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L'Angolo del Webmaster

a cura di Ermanno


In Cronaca

Ingrid Betancourt libera: le reazioni della stampa

n. 79
11 maggio 2009
(data di pubblicazione sul sito)



una sorridente Ingrid Betancourt



Il caso Ingrid Betancourt è ormai entrato nell’immaginario collettivo grazie all’impegno profuso da giornali e notiziari televisivi nel seguire per interminabili mesi la vicenda di una donna-coraggio, finita suo malgrado nelle mani di un gruppo di spietati sequestratori nel sud della Colombia. L’esito positivo del blitz che ha consentito l’inattesa liberazione della ex senatrice franco colombiana ha ricevuto ampia copertura da parte dei media nazionali e internazionali, contribuendo in modo determinante a sostituire l’iniziale iconografia di donna indifesa con quella di irriducibile eroina capace di opporre all’uso della forza, elemento caratterizzante nei ribelli Farc, una volontà interiore inattaccabile. In questo numero de L’Angolo del Webmaster il critico d’arte e redattore Walter Nicolosi traccia un inedito ritratto di Ingrid Betancourt ripercorrendone le personali vicissitudini, dalla prigionia fino al momento del commovente incontro in Vaticano con Papa Benedetto XVI, senza peraltro tralasciare gli indispensabili accenni storici, utili a contestualizzare un susseguirsi di episodi culminati nell’inattesa ma forse per questo ancora più provvidenziale liberazione. (I.D.)


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Ingrid Betancourt è stata liberata il 2 Luglio scorso dopo sei anni e cinque mesi di prigionia, pari a 2.621 giorni, nelle foreste della Colombia meridionale.

La vicenda ha avuto inizio il 23 Febbraio 2002 quando la Betancourt, candidata del Partido Verde Oxigeno alle elezioni presidenziali, si è recata a San Vicente del Caguan per incontrare i capi delle Farc, Forze armate rivoluzionarie colombiane, che saranno poi i suoi rapitori, al fine di negoziare, a titolo personale e non governativo, la loro resa e la fine di un quarantennale scontro armato con il governo centrale che ha provocato migliaia di vittime ed altrettanti ostaggi: tale impegno, già assunto prima della campagna elettorale, si era reso ancor più importante a causa della rottura delle trattative con il presidente Andres Pastrana avvenuta tre giorni prima.

Ignorando i ripetuti ed accorati inviti a rinunciare all'incontro con i guerriglieri, Ingrid Betancourt ed il suo staff elettorale si recano sul posto e vengono sequestrati, aggiungendosi alle centinaia di ostaggi già nelle mani delle Farc, e tenuti prigionieri nelle foreste di Guaviare, regione meridionale della Colombia, dichiarata nel 1999 zona smilitarizzata per favorire il dialogo tra governo e ribelli, ma di fatto divenuta zona franca dove le Farc hanno imposto la propria legge, sostituendosi alle legittime autorità governative grazie al pressoché totale controllo del territorio.

In questi sei anni sono stati lanciati numerosi appelli per la liberazione di Ingrid Betancourt e dei suoi compagni di prigionia provenienti da capi di Stato come da comitati spontanei di privati cittadini nati per l'occasione, sono state tentate svariate mediazioni internazionali, in primis dal presidente francese Nicolas Sarkozy e dall'omologo venezuelano Hugo Chavez che è comunque riuscito a far rilasciare la segretaria della Betancourt, Clara Rojas; durante la lunga carcerazione i guerriglieri hanno inviato fotografie e filmati di loro realizzazione in cui l'ex candidata presidenziale è apparsa in condizioni di salute sempre più precarie.

Il 2 Luglio scorso è arrivata però l'inattesa liberazione di Ingrid Betancourt e di altri 14 ostaggi grazie ad un blitz dell'esercito colombiano. Le reazioni immediate della stampa si sono incentrate innanzitutto sulla certezza del rilascio dopo più di sei anni di illazioni ed illusioni.... una sua liberazione non era certo attesa. Ma ieri sera è arrivato l'annuncio del ministro della Difesa colombiano Juan Manuel Santos (Il Giornale, 3 Luglio 2008, “Dopo sei anni finisce il calvario nella giungla”).

Ampio risalto è stato dato alla ricostruzione delle modalità che hanno portato alla liberazione degli ostaggi grazie ad un'operazione di intelligence, denominata “Jaque”, ovvero Scacco, che ha visto gli agenti speciali infiltrarsi dall'alto nel direttivo delle Farc e dal basso nel gruppo di sequestratori (La Stampa, 4 Luglio 2008, “Blitz-spettacolo come in un film di Hollywood”), in modo da poter preparare un piano senza rischi per i prigionieri (Il Giornale, 6 Luglio 2008, “Così ho ideato il grande inganno per liberarla”): le cronache dell'operazione riferiscono che, grazie ad falso ordine dato ai guerriglieri di sentinella, Ingrid Betancourt ed altri 14 ostaggi dovevano essere consegnati ad una delegazione di francesi e di svizzeri pronti a negoziare con i capi delle Farc (La Stampa, 4 Luglio 2008, “Blitz-spettacolo come in un film di Hollywood”) , perciò sarebbe arrivato un elicottero a caricarli ed a trasportarli nel luogo dell'appuntamento; persuasi di ciò, i carcerieri hanno lasciato compiere il trasbordo, di cui viene filmata ogni fase da due finti giornalisti, agenti dell'intelligence colombiana.... al seguito della falsa organizzazione umanitaria (Il Giornale, 6 Luglio 2008, “Nuovi particolari sul blitz”), permettendo così di non far sparare neanche un colpo ad ambo le parti; il blitz si è concluso quindi felicemente e gli ostaggi sono stati trasportati in una base militare dove è stata indetta la conferenza stampa che ha spiegato com'erano andate le cose.

Oltre ai dettagli dell'operazione sono apparse numerose note biografiche di Ingrid Betancourt, nata a Bogotà il 26 Dicembre 1961, dagli studi fatti in Francia, dove il padre era ambasciatore, alla passione politica, passando per i due matrimoni e la nascita dei due figli: ciò che viene maggiormente sottolineato è l'impegno politico, segnato profondamente dalle campagne da lei condotte, da senatrice, contro la corruzione ed il narcotraffico.... denunciando per nome e per cognome molti dei politici corrotti della Colombia (Libero, 3 Luglio 2008, “Libera dopo sei anni di buio”), attraverso la pubblicazione di tre libri, intitolati Con la rabbia nel cuore, che spiega da quali motivazioni trae orientamento la sua linea politica, Sì, sapeva, incentrato sulla pubblica denuncia della connivenza tra l'allora presidente colombiano Ernesto Samper ed i narcotrafficanti, e Forse mi uccideranno domani, dove l'autrice ha elencato chi, a suo avviso, la vorrebbe morta per impedirle la campagna di moralizzazione della vita pubblica che conduce da quasi vent'anni.

Un impegno a favore del legalismo di una donna laica ma non laicista, cattolica ma lontana dalle gerarchie ecclesiastiche tradizionalmente vicine al Partito Conservatore, che unisce la strenua opposizione alla corruzione alla lotta per la difesa dell'ambiente, in primis per evitare una deforestazione selvaggia del patrimonio boschivo colombiano, propaggine settentrionale di quello amazzonico, già duramente intaccato nell'ultimo secolo ma non ancora in condizioni così critiche come quello brasiliano, ma si rivolge anche all'economia, temendo infatti che la Colombia possa seguire la negativa strada già intrapresa da altri Paesi in via di sviluppo che hanno perseguito una rapida e massiccia industrializzazione senza alcun progetto ambientale, in particolar modo il rifiuto di sottoscrivere il Protocollo di Kyoto, e già ora stanno pagando un altissimo tributo in termini di catastrofi ambientali dovute ai cambiamenti climatici.

