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a cura di Ermanno


Intervista

“Feisbuuc, il romanzo” di Lorenzo Pezzato

n. 80
22 maggio 2009
(data di pubblicazione sul sito)



la copertina di “Feisbuuc, il romanzo” abbinata ad alcune note introduttive sull’opera



Valutato nell’ordine dei 16 miliardi di dollari nel mese di aprile 2009, l’ormai popolarissimo sito di social network Facebook conta circa 200 milioni di utenti attivi, iscritti dalle nazioni più disparate del mondo. La nascita dell’originale piattaforma online risale al 2004, anno in cui il giovane studente universitario americano Mark Zuckerberg ideò il sito con l’obiettivo dichiarato di consentire agli undergraduates dei vari campus di tenersi quotidianamente in contatto via Internet abbattendo così i chilometri di distanza. Col trascorrere dei mesi, Facebook si espande sempre più e da comunità chiusa diventa luogo di aggregazione per un numero crescente di utenti, non necessariamente giovani studenti. Su Facebook chiunque può tentare di costruirsi il “suo” personaggio, esprimere stati d’animo riportandoli nell’apposito wall, condividere foto, avventurarsi alla ricerca di vecchi amici o trovarne di nuovi, tutto ciò senza bisogno di essere una celebrità, bensì mettendo semplicemente la propria faccia sul Libro delle Facce.

In questo numero il vostro Webmaster propone un’intervista esclusiva a Lorenzo Pezzato, autore di “Feisbuuc, il romanzo”, un’opera di 120 pagine pubblicata da Terra Ferma Edizioni e disponibile in libreria dal mese di maggio, allo scopo di comprendere meglio la struttura che costituisce la base del «fenomeno» Facebook, rapidamente divenuto oggetto di studio in ambito letterario oltre che cinematografico.


Lorenzo, cominciamo dal sottotitolo del tuo libro. Può Facebook sconvolgere le nostre vite?

Le nostre in generale direi di no, quelle di qualcuno magari sì. Lo strumento è sempre innocente, dipende dall’uso che se ne fa. Facebook per qualcuno è un utilissimo strumento, per altri un lavoro, un incubo, una possibilità, uno svago. A molti non interessa per nulla. Come tutti i fenomeni della vita, anche Facebook impatta diversamente le diverse sensibilità, la diversa creatività e il diverso interesse di ognuno.

Che cosa ti ha avvicinato al social network attualmente più famoso nel mondo?

Faccio il giornalista e mi occupo, tra le altre cose, di web e blog. Era inevitabile esplorare il social network.

Quali fattori ti hanno spinto a scrivere un romanzo incentrato sul «fenomeno» Facebook?

E’ stata principalmente la casualità. Ho ritrovato su Facebook il primo amore del liceo, cosa capitata a molti utenti, ed abbiamo iniziato a riflettere su quello che ci stava succedendo, cioè sul modo di relazionarsi via web, anche dopo vent’anni che si sono reciprocamente perse le tracce. Ne è uscita una discussione in chat che ad un certo punto ha incuriosito pure noi, e mentre questo fiume di parole si ingrossava, aumentava anche la voglia di capire dove ci avrebbe portati. Così è nata l’idea di romanzare gli eventi e di condividerli sul web con milioni di altri navigatori. Nel testo definitivo del romanzo, infatti, sono state inserite molte parti dei dialoghi in chat così come sono in originale.

Riusciresti a definire Facebook in tre aggettivi?

Finirebbe per essere una banalizzazione di un ragionamento molto più complesso.

Secondo te qual è la chiave del successo di Facebook rispetto agli altri social network sparsi per il Web?

Non credo esista una chiave specifica, piuttosto una serie di concause: il momento giusto, la fruibilità necessaria per essere gradevole, la fortuna di diventare fenomeno di costume, un po’ di polemica. Gli ingredienti per il successo si sono messi in fila, e il resto è ormai storia.

A tuo modo di vedere nei social network prevalgono gli aspetti positivi o piuttosto quelli negativi?

Come ho già detto, negli strumenti le accezioni di positivo e negativo risiedono nelle facoltà di chi li utilizza. Se il riferimento è al fatto che dentro Facebook si trova moltissima spazzatura, non me ne farei un grande problema. La Rete stessa è piena di spazzatura, ma anche di straordinarie possibilità. Il mondo dentro i social network è un’immagine riflessa del mondo reale, quindi ci trovi di tutto un po’, l’importante è munirsi di un criterio di selezione. E forse il grosso del problema sta proprio qui, perché formarsi i criteri per selezionare - non solo nel web - è un lavoro lungo e faticoso che diventa sempre più incompatibile con il ritmo frenetico della vita moderna.

Quale ritieni possa essere il futuro di Facebook, tenendo presente che molti internauti vedono nella rete di microblogging Twitter un rivale potenzialmente molto pericoloso?

Nessun fenomeno dura per sempre. Ora Facebook è all’apice della popolarità e vi rimarrà ancora per qualche tempo. Non saprei dire cosa verrà dopo, o se Twitter sarà l’“erede”. Le variabili del successo sono molte ed instabili.

La protagonista di “Feisbuuc, il romanzo” è una donna. Da che cosa deriva la scelta di proporre quale fulcro della storia un personaggio femminile, intento a confrontarsi quotidianamente con lo strumento Web ideato dallo studente americano Mark Zuckerberg?

