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a cura di Ermanno


Arte & Comunicazione

Bidibibodibiboo: Maurizio Cattelan, l’arte della provocazione

Round 2

n. 78
27 aprile 2009
(data di pubblicazione sul sito)



Maurizio Cattelan, “Love Saves Life”, 1995



Nel secondo capitolo, tra Giudice, Giuria e strani uditori, si presentano gli avvocati di accusa e difesa che assistono, impazienti, alla lettura dei capi d’imputazione, ovvero ai motivi per cui Cattelan è definito irritante, indisponente ed impunito: l’insofferenza, l’indolenza e l’insubordinazione deliberatamente gratuite. Il processo, dunque, ha inizio, attraverso la lettura divertente e smaliziata di alcune opere del criminale in questione. È importante notare come già da questo momento, nelle parole dell’avvocato difensore, è fornita, una seconda chiave di lettura delle sue opere che, comunque, non esaurisce le possibilità di interpretazione (da L'Angolo del Webmaster n. 68, a cura di Antonietta Nista).

In questo numero de L’Angolo del Webmaster la storica dell’arte e redattrice Antonietta Nista ci propone il secondo capitolo del suo approfondito lavoro di ricerca sulla figura del bellissimo fantasista Maurizio Cattelan. Silenzio in aula!

I numeri posti tra parentesi si riferiscono alle citazioni che si ritrovano poi nella bibliografia a fondo pagina con relativi autori e titoli. (I.D.)


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IL GRANDE PROVOCATORE (Secondo Capitolo)

Nessuno aveva mai osato entrare in quell’ala del castello. Nessuno, prima di allora, era stato ritenuto tanto importante da meritarsi di oltrepassare quella soglia. Nessuno aveva avuto tanto coraggio e tanta incoscienza da conquistarsi la sala più antica di tutto l’edificio.
Un banco altissimo, a forma di colonna dorica, era piazzato al centro e dietro a questo si leggeva: “La legge è uguale per tutti, se tutti sono me”.
Sotto gli occhi indiscreti dei presenti, Alì, o meglio detto Frankie, la sentinella, tormentato dall’ idea di impiastricciare i candidi guanti della splendida divisa, con un rapido schioppo, liberò dalle sue leve gli orifizi nasali del tipo leggero, e quello, finalmente, poté riprendere a respirare.
Appena mollato, si sedette a gambe incrociate su una sproporzionata mattonella di granito nero di fronte al grande banco.
Non troppo sicuro di essere stato la causa di tutta quella pantomima ascoltò, mentre qualcuno, vicino alle grandi finestre, assisteva a questa insolita commedia.
Il giudice scuotendo la testa, esordì in un botta e risposta con Iano:

“NOME: Maurizio;
COGNOME: Cattelan;
SESSO: A volte…;
NATO: Sì;
DOVE E QUANDO: Padova, 1960;
VIVE E DISTURBA A: New York e Milano;
PROFESSIONE: Fantasista;
STATO CIVILE: Dicono che non lo sia mai stato;
SEGNI PARTICOLARI: Bellissimo.