La politica ha coinvolto anche i suoi genitori, difatti il padre, Gabriel Betancourt, è stato ministro della Pubblica Istruzione prima ancora che diplomatico, e non è riuscito a vedere Ingrid libera perché deceduto a causa di un infarto un anno dopo l'inizio del sequestro, e la madre, Yolanda Pulecio, ex miss Colombia, è stata eletta senatrice nel 2002 nel partito fondato dalla figlia, ed in tale ruolo ha continuato senza sosta a rammentare al governo quel che è accaduto, forte anche del sostegno della stampa e soprattutto dell'emittente radiofonica Radio Caracol che trasmette i messaggi dei parenti degli ostaggi delle Farc ai loro cari; tutti i prigionieri liberati hanno detto che anche i guerriglieri ascoltano, e fanno ascoltare, tutti i giorni quell'emittente radiofonica, dalla quale giungono a rapiti e rapitori le notizie dal mondo, comprese quelle sportive, come le radiocronache delle partite dei campionati mondiali di calcio.

Risalta, nella sua biografia, la doppia cittadinanza francese e colombiana, non solo come dato puramente burocratico e formale, ma soprattutto per il legame profondo che l'ex leader del Partido Verde Oxigeno ha con la Francia, ove è giunta da bambina ed ha compiuto il suo percorso scolastico sino al diploma all'Institut d'Etudes Politiques, tra i cui banchi ha conosciuto il primo marito, Philippe Delloye, da cui ha avuto due figli, Lorenzo e Melanie, entrambi nati a Parigi e residenti nella capitale francese; tale rapporto affettivo e culturale è stato ulteriormente rafforzato dall'impegno profuso da Nicolas Sarkozy per il suo rilascio, la Francia ha fatto molto per me (Il Giornale, 5 Luglio 2008, “Il ritorno di Ingrid”), ha dichiarato, anche se ciò non è servito per giungere alla felice soluzione del caso. Il cuore però batte per la Colombia, difatti nel 1989 ha deciso di lasciare la tranquilla vita borghese parigina per intraprendere la carriera politica nel Paese natio, un percorso assai rischioso, affrontato senza timori e con integerrimo rigore morale, che l'ha portata ad essere eletta deputata nel 1994 e senatrice nel 1998 con il 76% dei consensi, la maggior percentuale mai raggiunta da un candidato in Colombia, con gesti spesso volutamente provocatori e clamorosi, come la pubblica distribuzione di preservativi scandita dallo slogan: un preservativo contro la corruzione.

Tra le dichiarazioni di felicitazione per la fine della sua lunga prigionia hanno avuto molto spazio le reazioni del figlio primogenito Lorenzo, adolescente all'epoca del sequestro ed oggi ventunenne, defilata la figlia secondogenita Melanie, ora diciottenne, che ha vissuto lo stesso travaglio esistenziale del fratello ma, principalmente per ragioni anagrafiche, è stata meno presenzialista durante gli anni del dramma della madre, e ne ha quindi vissuto la tragica assenza in modo più interiore ed intimo.

Quando la madre ed i due figli si sono potuti riabbracciare dopo sei anni di forzato distacco nell'aeroporto militare francese di Villecoublay, erano presenti anche il secondo marito di Ingrid, Juan Carlos Lecompte, e la sorella Astrid: dopo l'atterraggio dell'aereo sono saliti a bordo i suoi congiunti ed hanno trascorso venti minuti all'interno per potersi parlare senza essere costantemente osservati e disturbati, poi sono scesi tra gli applausi di tutti i presenti; la madre Yolanda Pulecio, invece, era corsa ad incontrarla già in Colombia, a rilascio appena avvenuto, nella base militare di San Vicente del Caguan, dove era presente anche il secondo marito, trascorrendo un paio d'ore all'interno di una caserma.

Tra i capi di Stato hanno avuto un'eco particolare le affermazioni di Nicolas Sarkozy e di Papa Benedetto XVI: dall'Eliseo è giunto un ringraziamento per il presidente Alvaro Uribe e l'esercito colombiano che ha condotto un'operazione militare con successo. Hanno diritto alla gratitudine del popolo francese (Il Giornale, 3 Luglio 2008, “L’eroina che ha sfidato il terrore”), poiché la Francia è il Paese in cui l'opinione pubblica si è maggiormente mobilitata a favore dell'esponente politica franco colombiana, sia attraverso la nascita di comitati spontanei sia con l'attribuzione della cittadinanza onoraria da parte della maggior parte dei Comuni, mentre dal Vaticano si è auspicato che la liberazione della Betancourt possa costituire un segnale promettente per un cammino di vera pacificazione più ampio e duraturo in tutto il Paese (La Stampa, 3 Luglio 2008, “La gioia incredula del figlio”), ove è il Cattolicesimo è la religione nettamente prevalente ed il numero di fedeli è altissimo, anche se lo Stato è laico da sempre, ma non laicista e comunque rispettoso delle gerarchie ecclesiastiche e della loro influenza soprattutto nelle zone rurali.

Scarsa enfasi hanno avuto i commenti del governo italiano, affidati al ministro degli Affari Esteri Franco Frattini che si è detto vivamente soddisfatto (Libero, 3 Luglio 2008, “Le urla di gioia del figlio Lorenzo”), ciò è dovuto al ruolo marginale che l'Italia ha avuto nella vicenda sul piano politico, sia con l'attuale esecutivo che con il precedente, dovuta anche ai blandi rapporti diplomatici e commerciali tra Roma e Bogotà, tragicamente funestati dalla piaga del traffico di sostanze stupefacenti coltivate nel Paese sudamericano e smerciate dalle organizzazioni criminali italiane; viceversa è stata molto attiva la partecipazione popolare, con molte organizzazioni non governative operanti in Sud America che hanno continuato a mantenere vivo l'interesse per la Betancourt tramite convegni e fiaccolate, così come ha fatto l'Unione delle Donne Italiane che ha realizzato il sito internet italiano sull'argomento, mentre l'imprenditrice Maria Rosa Isnenghi ha annualmente dedicato ad Ingrid Betancourt il concerto di musica da camera per la Festa della Donna, da lei patrocinato, eseguito a Venezia dall'Orchestra dei Solisti Veneti, ed i tre libri scritti dall'integerrima franco colombiana, tutti editi in Italia, hanno registrato un aumento di vendite, mentre erano rimasti sottotraccia prima del sequestro, perché già allora godeva anche nel nostro Paese di stima, ma principalmente tra intellettuali e giornalisti, mentre era poco nota alla gente comune.