La scelta di proporre una donna come protagonista è venuta in conseguenza al fatto che, dal mio punto di vista, la protagonista della discussione in chat era una donna, il famoso primo amore di cui dicevo prima. E’ stato un naturale passaggio logico quello di continuare a fare in modo che così fosse.

Per tua stessa ammissione, in “Feisbuuc, il romanzo” sono contenuti diversi riferimenti in chiave moderna al libro “Le affinità elettive” di Johann Wolfgang von Goethe, pubblicato nel 1809. Mi puoi tratteggiare meglio i motivi di questa scelta?

Data una coppia di elementi in equilibrio, l’inserimento di un elemento nuovo e terzo genera sempre un turbamento che porta il sistema a raggiungere un equilibrio nuovo. Non succede solo nelle relazioni personali, succede anche ad esempio se si introduce una specie animale in un habitat dove prima non era mai stata presente, e in molte altre situazioni. Sono affascinato dai sistemi caotici, dal disordine, perché sono il terreno di coltura del nuovo, e il romanzo di Goethe esprime in maniera esemplare il concetto tradotto in letteratura. Nel mio romanzo la protagonista Paola inconsciamente si inserisce, attraverso Facebook, in un sistema in equilibrio, quello formato da Alberto ed Anna, generando una serie di conseguenze assolutamente imprevedibili a priori.

Mi ha particolarmente colpito una tua frase, riportata nel tuo blog www.lorenzopezzato.it. Te la cito brevemente: “Ieri un autore doveva cercare un editore per trovare un pubblico. Oggi un autore può cercare un pubblico per trovare un editore”. Ritieni quindi che grazie alle moderne tecnologie per uno scrittore sia possibile bypassare la figura dell’editore interagendo direttamente con il pubblico?

Bypassare non è corretto. Se avessi voluto bypassare l’editore, ora il romanzo non uscirebbe in libreria, questo invece succede grazie proprio ad un editore. La sfumatura è marcata, scopo del progetto era quello di mettere un editore al corrente del fatto che il romanzo aveva già un suo pubblico da “portare in dote”. Troppo spesso ormai le sorti dei prodotti editoriali sono affidate alla sola potenza promozionale dell’editore, questa volta invece le cose sono andate diversamente, e chissà che l’eccezione non possa diventare regola consolidata. Tutto comunque sfocia nella pubblicazione su carta, perché quella è la naturale destinazione della letteratura. Il libro elettronico non sostituirà mai il cartaceo, al massimo potrà esserne complemento.

Perdonerai il mio gioco di parole, ma avendo seguito la nascita di “Feisbuuc, il romanzo” su Facebook, ho subito notato che tra le tue intenzioni rientrava quella di condividere stralci del libro, non ancora divenuto tale, con il popolo della Rete. Questo mi fa pensare che, indipendentemente dal contributo dei vari social network, tu creda fortemente nelle potenzialità di Internet come mezzo di comunicazione… o sbaglio?

Non sbagli affatto, d’altronde è un’evidenza. E più che di comunicazione, direi di condivisione. Sogno un mondo dove le nuove tecnologie mi permettano di partecipare alle riunioni delle Nazioni Unite o del Parlamento Europeo standomene a casa mia, magari con la possibilità di esprimere il mio voto sulle varie questioni affrontate. Una sorta di democrazia senza rappresentanti, possibile solo se riusciremo a considerarci tutti come punti di una rete, indipendenti ma allo stesso tempo interconnessi.

Concludo l’intervista concedendomi una piccola incursione ironica: se un nuovo «fenomeno» dovesse effettivamente sbocciare in Rete sopravanzando Facebook, ci ritroveremo sugli scaffali delle librerie un romanzo magari intitolato “Twitter” e firmato da Lorenzo Pezzato?

Buona provocazione. Commercialmente parlando potrebbe avere un senso, ma non credo proprio che ci troverete la mia firma in calce. Il progetto è riuscito, e ora vorrei interessarmi di altri argomenti. Mi piace comunque pensare di aver dato in qualche modo il via ad una forma diversa del narrare, una forma che si armonizza ai nuovi linguaggi che usiamo tutti i giorni, che risulta schematica, scheletrica, asciutta, contemporanea all’estremo, fino a snaturare il romanzo inteso classicamente, fino a farci irrompere strutture che sono mutuate da altri schemi espressivi. Iniziare con un testo ambientato all’interno di Facebook e che contiene una storia che si sviluppa attraverso Facebook mi è parso il modo migliore di evidenziare questa necessità di “upgrade” degli stili narrativi del ventunesimo secolo. “Feisbuuc” non è un romanzo, sinceramente non saprei dire cosa sia e magari a qualcuno verrà in mente un neologismo, ma ho volutamente inserito nel titolo la dicitura “il romanzo”, proprio per amplificare l’intento di dare al sostantivo confini diversi, più ampli, più in linea con il tempo che viviamo.


Ulteriori informazioni sul progetto “Feisbuuc, il romanzo” si possono ricavare consultando il blog www.lorenzopezzato.it oppure scrivendo all’indirizzo e-mail lorenzopezzato@gmail.com .

Il Direttore


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