Dunque, cari fratelli e sorelle, siamo qui riuniti per decidere delle sorti di questo strano individuo, le cui generalità ci sono ora note. Di lui, ahimè, sappiamo già che è un sovversivo e recidivo”. Fece una pausa, poi riprese.
“Ti informiamo che sei stato qui convocato per rispondere ad una serie di reati, in base agli articoli 17 e 53 del codice di Procedura Estetica, secondo cui la perfezione delle arti consiste nel presentarci le cose in modo che ci procurino il massimo piacere possibile e il mutato rapporto fra le cose e noi, quindi il diverso modo di gustare il piacere, avrebbe dato luogo ad arti differenti (16).
Le accuse che ti sono state imputate sono le seguenti : trasgressione del formalismo classico italiano; assunzione e spaccio di atteggiamenti contrastanti in cui malizia e innocenza non sono ben distinguibili; utilizzo non autorizzato di immagini prelevate dal passato e negazione di tale utilizzo; abuso di provocazione; creazione illecita di un linguaggio specialistico e subliminale che si rivolge solo ad una fetta selezionata di intenditori, mentre i veri intenditori sono stati congedati senza essere ascoltati; diffusione irregolare di idee critiche nei confronti del sistema dell’arte; sfruttamento di materiali ed oggetti appartenenti alla cultura contemporanea ed, infine evasione da tutte le accuse sopra dette e latitanza di responsabilità nei confronti di queste, fino al 2006.
Giovane… sei nei guai!” Si bloccò una seconda volta, preparandosi, languidamente a recitare la consueta formula:
“Giuri di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità? – una pausa di sospiro – Figliuolo, dai…giuralo!”
Il tipo leggero, sollevando lo sguardo verso la cattedra e sbatacchiando pigramente la testa, accordò il giuramento.
Subito l’accusa alzò il sipario e il tipo leggero si trovò spiazzato, quando si accorse che si trattava del nano in gonna.
“Dunque, sei a piede libero dal 1988!”
L’imputato replicò: “Questo è quello che si dice in giro?”
Il nano continuò, snobbando la sua domanda.
“Hai incominciato diffondendo messaggi minacciosi, spaventosi, brutali, aggressivi, come ad esempio gratis gattino piccolo bisognoso affetto (Senza titolo, 1988), stasera alle 10.00 avverrà un grossissimo furto che coinvolgerà tutti, avverrà in via mattuiani, provate a prenderci (Senza titolo, 1988), non si accettano testimoni di Geova (Non si accettano testimoni di Geova, 1989) e il voto è prezioso, tienitelo (Campagna elettorale, 1989)! Ti rendi conto della catena mostruosamente insensata a cui hai dato inizio?”
Il giudice batté tre volte il martelletto sul suo banco e l’accusa si allontanò.
In quel preciso istante entrò il giullare, che con altrettanto stupore del tipo leggero, rappresentava la difesa.
“Sua maestà, - disse al giudice - vostre grazie, - si rivolse alla giuria – vado ad incominciare!”
Il tipo leggero si strofinò il naso con un dito, starnutì rumorosamente e si ripulì la mano sul copricapo del giullare, che non accortosi del fatto, parlò.
“L’imputato è, in questa sede, ingiustamente accusato di essere parte attiva e trainante di rocambolesche e un po’ divertite avventure all’interno dei meccanismi dell’esistenza. In realtà li ha scompigliati, messi a nudo, svelati, scardinati, attuando strategici, paradossali e garbati attentati al sistema dell’arte, in cui si infila con un atteggiamento sicuramente dissacrante, crudo ed irrevocabilmente provocatorio : su questo, gentili ospiti, non vi è dubbio.”
Si fermò un attimo, deglutì e riprese la sua arringa, non troppo convinto.
“I traumi subiti durante l’infanzia e l’adolescenza vengono semplicemente rielaborati, nel tentativo di autodifendersi dal mondo a cui si sente offerto, come vittima sacrificale.
Quindi, per quanto si travesta da impertinente, aspro e fastidioso virus dell’arte, della cultura popolare o di qualsiasi altra forma di vita che gli stia attorno, l’imputato sta profondamente contaminando se stesso, frutto di vissuti personali e di quelle esperienze comuni a tutta l’umanità.
L’insofferenza verso la scuola, il rifiuto cronico del lavoro come punizione quotidiana e alienante, la distruzione profanatoria di strutture fatte di regole assolute, dall’arte, alla società, finanche alla religione, dunque alla moralità, ne hanno fatto uno animo sovversivo che si esprime con modalità burlesche e intenti parodici: un bambino cattivo, insomma.
Ma, cari signori, signore e signorine, qui si decide deliberatamente di non constatare la profonda malinconia, la vena triste e intimamente pessimista che vive nelle sue azioni. È vero, non si può negare la forte pressione psicologica cui l’ignaro spettatore viene sottoposto, ponendogli sotto gli occhi cose da cui è impossibile, per curiosità o per paura, distogliere lo sguardo, ma questo amaramente dimostra che, di fatto, non c’è via d’uscita e mette in ridicolo ogni forma di disciplina, a qualunque genere essa appartenga.
Questo atteggiamento è indubbiamente il risultato della sua ludica consapevolezza di non poter scegliere un’ unica posizione all’interno della tirannica complessità del reale.
D’altronde, come contestare il fatto che ci sono molte verità dentro l’assoluto? Nessuno è in grado di decidere quale sia quella migliore per tutti.