Oltre alle reazioni della politica internazionale, è stata data attenzione anche ai commenti dei privati cittadini colombiani che da quarant'anni vivono con il costante incubo delle Farc e della guerra civile, ma che hanno ravvisato nel positivo esito del blitz del 2 Luglio un segnale di speranza e di fiducia nel futuro per sconfiggere un nemico che pareva invincibile, come un cancro in metastasi ormai avanzata (Libero, 3 Luglio 2008, “Ingrid libera dopo sei anni di buio”), ed intanto esultano esponendo ovunque bandiere recanti la scritta Ingrid libera, preparate subito dopo il rapimento per ricordarne il dramma e sollecitare, soprattutto la classe politica, ad intervenire, ed assurte poi a simbolo di una battaglia vinta dall'intera Colombia, senza divisioni o faziosità, mai così unita e fiera di se stessa; in particolar modo chi ha meno di quarant'anni non ricorda un Paese senza guerra interna ed ora spera che si sia inaugurata una fase di rinascita civile, prima ancora che politica, dove prevalga la ragionevolezza per ottenere una tregua definitiva, anche attraverso un'unità di intenti di tutti i partiti per evitare che un cambio di governo, ed ancor di più di coalizione di governo, annulli gli sforzi fatti dai predecessori e muti linea politica, come già sistematicamente accaduto in passato.

Alcuni intellettuali, però, non si sono soffermati sulla gioia per il tanto atteso avvenimento, ma hanno invece subito pensato ai rischi per le possibili ritorsioni delle Farc che.... possono vendicarsi su chi è rimasto prigioniero (La Stampa, 5 Luglio 2008, “A Bogotà in festa è l’ora dell’orgoglio”), invitando non solo i connazionali ed il proprio governo, ma anche e soprattutto l'intera opinione pubblica internazionale a continuare a mantenere altissima l'attenzione sull'argomento ed a non sciogliere i comitati spontanei nati per il caso Betancourt, per utilizzarli al fine di una mobilitazione permanente sino al momento in cui le Farc negozieranno la resa o verranno debellate dall'esercito, poiché è molto concreto il rischio che un facile trionfalismo immediato, alimentato anche da interessi politici, lasci poi cadere l'oblio sui drammi ancora in essere.

Sono state tratteggiate svariate descrizioni della nascita e della storia delle Farc, acronimo di Forze armate rivoluzionarie colombiane, sorte il 27 Maggio 1964 come organizzazione marxista-leninista al fine di realizzare anche in Colombia una rivoluzione identica a quella di Fidel Castro a Cuba, fondata da un gruppo oltranzista di esponenti del Partito Comunista.... dopo un accordo con il leader delle Autodifese Contadine, Pedro Antonio Marin, detto Tirofijo (La Stampa, 5 Luglio 2008, “A Bogotà in festa è l’ora dell’orgoglio”), che diverrà da subito il capo delle Farc stesse, vista la sua preparazione nel campo della guerriglia e della vita in clandestinità tra le foreste; da questo connubio tra comunisti rivoluzionari e contadini poveri che volevano lottare per una riforma agraria che concedesse loro la proprietà delle terre che coltivavano sono nate le Farc.

In quarant'anni di lotta armata le Farc hanno compiuto migliaia di omicidi, prevalentemente di poliziotti, militari, esponenti politici e ricchi latifondisti, ed hanno sequestrato altrettante persone, di cui oltre un centinaio sono ancora nelle loro mani; per autofinanziarsi sfruttano il narcotraffico e le tasse rivoluzionarie imposte ai coltivatori di coca, e sono attive soprattutto nella regione di Guaviare, nel sud della Colombia, soprattutto a seguito della smilitarizzazione della zona che ha permesso loro di radicarsi nel territorio e di rimanervi massicciamente anche dopo il ritorno dell'esercito nel 2002.

Nel 1984 le Farc avevano stipulato una tregua armata con l'allora presidente Belisario Betancourt, lontano parente di Ingrid, fondando un movimento politico chiamato Unione Patriottica che nelle elezioni di quell'anno aveva ottenuto 15 seggi, ma senza consegnare le armi; dopo i primi negoziati è però iniziata l'uccisione sistematica dei leader del partito da parte di gruppi paramilitari facenti capo ai movimenti politici al governo e le trattative sono fallite sul nascere, inducendo le Farc ad abbandonare il Parlamento e la via del dialogo per tornare alla lotta armata, agli omicidi ed ai sequestri di persona.

Dopo la morte del leader storico Pedro Antonio Marin detto Tirofijo la scorsa primavera, deceduto durante un bombardamento governativo, le Farc sono apparse indebolite ed hanno subito un'ulteriore pesante colpo dalla liberazione di Ingrid Betancourt e di 14 suoi compagni di prigionia.

Con il passare dei giorni le granitiche certezze sulle modalità del blitz nella foresta sono state messe pesantemente in discussione, difatti la perfetta operazione militare organizzata dal presidente Uribe cominciava a decomporsi nei suoi trionfanti toni ufficiali in una ridda paludosa di chiacchiere ed incontrollabili rivelazioni (La Stampa, 3 Luglio 2008, “La gioia incredula del figlio”), a seguito di indiscrezioni secondo cui la radio della Svizzera romanda ha ricevuto una soffiata da una fonte attendibile: 20 milioni di dollari pagati a qualche pezzo grosso delle Farc per la liberazione degli ostaggi (La Stampa, 5 Luglio 2008, “Un’ombra sul blitz: pagati 20 milioni”); le reazioni del governo colombiano a tale ipotesi sono state immediate e risentite, ed hanno sottolineato la paternità esclusivamente nazionale dell'operazione, senza ingerenze straniere né per la progettazione, né per l'esecuzione del piano, considerato un orgoglio nazionale per tutti i colombiani.

Per rafforzare ulteriormente il concetto dinanzi all'opinione pubblica mondiale, il giorno successivo alla diffusione della notizia del presunto riscatto il ministro della Difesa Juan Manuel Santos, recatosi all'Università degli Studi di Madrid per un convegno sulle Farc, ha detto di essere l'uomo che ha creato e organizzato il blitz. Nei minimi dettagli ha definito gli obbiettivi con i generali, istruito i militari, ha sottoposto il piano.... al presidente Uribe.... un'operazione interamente colombiana (Il Giornale, 5 Luglio 2008, “Sulla liberazione l’ombra del riscatto”); ha inoltre aggiunto che sarebbe troppo umiliante per un guerrigliero delle Farc, idealista ed oltranzista per natura e per scelta di vita, vendersi per denaro, ma alcuni hanno sospettato che ciò possa essere avvenuto tramite la cattura nel febbraio scorso dell'amante del capo del gruppo di sequestratori che segregava Ingrid Betancourt, a seguito della quale la donna sarebbe stata usata come tramite per contattare il suddetto guerrigliero e proporgli denaro ed amnistia in caso di collaborazione: le fonti governative hanno negato e l'indiscrezione è rimasta tale, priva di conferme.

La versione ufficiale del governo colombiano in merito al blitz del 2 Luglio è stata contestata anche da chi ha letto la liberazione della Betancourt in chiave geopolitica, poiché la Colombia è un Paese strategicamente importante per gli Stati Uniti d'America, è l'Israele dell'America Latina.... riceve la quota maggiore di aiuti da parte di Washington (Il Giornale, 6 Luglio 2008, “Così ho ideato il grande inganno per liberarla”) e rappresenta un fedele alleato da utilizzare in quello scacchiere per contrastare il presidente venezuelano Hugo Chavez che si erge a paladino di una politica anti-yanqui che.... presume di riscattare il sogno di una nazione latinoamericana sganciata.... dagli interessi di Washington (La Stampa, 4 Luglio 2008, “Un po’ di ossigeno per la politica in Sud America”); la più pericolosa arma in mano a Hugo Chavez, discepolo dichiarato di Fidel Castro, è il petrolio, di cui il Venezuela è il quinto esportatore mondiale e che quindi contribuisce a destabilizzarne profondamente il mercato, soprattutto da quando ha deciso di bloccare le esportazioni di greggio verso gli Stati Uniti d'America, dirottandole verso la Cina ed il Brasile, il cui presidente, Luiz Inacio Lula da Silva, è a sua volta decisamente insofferente verso l'egemonia statunitense sul Sud America: tali fattori hanno fatto sottolineare come nell'epilogo del rapimento di Ingrid Betancourt si misura con qualche sospetto la paternità dell'operazione....che sposta lievemente gli equilibri verso Washington (La Stampa, 4 Luglio 2008, “Un po’ di ossigeno per la politica in Sud America”).

