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L'Angolo del Webmaster

a cura di Ermanno


Media & Comunicazione

La verità nascosta

n. 75 / 76
numero doppio
13 aprile 2009
(data di pubblicazione sul sito)



un gruppo di attivisti durante una manifestazione a Parigi per ricordare la giornalista Anna Stepanovna Politkovskaja



Il punto di contatto che unisce le drammatiche vicende esistenziali di Anna Stepanovna Politkovskaja e Daniel Pearl, entrambi giornalisti, si può agevolmente sintetizzare nell’indomabile esigenza di raggiungere la verità. Sensibile al dolore degli oppressi, incorruttibile, glaciale di fronte alle nostre compromissioni, Anna è stata, ed è ancora, un modello di riferimento. Ben oltre i riconoscimenti, i quattrini, la carriera: la sua era sete di verità, e fuoco indomabile, diceva della giornalista russa assassinata a Mosca in circostanze misteriose nell’ottobre del 2006 il filosofo e saggista francese André Glucksmann. Gli stessi identici principi che muovevano l’operato del giornalista statunitense Daniel Pearl, ucciso in Pakistan nel febbraio del 2002 dai terroristi che lo accusarono di essere un infiltrato della CIA (Central Intelligence Agency).
In questo numero doppio de L’Angolo del Webmaster la giornalista e redattrice Silvia Ferrara si cimenta in una affascinante intervista impossibile con Anna Stepanovna Politkovskaja, riuscendo nell’intento di svelarne aspetti del carattere. A seguire un’analisi, curata dal sottoscritto, in merito al caso Pearl, di cui si è ampiamente trattato nel libro A mighty heart di Mariane van Neyenhoff, pubblicato quattro anni prima rispetto all’uscita del film diretto da Michael Winterbottom e interpretato da Angelina Jolie, alla cui proiezione ho avuto modo di presenziare. (I.D.)


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Le note di un pianoforte antico risuonano nella grande sala dove il color rosso delle pareti in velluto domina quello spazio infinito.
Mi siedo, apro un libro che ho portato con me, dalla copertina un po’ impolverata e attendo lei.
Leggo qualche parola, mi sento parecchio emozionata, così decido di distrarre la mia mente osservando intorno a me alcune stampe antiche.
Sono scene della Russia, più precisamente Mosca.
Questo grande Stato appare in ritardo rispetto ad altri Paesi Europei per quanto riguarda la produzione globale ma è al primo posto per il ritmo dello sviluppo.
Ecco una foto della Transiberiana, iniziata nel 1891 e completata nel 1906. Avvicina la Siberia all'Estremo Oriente della Russia ed unisce due tipi di attività, l'agricoltura e la raccolta del cotone. Ecco anche scene di Storia, di vita quotidiana. Quanta differenza tra la borghesia e la realtà industriale! Poco alla volta l'economia dipenderà sempre più dai monopoli industriali e bancari dell'Europa occidentale.
Guardo con curiosità una foto di Lenin... nel 1894 questo personaggio denuncia nei suoi articoli le teorie dei populisti e dei marxisti liberali. A Pietroburgo gli operai si riuniscono in una Unione di lotta per la Liberazione della Classe Operaia; in seguito, eventi storici porteranno alla nascita di bolscevichi, con Lenin, e menscevichi. Vari eventi rivoluzionari portano questo Paese a scioperi di massa contro le continue guerre.

Tra le molte stampe ecco comparire lei, Anna Stepanovna Politkovskaja. Giornalista russa, conosciuta, molto conosciuta per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, per i suoi particolari reportage dalla Cecenia e per l'opposizione al Presidente della Federazione Russa Putin.

“Buongiorno...”
“Buongiorno Dott...”
“Mi chiami Anna, mi piace essere informale”.
“Va bene, come vuole, mi può raccontare qualcosa di lei, Anna?”
“La mia carriera inizia nel 1981 al celebre giornale moscovita Izvestija, e poi fino al 1999 sarò la responsabile della Sezione Emergenze, alla Obšcaja Gazeta. Ho sempre prediletto un tipo di giornalismo in prima linea, odio essere in ombra”.
“So che ha pubblicato alcuni libri fortemente critici su Putin, sulla conduzione della guerra in Cecenia”.
“Si, mi sono recata spesso in questo Stato, sostenendo le famiglie delle vittime civili, ascoltando la preziosa parola sia di militari russi che civili ceceni”.
“Nelle sue pubblicazioni, non risparmia critiche sull'operato delle forze russe in Cecenia, sugli abusi commessi sulla popolazione civile e sui silenzi e le presunte connivenze degli ultimi due Primi Ministri Ceceni, Kadyrov e Ramsan”.
“Vedo che è ben informata, comunque tutto ciò che sostiene è reale, certe volte le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Sono una reietta; a Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino. Eppure i più alti funzionari accettano d'incontrarmi quando scrivo o conduco un'indagine; lo fanno nei posti dove non possono essere visti”.

Termino di guardare quei quadri che sono piccoli, grandi, scorci di Storia, e mi siedo. Mi sarebbe piaciuto intervistare Anna, ma il 7 ottobre 2006 è morta, nell'ascensore del suo palazzo a Mosca. La verità è volata via con lei.

Silvia Ferrara

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a cura di Ermanno


Media & Comunicazione

A mighty heart, un cuore grande alla ricerca della verità

n. 75 / 76
numero doppio
13 aprile 2009
(data di pubblicazione nel sito)



Angelina Jolie nel ruolo di Mariane Pearl, la moglie del giornalista rapito e ucciso in Pakistan



In una sera d’inverno mi è capitato di recarmi al Cinema Massimo, in Via Verdi a Torino, a pochi passi dalla Mole Antonelliana, per assistere alla proiezione del film A mighty heart - Un cuore grande, uscito nel 2007 e tratto dall’omonimo libro del 2003 scritto da Mariane van Neyenhoff in Pearl, una giornalista francese cresciuta a Parigi, nata da padre olandese e madre di origini afro-cino-cubane, nel 1967.