Nemmeno l’imputato. Egli non si pone come giudice super partes, ma si svela uomo come tutti gli uomini, sempre alla ricerca, oltre ogni scoperta, instancabilmente curioso, appassionato ingannatore, che non smette mai di meravigliarsi e meravigliare, affrontando il puro spettacolo della tragicità dell’esistenza moderna.
L’ intensa consapevolezza dell’irresolubilità delle contraddizioni e della impossibilità della scelta nella realtà dei nostri giorni vanifica tutti i conflitti, trasformandoli in commedia tragicomica, malinconica eco dell’ ambiguità dell’essere, per sottolineare l’insufficienza di molti tentativi di superarla.
Impossibile trovare una sola risposta e chi ci prova si accanisce, si perde in giri di parole che restano sospese nell’aria, come seducenti ed effimere bolle di sapone.
Una cosa è certa: arte non è estetica, arte non è bello. Arte è problematicità. Trascende i valori tradizionali che la rendevano insana ed inappropriata custode della bellezza. L’arte deve essere scomoda, come scomoda, spesso, è la vita quando è attraversata da dinamiche alienanti, quando si perde la possibilità stessa di sperimentare autenticamente il reale.
I paradossi della trasgressione, il limite della tolleranza, provocato e sfidato, l’ironia e lo humour, il grottesco e la parodia sono intorno a noi ogni giorno, ma se non ci sono messi su un palco, mossi da esperti burattinai, non siamo in grado di riconoscerli e quindi, di scandalizzarci.
Come in uno spettacolo personale, in una privata rappresentazione teatrale, il nostro mangiafuoco lascia che la violenza più sofferta si insidi nelle nostre menti con inaspettata lascivia, attraverso pupazzi di lattice e stoffa, fantasmi spettrali, ammassi di stracci e luci pallide e crudeli, feticci antichi di suicidio e morte.
Ed è sempre un uomo, con le sue incertezze, le sue paure, le sue illusioni e il suo essere a metà tra il divino angelo e il bruto animale, un essere fragile e affascinante, crudele e indulgente, umano. L’analisi introspettiva è così profonda e intima.
L’imputato si è fatto strumento di indagine sociale e ricerca sugli spazi e sugli altri infiniti io con cui quotidianamente si confronta, spogliando la necessità vitale di vedere e far vedere.
Egli intende abbattere gli argini di un Cosmo apparente e affrontare un viaggio imprevisto e imprevedibile nel pozzo, per riappropriarsi del Caos, il primo a generarsi, inteso come l’insieme di fenomeni in contrasto fra loro che, non a caso, hanno impresso tracce immense nell’uomo. Ma questo lo ha lasciato avvolto in una silenziosa profondità, appeso tra ingegno e stoltezza, incastrato nel suo stomaco oscuro.
Lo scopo: aprire quel vaso e studiarne lo straordinario contenuto.
Il suo esclusivo teatro dell’assurdo, sospeso tra realtà e finzione, simula e sovverte le regole della cultura e della società in un continuo gioco di scambi, atti di insubordinazione e furti simbolici. Rifiuta di prendere qualsiasi posizione ideologia o morale, concentrandosi invece sulla riproduzione della realtà nella sua complessità. Ferisce a morte i miti, gli eroi e le metafore della cultura popolare, al limite dell’illegalità, annotando l’assurdità delle strutture sociali costruite dai media e sui preconfezionati principi di giusto, sbagliato o di inflessibile moralità.
Tutto questo nascondendosi dietro la maschera di uno squilibrato clown: ma quanto è savia questa sua dissennatezza? ”
I membri della giuria scattarono in piedi e lanciarono i cappelli verso l’accusa, il che, inspiegabilmente, significava che la difesa aveva fatto un buon lavoro.
Iano corse vero il tabellone e segnò uno a zero per la difesa.
Il nano si avvicinò al tipo leggero e incominciò ad interrogarlo.
“Dimmi, le tue opere d’arte…”
“Opere d’arte? - lo bloccò stupito - Non ho mai studiato arte, dunque, non sono un artista. Sapete, ho smesso di chiedermi se sono un artista, ma devo ammettere che mi sono sempre sentito un artista, quando ho studiato arte all’accademia di Nizza.”
“Stai dicendo un mucchio di menzogne!” Lo accusò, come ovvio, l’accusa.
L’arte dovrebbe mentire.” Replicò lui.
“Questo vuol dire che stai dicendo il giusto?” Chiese confuso il nano.
L’arte dice la verità.” Sentenziò a risposta.
“Insomma, stai cambiando le carte in tavola?” Saltò su il tipetto.
Ho cambiato idea ogni giorno, perché non adesso?”
“Sua giustizia - il nano si rivolse al giudice - l’imputato si sta prendendo gioco dell’accusa!”
“Figliuolo - ribadì il giudice, toccandosi impudicamente il caschetto albino - la tua posizione è critica, perché continui a farci perdere tempo? Ammetti la tua colpevolezza e andiamo tutti a farci una bella vacanza ai Caraibi!”
Sono innocente e non cambierò mai idea (17)!” Così dicendo incrociò le braccia e mise il broncio. “Ma questa non mi è nuova!”


(16) Montesquie, “Sul gusto nelle cose della natura e dell’arte”, in AA.VV. Antologia dell’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1977.
(17)Tutte le risposte sono di M. Cattelan, in AA.VV. Catalogo Biennale di Venezia.

Antonietta Nista

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L’appuntamento con il terzo capitolo de “Bidibibodibiboo: Maurizio Cattelan, l’arte della provocazione” è fissato per il prossimo 27 maggio. (I.D.)


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