Oltre alle strategie politiche internazionali, gli osservatori più attenti si sono concentrati sul fronte interno colombiano, dove il presidente Alvaro Uribe è uscito nettamente rafforzato dall'esito positivo del lungo sequestro dell'ex rivale, tanto da rischiare di passare alla storia come l'uomo che ha sconfitto le Farc.... ora nessuno lo può più fermare. Nemmeno la Corte Suprema che ha messo in discussione la riforma costituzionale del 2006.... ora punta ad una nuova riforma della Carta che gli permetta di presentarsi nel 2010. Il 92% dei colombiani è con lui (La Stampa, 4 Luglio 2008, “Un po’ di ossigeno per la politica in Sud America”) che ha visto suo padre, ricco latifondista, ucciso proprio dalle Farc nel 1983; questo scenario di facile trionfalismo può essere sovvertito solo da un eventuale ritorno in lizza di Ingrid Betancourt che, sfruttando a proprio vantaggio la sua tragica vicenda esattamente come fa Alvaro Uribe ora, avrebbe grandi chance di successo popolare, visto anche il grande carisma e l'ampia stima di cui godeva già prima del rapimento e che sono uscite ulteriormente ingigantite dai sei anni nella foresta, ma non incontrerebbe il favore e l'appoggio degli Stati Uniti d'America, decisi sostenitori del presidente in carica o di eventuali delfini non così indipendenti e decisionisti come la Betancourt, che non è pregiudizialmente antiamericana né simpatizzante di Hugo Chavez, però ha sempre rivendicato una politica colombiana non subordinata ad interessi ed ingerenze straniere.

L'attuale stato di cose vede l'attuale presidente Alvaro Uribe in posizione privilegiata, poiché ha messo d'accordo sulla sua condotta politica conservatori e progressisti ed ha acquisito il pretesto della sicurezza nazionale e della definitiva sconfitta delle Farc per restare ancora al potere a tempo indeterminato, ma ha come unico, possibile ostacolo al raggiungimento di tale fine solo un potenziale avversario come Ingrid Betancourt, che alcuni ambienti governativi vorrebbero candidare come vicepresidente alle prossime elezioni, sia per neutralizzarla come elemento d'opposizione, sia per sommare la popolarità di entrambi in un vero e proprio plebiscito che legittimerebbe la permanenza in carica di Alvaro Uribe, dovuta comunque ad una modifica costituzionale a suo vantaggio, ancora gradita tanto in patria quanto all'estero.

Gli esponenti del Partido Verde Oxigeno, fondato dalla Betancourt e da lei guidato sino al tragico 23 Febbraio 2002, non concordano con tale ipotesi, anzi la rifiutano nettamente come impossibile per le eccessive differenze di vedute tra loro e l'attuale presidente colombiano e puntano invece ad avere la loro leader candidata alle prossime elezioni presidenziali, nel 2012 se passa la riforma costituzionale ora in discussione, convinti del fatto che l'ex senatrice non potrà mai, per ragioni ideali e coerenza personale, allearsi con il suo storico rivale, neanche dopo il lieto fine della sua vicenda, preferendo un'opposizione libera ed indipendente ad una coalizione di governo in cui interpretare un ruolo di subalternità che non si confà ad una leader carismatica come lei.

Le dichiarazioni rilasciate direttamente alla stampa dall'ex senatrice subito dopo la liberazione hanno naturalmente riguardato i terribili anni di prigionia, vissuti con le catene addosso 24 ore su 24 (La Stampa, 4 Luglio 2008, “Un po’ di ossigeno per la politica in Sud America”), marciando in media 300 chilometri per anno.... con diarree, vomiti, ulcere, ma la guerriglia proibiva ogni forma di assistenza (La Stampa, 4 Luglio 2008, “Un po’ di ossigeno per la politica in Sud America”), esperienze durissime ed incancellabili che l'avevano lasciata senza speranza, tanto da farle pensare frequentemente: qui viviamo tutti come morti, qui la vita non è vita, ma una lugubre perdita di tempo (La Stampa, 4 Luglio 2008, “Ecco i miei figli e piange lacrime di gioia”) .

Sei anni e cinque mesi di spostamenti continui, a piedi, quasi sempre sotto la pioggia, con il costante rischio di venire seviziata o uccisa dai suoi carcerieri, o di rimanere vittima dei pesanti bombardamenti governativi, intensificatisi nell'ultimo anno; scarso cibo una volta al giorno, un'amaca appesa a due alberi per dormire con una zanzariera sorretta da due pali per ripararla dagli insetti notturni, oltre a tanti soprusi ed angherie che ha visto patire ai suoi compagni di sventura, tra cui la sottrazione di un figlio appena partorito nella foresta ad una donna catturata mentre era incinta.

Il rischio di gravi malattie è sempre stato molto concreto, tanto da far supporre che Ingrid Betancourt si fosse ammalata di tifo o epatite c, e le immagini dell'ultimo filmato delle Farc sembravano lasciarlo supporre, ma per lei così non è stato, anche se ha raccontato, ed è stato confermato dagli altri rapiti, di essere svenuta più volte perché stremata da lunghe marce e poco cibo: in quel frangente, come in tutti i casi di problemi piccoli e grandi di salute da parte degli ostaggi, è intervenuto uno di loro, il tenente William Perez, medico dell'esercito che ha soccorso e curato tutti nonostante l'assenza di farmaci per espresso divieto dei guerriglieri.

Nei giorni successivi le domande dei giornalisti sono state indirizzate alle sue intenzioni future, ma l'ex senatrice non si è sbilanciata sul suo futuro politico, infatti si è detta intenzionata a riappropriarsi degli affetti familiari, in particolar modo dei figli che ha lasciato bambini e.... ritrova adulti con il pudore e la paura di non riconoscerli, il rimorso di aver saltato troppi decisivi capitoli (La Stampa, 4 Luglio 2008, “Ecco i miei figli e piange lacrime di gioia”).

Il lunghissimo sequestro ha, almeno nell'immediato, sopito l'attivista politica Ingrid Betancourt sostituendola con la madre Ingrid Betancourt, desiderosa di vivere assieme ai figli.

Nel ringraziare gli artefici della sua liberazione, Ingrid Betancourt non ha citato direttamente il presidente colombiano Alvaro Uribe né i ministri del suo governo, parlando invece di meriti dell'esercito colombiano, ma ha soprattutto attribuito l'essere ancora sana e salva, e non perita nella foresta a seguito di qualche atto di forza governativo concluso con uno spargimento di sangue, a Nicolas Sarkozy ed alla Francia, infatti ha dichiarato: Questa operazione impeccabile dell'esercito colombiano non sarebbe stata possibile se il governo colombiano non avesse messo a punto una strategia diversa su pressione della Francia.... voi mi avete salvato la vita ((La Stampa, 4 Luglio 2008, “Ecco i miei figli e piange lacrime di gioia”).