La pellicola, prodotta dal noto attore americano Brad Pitt, che qui non compare davanti alla cinepresa, narra le vicissitudini della giovane Mariane, giornalista della popolare rivista Glamour, al seguito del marito Daniel Pearl, col quale ha in comune oltre all’amore per la verità anche la medesima professione. Inviato dal Wall Street Journal a Karachi, in Pakistan, per reperire informazioni su un certo Richard Reid, terrorista di al-Qaeda che tentò invano di far esplodere un aereo sistemando alcuni esplosivi nelle scarpe, Pearl ottiene un appuntamento con un pericoloso intermediario intenzionato a rilasciargli un’intervista. Prima di affrontare quello che si rivelerà essere il suo ultimo viaggio, l’uomo saluta Mariane avvisandola del fatto che quasi sicuramente sarebbe tornato a casa soltanto in tarda notte. Caduto nelle mani dei fondamentalisti islamici e sequestrato da sostenitori del temibile Omar Sheikh, il coraggioso giornalista del Wall Street Journal non farà mai più ritorno dalla moglie, incinta di sei mesi nel periodo dei drammatici accadimenti, la quale condurrà nel frattempo una strenua battaglia coinvolgendo prima la polizia locale per poi mobilitare l’intera opinione pubblica internazionale, nella speranza di poter salvare la vita al marito. Nonostante gli sforzi sarà tutto inutile, gli agenti non potranno far altro che constatare l’avvenuto decesso di Pearl mentre alla donna resterà soltanto la possibilità di battezzare il figlio col nome di Adam, così come avrebbe voluto il marito, scrivendo poi il libro di memorie A mighty heart, da lei ritenuto l’unico mezzo attraverso il quale il loro erede sarebbe stato in grado di conoscere la figura del padre, brutalmente assassinato alcuni mesi prima della sua nascita.

Il cast del film si segnala per la presenza dell’attrice Angelina Jolie, nella vita reale figlia dell’attore Jon Voight e moglie di Brad Pitt, che interpreta il ruolo di Mariane van Neyenhoff dominando la scena dalla prima all’ultima inquadratura. Decisamente più marginale nella ricostruzione cinematografica lo spazio affidato alla figura di Daniel Pearl, in teoria il vero protagonista della vicenda, le cui peculiarità vengono mostrate allo spettatore principalmente attraverso gli occhi della moglie Mariane, donna volitiva dotata di una notevole forza d’animo, incapace di arrendersi se non di fronte all’evidenza. Non a caso, considerata l’intenzione del regista di soffermarsi sulla personale battaglia quotidiana di Mariane nel periodo di prigionia del marito, il ruolo di Daniel Pearl è stato attribuito a Dan Futterman, attore americano di comprovata esperienza la cui popolarità non può essere ovviamente paragonata a quella della Jolie. La maggior parte delle scene sono state girate in India per motivi legati alla sicurezza della troupe, si nota infatti fin dai titoli d’apertura come molti degli attori che formano il cosiddetto cast secondario, da Archie Panjabi a Irfan Khan, rivelano origini indiane. Alla sua uscita nei cinema A mighty heart non ha ottenuto quel clamoroso successo al botteghino che, visto il delicato tema proposto, ci si sarebbe ragionevolmente potuti aspettare, le critiche si sono però rivelate positive grazie soprattutto alla corale interpretazione della protagonista femminile Angelina Jolie, alle prese con un ruolo non facile in grado tuttavia di valorizzarne le doti recitative.

Aggirandosi tra le scene del film, diretto col giusto tatto e l’indispensabile perizia dal regista inglese Michael Winterbottom, i cui lavori sono stati spesso fin troppo sottovalutati, lo spettatore viene di certo invaso da una sensazione di impotenza unita ad una sorta di soffocamento che si manifesta all’interno di una sceneggiatura il cui obiettivo sembra essere quello di prolungare i momenti di tensione, un po’ sulla falsariga dei tv movie americani, ricorrendo a brevi ma frenetici inseguimenti uniti ad opprimenti ambientazioni notturne, talvolta perfino tendenti al claustrofobico, opportunamente inframezzate ai costanti ritorni sul personaggio di Mariane van Neyenhoff, vero fulcro della storia.

L’analisi del film ma anche del libro contribuisce a mettere in risalto come Mariane van Neyenhoff e Daniel Pearl, una coppia di giornalisti d’assalto innamorati l’uno dell’altro oltre che del proprio mestiere, si muovano alla ricerca della verità, quella verità che per la carta stampata dovrebbe rappresentare il pane quotidiano senza peraltro tramutarsi nell’inseguimento di un inutile scoop, ricorrendo ad ogni mezzo lecito pur di risalire a spiegazioni plausibili, con l’obiettivo di rendere pubbliche notizie anche scomode ma comunque sacrosante. A costo di rimetterci la vita, com’è accaduto allo sfortunato giornalista Daniel Pearl e rischia di continuare ad accadere a coloro i quali si impunteranno nella ricerca di verità che di certo aiuterebbero l’umanità a debellare piaghe subdole ma al tempo stesso difficili da estirpare, vedi alla voce terrorismo. Perché forse, come molti anni fa scrisse Anna Frank, la verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta.

Il Direttore


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