show, poi ribattezzato Vietato Funari nella speranza di recuperare ascolti, un tardo tentativo di riallacciare il rapporto con la Rai, in buona sostanza un format a metà tra l’intrattenimento e la denuncia sociale com’è sempre stato nelle corde del sagace conduttore romano di nascita, milanese d’adozione ma, si potrebbe aggiungere, ligure di passaporto. I gravi problemi di salute, quelli che lo porteranno alla morte, si presentano nei primi mesi del 2008 quando Funari viene ricoverato all’Istituto San Raffaele di Milano. Nella medesima struttura si spegnerà dopo alcuni mesi il giornalaio più famoso d’Italia, i cui funerali si sarebbero tenuti nella Chiesa di San Marco, situata ai confini del quartiere Brera, con le note della canzone Blowin’ in the Wind di Bob Dylan, eseguita dalla voce registrata dello stesso Funari. Ad accompagnarlo nell’ultimo viaggio, come da sua richiesta, alcuni pacchetti di sigarette, delle fiches e un telecomando, ovvero le passioni di una vita, allietata negli ultimi anni dall’affetto incondizionato della moglie Morena. Sì, il 12 luglio 2008 Gianfranco Funari ha veramente smesso di fumare come suggerisce la scritta stampata sulla sua lapide, almeno per quanto possiamo saperne noi. Come se dopo aver pronunciato una sua famosa battuta al cameraman del tipo damme la tre, si fosse deciso per esigenze di palinsesto a lanciare il momento dello stacco pubblicitario: Reclame!

Il Direttore


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