Tali esternazioni sono state interpretate da molti notisti politici come un'aspra deplorazione all'intransigenza di Alvaro Uribe, ma questa ipotesi ha destato forti perplessità, poiché tutte le dichiarazioni ufficiali, sia francesi che colombiane, concordano tra loro nel negare il pagamento di un riscatto e nell'avallare come unica verità quella del blitz nella foresta che è un'operazione esclusivamente colombiana, mentre la Francia era per la linea morbida, quella del dialogo, che però implicherebbe il negato pagamento del riscatto, pertanto molti cronisti si sono chiesti: ma la Betancourt non l'ha liberata Uribe? (La Stampa, 5 Luglio 2008, “Un’ombra sul blitz: pagati 20 milioni”).

L'ex ostaggio ha anche programmato una visita dal Papa, difatti è convintamente cattolica, ha sin dall'infanzia pregato quotidianamente e con la stessa intensità, dalla tranquilla vita a Parigi alla lunga prigionia, una devozione che ha manifestato tenendo un rosario avvolto al braccio destro nei sei anni del sequestro e che intende portare in Vaticano quando incontrerà il Pontefice, occasione in cui entrambi faranno un accorato appello alle Farc affinché liberino tutti gli ostaggi e cessino la lotta armata.

La liberazione di Ingrid Betancourt è avvenuta in un momento in cui la politica internazionale si stava ancora soffermando sulla repressione della rivolta dei monaci buddhisti in Tibet e soprattutto sulle sue conseguenze nei rapporti diplomatici con la Cina in vista dei Giochi Olimpici che sarebbero iniziati poco più di un mese dopo; mentre il premier britannico Gordon Brown ed il cancelliere tedesco Angela Merkel avevano già annunciato la propria volontà di non recarsi a Pechino per la cerimonia di inaugurazione come forma di protesta polemica, gli altri principali leader mondiali stavano ancora decidendo, divisi tra l'adesione ad un gesto fortemente simbolico contro la mancanza di democrazia del regime cinese e le possibili ripercussioni economiche di una così plateale contrapposizione con il gigante economico del Duemila.

Tale querelle si è inserita prepotentemente nell'imminente G8 in Giappone, che sarebbe iniziato la settimana successiva, dove l'assenza di temi urgenti da discutere, la crisi economica legata ai mutui non si era ancora manifestata, prometteva di amplificare la questione dei rapporti tra membri del G8 e Cina, deviando il corso delle discussioni sulle tematiche economiche, in particolar modo della concorrenza agricola ed industriale dei problemi del commercio internazionale, mentre gli aiuti ai Paesi più poveri, la lotta alla fame nel mondo e la drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera avrebbero trovato poco spazio.

In tale scenario la notizia del ritorno in libertà di Ingrid Betancourt ha sì avuto ampio risalto da parte dei mass media mondiali, ma in tono minore rispetto agli eventi sopra citati, in primis per la marginalità della Colombia nello scacchiere geopolitico internazionale, dove solo gli Stati Uniti d'America hanno interessi specifici nel Paese latinoamericano, che ha fatto subordinare quello che è stato sostanzialmente un fatto seguito in tutto il mondo al suo svolgimento interamente all'interno della Colombia, con una conclusione dovuta, almeno ufficialmente al solo governo colombiano; un altro fattore decisivo è stato l'apprendimento della notizia direttamente da fonti governative, a liberazione già avvenuta, senza alcuna indiscrezione precedente, quindi l'informazione è arrivata improvvisamente, a fatti compiuti, già corredata da una spiegazione dettagliata ed esauriente che l'ha privata di spunti non cronachistici sul nascere.

Essendo forzatamente lontana dalla scena istituzionale da ben sei anni, la liberazione di Ingrid Betancourt è assurta a vicenda umana, personale, depurata da contenuti politici che avrebbero in qualche modo potuto saldarla all'imminente G8, alla tensione diplomatica con la Cina o ad altre tematiche di ampia portata, tali da intrecciare quell'evento con altri accadimenti nazionali ed internazionali, nonostante i ben noti ideali politici dell'ex senatrice franco colombiana siano molto connessi alle rituali discussioni dei Grandi della Terra, soprattutto in materia ambientale, ma anche nello squilibrato rapporto tra i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, di cui può valutare come e meglio di altri le dinamiche e le conseguenze alla luce della sua profonda conoscenza della Francia, socio fondatore del G8 sino dal 1973 quando era G5, e della società francese, e della Colombia, vista l'ormai quasi ventennale lotta politica in un Paese non definibile in via di sviluppo, ma certamente appartenente a quel gruppo di Stati pervasi da fortissimi squilibri sociali ed economici interni, ancora fortemente dipendenti da ingerenze estere e vittime in taluni casi di neocolonialismo.

Nei giorni successivi al ritorno a casa dei 15 ex ostaggi delle Farc l'attenzione mediatica è rimasta pressoché identica, quantitativamente e qualitativamente, a quella dell'immediatezza della notizia, anche se si è avuta dopo sole 24 ore la prima, grande indiscrezione giornalistica secondo cui la liberazione è avvenuta solo a seguito del pagamento di un riscatto: tale illazione ha subito trovato le dure smentite di tutti, in Colombia come in Francia e nella stessa Svizzera da cui è partita, ma ha occupato stabilmente le pagine dei giornali, non tanto con giudizi di merito e di credibilità di questa voce, quanto con valutazioni su pro e contro di una simile soluzione piuttosto che sul blitz dell'esercito di cui si era parlato il giorno precedente, ma nessuno è riuscito a chiarire, o a suggerire, da che parte stesse la verità, difatti le due versioni non suonano come improbabili, ma nel contempo non mostrano, o non possono mostrare, prove decisive che ne confermino una e cancellino il sospetto dell'altra.

Tanto il governo colombiano, spalleggiato da quello francese, quanto l'informatore svizzero hanno ripetuto monotonamente le dichiarazioni iniziali, ma senza riuscire a spostare gli equilibri della verità da nessuna delle due parti, e non è spuntato nemmeno il cosiddetto ago della bilancia a fornire il tassello mancante ed a permettere ai giornalisti di poter dichiarare valida un'ipotesi ed invalidare l'altra.

I mass media, quindi, hanno riportato entrambe le ricostruzioni senza parteggiare per nessuna di essa, ma è stato facile e logico passare subito dalla concentrazione su fatti ed antefatti all'analisi prettamente politica degli stessi, divenuti quindi oggetto di profonde disamine da parte di esperti notisti politici e di corrispondenti, tutti concordi nell'affermare che il caso Betancourt è stato gestito sin dal primo istante come un evento politico, e quindi ogni mossa è stata sì dettata dal fine di liberare i 15 ostaggi, ma le modalità, le dichiarazioni ufficiali e le strategie sono state indirizzate ad ottenere dalla fine del sequestro un premio politico che permettesse al liberatore di poter riutilizzare la felice soluzione del caso per altre ragioni personali e corporative, vista anche la delicata posizione geopolitica della Colombia, storica alleata degli Stati Uniti d'America e confinante con il petrolifero Venezuela dell'inquieto castrista Hugo Chavez, ed il forte interessamento della Francia, influente membro della Nato e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con diritto di veto, che da oltre quarant'anni ha dimostrato di volersi svincolare dall'egemonia statunitense sull'Europa, difatti lo stesso uomo che ha iniziato le inutili trattative francesi per liberare Ingrid Betancourt, l'allora ministro degli Affari Esteri Dominique De Villepin, è lo stesso uomo che aveva dichiarato al Palazzo di Vetro la netta contrarietà della Francia all'intervento militare in Iraq.

La stampa ha analizzato tutto ciò, guardando in tutte le possibili direzioni le implicazioni dell'operazione Jaque, ed ha sottolineato come Ingrid Betancourt, i suoi 14 compagni di prigionia e la sua segretaria liberata pochi mesi prima, siano stati doppiamente in pericolo, il pericolo delle Farc e quello delle strategie di palazzo.

Insieme a queste elucubrazioni sono stati scritti tanti articoli biografici dettagliati su Ingrid Betancourt, tutti concordi nel sottolinearne il carattere battagliero ed indomito, base granitica su cui si innesta la sua passione politica, vissuta quasi come una vocazione religiosa, mettendo sempre il dito nelle piaghe del Paese (La Stampa, 5 Luglio 2008, “Un’ombra sul blitz: pagati 20 milioni”), a cui unanimemente è stata riconosciuta l'integerrima onestà ed il coraggio di scelte difficili, affrontate senza calcoli e tornaconti, e su tale aspetto si è molto insistito come contrassegno di una vita che pare impossibile vedere slegata dall'impegno politico, tanto da far sorgere numerose volte la domanda, sia rivolta direttamente all'interessata che formulata come ipotesi accademica: quando tornerà ad occuparsi in veste di leader del suo Partido Verde Oxigeno?

L'opinione pubblica mondiale ha imparato a conoscerla così e così vuol tornare a vederla, riferisce la stampa, perciò è stato passato al setaccio il suo percorso istituzionale, la sua produzione bibliografica, semplice ed essenziale nello stile di scrittura quanto incisiva e graffiante nei contenuti e nei significati, ed è stato tracciato un facile parallelismo tra ciò che dice, ciò che fa e ciò che è, poiché la coerenza è una dote che non le è mai venuta a mancare.

L'aspetto invece non noto su cui si è cercato di scavare a fondo è il modo in cui ha vissuto la lunga prigionia, affidandosi alla narrazione fatta in prima persona dall'ex ostaggio, da dove è emersa invece una donna normale, che talora si è lasciata prendere dallo sconforto ma non è nemmeno caduta in una depressione senza ritorno, duramente provata ma non cambiata nel profondo del cuore e della mente, sempre aliena dalla pericolosa sindrome di Stoccolma, ovvero gli ostaggi che fraternizzano con i loro carcerieri e ne giustificano in parte o in toto atti e motivazioni; la maggior parte dello spazio occupato dal racconto del drammatico incubo nella foresta è stato dato a lei, alla protagonista degli eventi, e solo a margine sono stati apposti pochi e semplici commenti che hanno evidenziato l'abnorme lunghezza di questo disumano tunnel e la spietatezza dei guerriglieri che hanno sempre impedito ogni forma di assistenza medica o infermieristica ai sequestrati, nonostante la piena disponibilità della Croce Rossa Internazionale e di Medici senza Frontiere, presenti in Colombia già da un quarantennio per altri progetti umanitari, ad avventurarsi nella giungla per compiere il loro lavoro senza implicazioni governative, se non quella di mediare, ma solo previo accordo tra le parti, la fine della vicenda.

Più che uno schema a domande e risposte, si è lasciato parlare fluentemente Ingrid Betancourt, la cui conferenza stampa si è svolta in francese ed in spagnolo, che peraltro è stata pienamente esauriente, con un racconto dettagliato, non censurato come mai si è censurata in nessun suo discorso, ed ha permesso in poco più di due ore ai cronisti di sapere anche più di quel che si aspettavano, come il bambino sottratto ad una donna, rapita in stato di gravidanza, subito dopo il parto e la conoscenza da parte degli ostaggi di notizie che parrebbe incredibile sapere nella foresta colombiana con il sequestro di 15 persone in corso, come il matrimonio di Nicolas Sarkozy con Carla Bruni o l'esito della finale dei Campionati Mondiali di Calcio di Germania 2006, di cui hanno appreso anche l'ormai famosa testata di Zinedine Zidane a Marco Materazzi, della quale la stessa Betancourt ha fatto esplicitamente menzione durante la narrazione dei fatti, dichiarando inoltre, com'era logico supporre, di aver tifato per la Francia.

La conferenza stampa di Ingrid Betancourt è stata preceduta da quella dei suoi congiunti, ma ha naturalmente avuto un tono minore, anche perché i familiari intervenuti, i due figli, Lorenzo e Melanie, e la sorella Astrid, hanno volutamente mantenuto un basso profilo, esprimendo grandi felicitazioni e grande gioia per l'evento, è una gioia indescrivibile (Il Giornale, 3 Luglio 2008, “L’eroina che ha sfidato il terrore”), ma la prostrazione di sei anni e cinque mesi di angoscia, illusioni e speranze li ha indotti a dire che per credere senz'ombra di dubbio alla liberazione della loro parente volevano prima parlarle almeno al telefono; ciò ha depotenziato sin da subito le dichiarazioni ed i possibili commenti, ma è stato da più parti notato come Lorenzo Delloye, figlio primogenito di Ingrid Betancourt, sia stato il consanguineo che in questi anni si è esposto maggiormente in tutte le iniziative che hanno riguardato il dramma della madre, così come appunto ha confermato la conferenza stampa dove è stato il primo a parlare ed ha parlato più degli altri, confermando il tono sobrio ma deciso, tenace e già autorevole che ha sempre avuto in questi difficili sei anni passati sfilando nelle marce silenziose.... partecipando a dibattiti e serate televisive.... per non dimenticare (La Stampa, 3 Luglio 2008, “La gioia incredula del figlio”).

L'attenzione su Ingrid Betancourt libera è aumentata in occasione del suo viaggio in Francia a sole 48 ore dal suo rilascio: in tale frangente si è ingigantita la portata del fenomeno, innanzitutto perché la Francia, seconda patria di Ingrid, è stata la nazione che ha seguito il caso con maggior interesse, soprattutto tra privati cittadini ed intellettuali, dove la stampa ha mantenuto alto il profilo degli avvenimenti non solo quando giungevano notizie, positive e negative, ma anche nei momenti in cui non c'era nessuno sviluppo in Colombia, stimolati dalle molteplici iniziative che si sono succedute per ricordare l'ostaggio franco colombiano, che hanno permesso quindi ai mezzi d'informazione transalpini di avere sempre materiale su cui lavorare, ma anche i mass media stranieri hanno, grazie ai francesi, trovato spesso spunti per non far cadere l'oblio sul caso Betancourt.

Ma il fattore più importante nell'aumento di esposizione mediatica è stato l'incontro con il presidente francese Nicolas Sarkozy, difatti egli aveva intessuto varie trattative con le Farc, tutte fallite, aveva addirittura incaricato il presidente venezuelano Hugo Chavez di interessarsi personalmente alla vicenda, ottenendo soltanto la liberazione di un ostaggio e la riprovazione statunitense, colombiana e britannica per la scelta di tale interlocutore, nonché era stato il più convinto sostenitore della via del dialogo in antitesi alla via dell'atto di forza del presidente colombiano Alvaro Uribe, ma è uscito sconfitto dalla partita politica con l'omologo sudamericano, registrando quindi una lesione al suo prestigio sia in patria che nel contesto internazionale; queste considerazioni sono state immediatamente fatte dalla stampa il giorno dell'atterraggio di Ingrid Betancourt in Francia, ed è così iniziata un'altra lettura non cronachistica che ha riguardato la scena politica d'oltralpe, dove Nicolas Sarkozy, oltre ad essere in difficoltà per l'evidente inutilità dei suoi tentativi di liberare gli ostaggi, deve affrontare sul piano interno le aspre tensioni registrate a seguito dell'aumento dell'età pensionabile per i dipendenti pubblici fortemente voluto dal suo governo, i cui malesseri sono sfociati nella sconfitta del suo partito alle recenti elezioni amministrative.

A ciò si unisce il fatto che il giorno prima della liberazione di Ingrid Betancourt è divenuto presidente di turno dell'Unione Europea ed in tale veste si stava apprestando a partecipare al G8 in Giappone, per cui un evento di risonanza internazionale come questo non poteva non avere conseguenze anche sul suo ruolo di in sede europea ed in proiezione G8; i mass media hanno sospettato che sia stato questo intreccio di poteri forti, posizioni dominanti e prestigio politico a far dire ad Ingrid Betancourt che il merito della sua salvezza è esclusivamente di Nicolas Sarkozy, senza Sarkozy vigilante, Uribe l'avrebbe ammazzata (La Stampa, 3 Luglio 2008, “La gioia incredula del figlio”), perché la sua linea morbida di mediazione e dialogo avrebbe indotto a più miti consigli il presidente colombiano Alvaro Uribe, fautore invece della lotta senza quartiere ed ha perciò permesso all'esercito colombiano di non trasformare il blitz in un bagno di sangue come era stato purtroppo nel 1972 per liberare gli ostaggi israeliani, rapiti da guerriglieri palestinesi durante i Giochi Olimpici di Monaco di Baviera.

Una siffatta dichiarazione non è apparsa anomala, in primo luogo per i pessimi rapporti politici e personali che Ingrid Betancourt ha sempre avuto con il presidente colombiano Alvaro Uribe, suo rivale alle elezioni presidenziali del 2002, di cui sono subito apparse evidenti le finalità politiche della conduzione dell'operazione e con cui potrebbero esserci in un futuro prossimo altre contrapposizioni, non solo elettorali, in secondo luogo per la rete relazionale che indirettamente collega l'ex senatrice all'attuale presidente francese: Nicolas Sarkozy, esponente del Partito Gollista, è stato ministro degli Affari Esteri in un governo presieduto da Dominique De Villepin, anch'egli gollista, ex insegnante della Betancourt all'epoca dell'Institut d'Etudes Politiques, ed entrambi sono stati colleghi dal 2002 al 2005, rispettivamente agli Affari Interni ed agli Affari Esteri, nell'esecutivo presieduto da Jean Pierre Raffarin; questa rete di rapporti è ulteriormente arricchita dall'attuale composizione del governo francese, dove trova posto come ministro degli Affari Esteri Bernard Kouchner, cofondatore dell'organizzazione umanitaria Medici senza Frontiere, presente in Colombia da più di trent'anni, usata come canale di mediazione dal presidente francese.

La stampa ha prontamente ricostruito con minuziosità questi stretti legami che hanno unito Nicolas Sarkozy ad Ingrid Betancourt ed hanno ricondotto a ciò le ragioni della particolare gratitudine che ella ha espresso al presidente francese, un favore personale di cui l'inquilino dell'Eliseo aveva bisogno e, per i mezzi di informazione, è stato concesso proprio in virtù del sottile ma lungo fil rouge che collega i due protagonisti, diversi su tutto dal punto di vista politico, ma aventi un minimo comune denominatore in Dominique De Villepin, conosciuto in momenti e circostanze differenti, ma da entrambi stimato e per entrambi importante nelle rispettive vite.

Questo è stato il punto di vista dominante da cui è stato osservato l'arrivo in Francia di Ingrid Betancourt, sottotraccia invece l'incontro con i figli perché il primo abbraccio è avvenuto lontano dagli occhi dai cronisti, all'interno di un aereo, e lì si sono detti le prime parole dopo sei anni di silenzio forzato, quindi non si è potuto ricavare un'impressione molto netta del tono e del tenore dell'avvenimento, ma in tale circostanza è accaduto un fatto importante, è stata la prima volta in cui la Betancourt si è sbilanciata sul proprio futuro, prevedendo per esso un forte attaccamento ai figli e la volontà di riavvicinarsi agli affetti familiari, stare incollata a loro come una gomma da masticare (La Stampa, 5 Luglio 2008, “Un’ombra sul blitz: pagati 20 milioni”) lasciando presagire, ma non confermandolo direttamente, un ruolo di madre prima ancora che di donna politica, anche se del suo futuro al di fuori della sfera privata ha continuato a non parlare.

Anche la conferenza stampa in Francia non ha seguito lo schema a domande e risposte, si è lasciata la Betancourt libera di esprimere il suo pensiero, vista anche la delicatezza emotiva del momento, che è andato appunto sui figli e sulla famiglia, e solo in seguito al ringraziamento a Nicolas Sarkozy, che è apparso a molti acuti osservatori come un generoso dono più che come un intendimento autentico; l'ex senatrice ha terminato ringraziando il popolo francese per non averla dimenticata mai e per averla sostenuta costantemente attraverso le più svariate iniziative, con una particolare menzione all'anonimo alpinista che lo scorso anno, la data è incerta e difficilmente ipotizzabile, ha portato sulla vetta del Monte Bianco, sita in territorio francese a 4.810 metri, una sua fotografia per ricordare lei ed il suo dramma sulla cima montana più alta d'Europa.

I suddetti ringraziamenti sono sembrati invece ai giornalisti presenti sinceri, sentiti e non formali, infatti il legame con la Francia, intesa come società e cultura francese, di Ingrid Betancourt è autentico, è lì che ha fatto studiare i figli e che li ha voluti espressamente riabbracciare, per cui è indubbiamente ricambiato l'amore che oltralpe è stato riversato su di lei in questi anni ed è altrettanto evidente che, oltreché franco colombiana, è francese nella mente e colombiana nel cuore, vista la sua formazione intellettuale a Parigi e la forte mobilitazione che l'intellighenzia di quel Paese ha avuto ed ha vissuto, senza tornaconti o prebende come invece si insinua che sia stato negli ambienti politici.

Ha chiuso la conferenza stampa l'auspicio di recarsi al più presto in visita dal Papa perché è una cattolica credente, difatti ha tenuto un rosario, mostrato ai presenti, avvolto al braccio destro durante tutta la lunga prigionia ed ha pregato quotidianamente: tali frasi hanno fatto porre l'accento su un aspetto sconosciuto ai più, ovvero la sua religiosità, mai enfatizzata durante le sue lotte politiche e finanche sorprendente se si pensa alla sua formazione scolastica avvenuta in scuole laiche di una Francia secolarizzata e laica, spesso laicista, dal 1789, ed al suo convinto ed intransigente ambientalismo, movimento ideologico che, almeno in Europa, si colloca a sinistra, ben lontano, se non diametralmente opposto, ai partiti di ispirazione cattolica o comunque confessionale; viene però osservato come l'intera vita di Ingrid Betancourt sia solcata da profondi ideali, vissuti con coerenza e passione ma non schematizzabili all'interno di precisi e monolitici dogmatismi o tradizioni politico-filosofiche, esiste semplicemente un Betancourt-pensiero, fedele a se stesso ma non a sovrastrutture storicizzate o predeterminate, che è semplicemente il frutto di complesse esperienze di vita analizzate alla luce del mondo e dei suoi cambiamenti, rifiutando i compromessi.

In Italia l'attenzione della stampa alla liberazione di Ingrid Betancourt ha seguito lo stesso andamento dei media internazionali prima descritti; la notizia del blitz nella foresta ha guadagnato la prima pagina pressoché su tutti i giornali, ridestando interesse per una vicenda che nel nostro Paese è stata seguita con un'intensità variabile a seconda delle fasi, dall'enfasi del sequestro nel 2002 alle puntuali cronache di ogni illusione succedutasi, con ampio spazio alle fotografie ed alle immagini ricavate dai filmati inviati dai guerriglieri, mentre è rimasta decisamente sottotono la vicenda durante i molteplici momenti di assenza di sviluppi e di comunicazioni dalla Colombia, principalmente perché il rapporto tra Ingrid Betancourt e l'Italia era stato esclusivamente librario prima del sequestro e, sebbene notevolmente stimata dai lettori dei suoi libri di denuncia, lo spazio mediatico era sempre stato scarso, aumentando esponenzialmente solo a seguito del sequestro, evento tragico ma che ha permesso a chi non aveva mai sentito il suo nome, ed erano tanti, di venire a contatto col suo improvviso dramma, ed alla maggior parte degli italiani, fossero o no suoi lettori ed estimatori, di conoscere il dramma della guerra civile colombiana e l'esistenza delle Farc, la cui attività di narcotraffico ha deleteri effetti anche sul nostro Paese, visto che la coca coltivata in Colombia viene da loro rivenduta a mafia e 'ndrangheta per essere trasformata in cocaina e poi smerciata in tutta Italia.

Agli occhi dell'opinione pubblica italiana si sono aperti due drammi contemporanea-mente, quello personale di Ingrid Betancourt e quello nazionale della Colombia, poiché la conoscenza del primo ha portato alla scoperta del secondo, quarantennale ma poco noto in Italia, dove si conosce bene la piaga del narcotraffico nel Paese sudamericano ma ne era misconosciuto un importante protagonista, anche se per le Farc il narcotraffico è un mezzo con cui autofinanziarsi e non un fine di arricchimento come per la criminalità organizzata nostrana; anche l'assenza di italiani, politici come privati cittadini o associazioni umanitarie, coinvolti nelle trattative per il rilascio ha pesantemente contribuito ad avere un'attenzione altalenante per l'evento, poiché in Italia non si sarebbe proprio potuto aggiungere nulla ai dati strettamente legati alla cronaca di fatti che oltretutto stavano accadendo in un Paese extraeuropeo, estraneo agli itinerari turistici tradizionali ed ai grandi flussi commerciali leciti, nonché non legato all'Italia da vincoli dovuti alla migrazione di nostri connazionali, come il vicino Venezuela, poiché l'immigrazione italiana in Colombia è stata risibile e non ha dato vita a fiorenti e vitali comunità in stretto rapporto con la madrepatria come invece è successo in Argentina e Brasile. L'affresco più popolare e di maggior successo della Colombia e della sua storia che si conosca in Italia è quello tratteggiato da Gabriel Garcia Marquez nei suoi romanzi, che tante vendite hanno registrato e tuttora registrano, mentre il settore della saggistica è sempre stato piuttosto debole e proprio i tre libri scritti da Ingrid Betancourt hanno contribuito a fornirne le prime valide, e sincere, testimonianze letterarie della realtà del Paese sudamericano, in particolar modo degli aspetti più scottanti.

Nel parlare della liberazione di Ingrid Betancourt la stampa italiana non poteva non affiancare al racconto della vicenda l'analisi della situazione politica della Colombia, difatti sin da subito le cronache del blitz, le dichiarazioni, le brevi biografie della Betancourt e le indiscrezioni svizzere sono state affiancate dalla storia delle Farc, dagli equilibri politici colombiani e da chi li gestisce, dal ruolo della Colombia come contrappeso nel subcontinente sudamericano al Venezuela; l'equilibrio ha contraddistinto sia le letture geopolitiche che l'analisi della querelle del presunto riscatto, con ampia attenzione per entrambi gli aspetti ma senza propendere enfaticamente per nessuna ipotesi, esattamente come hanno fatto altri mass media internazionali.

Le dichiarazioni raccolte presso i principali esponenti politici italiani hanno ottenuto poco spazio, in primo luogo per la sostanziale eguaglianza dei messaggi che si sono fusi in un coro unanime, in second'ordine perché la scena politica nazionale era dominata dalla discussione del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria, che preannunciava rilevanti correzioni alla Legge di Bilancio in vigore, e dalla ventilata riforma dell'ordinamento giudiziario, su cui si è infranto il dialogo tra maggioranza ed opposizione, mentre l'imminente G8 riceveva una lettura più orientata all'analisi globale dei contenuti in agenda che alla specifica posizione italiana in merito. Inoltre erano ancora presenti gli echi del Campionato Europeo di calcio conclusosi la domenica precedente, con un ampio spazio, anche sulle prime pagine, al ritorno in panchina come Commissario Tecnico di Marcello Lippi.

Anche numerosi giornalisti italiani hanno partecipato al convegno sulle Farc indetto all'Università degli Studi di Madrid a cui ha preso parte il ministro della Difesa colombiano Juan Manuel Santos a quattro giorni dal blitz, riuscendo anche a rivolgergli qualche domanda direttamente, mentre per le interviste ad Ingrid Betancourt si è dovuto aspettare la sua visita al Papa del 1° settembre scorso, poiché l'ex senatrice in precedenza non aveva ancora rilasciato interviste dirette, ma solo partecipato a conferenze stampa.

Con l'arrivo in Francia di Ingrid Betancourt, il ringraziamento a Nicolas Sarkozy ed al popolo francese e la dichiarazione di volersi riappropriare del ruolo di madre, si sono spenti i riflettori sulla sua liberazione e quindi sul suo lungo sequestro, salvo riaccendersi brevemente durante l'udienza col Santo Padre in Vaticano, al termine della quale non sono state rilasciate dichiarazioni che andassero oltre l'aspetto formale dell'evento o che non ribadissero quanto già detto da lei in Francia; è continuato a mancare il tanto atteso annuncio di un suo ritorno in politica e così è calato il sipario, almeno momentaneamente, su Ingrid Betancourt, sul suo drammatico sequestro e sulle Farc che intanto proseguono come prima le loro attività terroristiche e continuano a detenere centinaia di ostaggi.

E' presumibile che si torni a parlare di lei, oltreché per un suo eventuale ritorno nell'arena politica, forse per la pubblicazione di libri sulla sua prigionia, scritti da lei o da uno dei tanti giornalisti che hanno seguito puntualmente l'evento, ma al momento tale ipotesi non è stata ventilata da nessuno, neanche come indiscrezione e non registra interessi particolari, pare invece molto netto e molto forte il desiderio di Ingrid Betancourt di tornare semplicemente alla normalità.

Walter Nicolosi

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