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a cura di Ermanno


Storie di Sport

Signor Le Mans

n. 83 / 84
numero doppio
3 giugno 2009
(data di pubblicazione sul sito)



il vostro Webmaster con Emanuele Pirro, già pilota di Formula Uno e plurivincitore della 24 Ore di Le Mans, al Motor Show di Bologna nel 2005



Romano classe 1962, Emanuele Pirro ha soltanto 19 anni quando nel 1981 decide di partecipare in equipaggio con Beppe Gabbiani, ai tempi pilota Osella in Formula Uno, alla quarantanovesima edizione della 24 Ore di Le Mans sulla Lancia Beta Montecarlo numero 67 della Martini Racing, restandone a tal punto disgustato tanto da ripromettersi di non mettere più piede nel dipartimento della Sarthe in futuro. … quando lasciammo Le Mans sulla mia Polo grigia dicemmo proprio così: “Questo posto non ci vedrà più!” Quell’anno la nostra corsa durò poco, io rimasi in vettura solo un’ora, e credo di essere riuscito a fare solo un paio di rettilinei in pieno, il resto è stato [...] un passare fra i detriti e a gente stesa per terra, fra i morti […] e i feriti. Fu un’esperienza agghiacciante (fonte “Autosprint”, n. 45, 4-10 novembre 2008). Ad aggiudicarsi la classicissima maratona francese fu Jacky Ickx al volante della fenomenale Porsche 936 numero 11, per intenderci un veterano della specialità giunto al quinto successo nella mitica 24 Ore, capace di riservare un po’ di gloria anche al fido britannico Derek Bell, al secondo centro personale sul circuito della Loira dopo quello del 1975, ottenuto sempre in coppia col pilota belga ma su Mirage GR8 nei colori della celebre Gulf Oil Corporation. A salvare la giornata della Martini Racing ci prova il trio composto da Michele Alboreto, futuro pilota della Ferrari in Formula Uno, dall’americano di Roma Eddie Cheever, ancora ben lungi dal divenire splendido quarantenne vincitore della 500 miglia di Indianapolis nel 1998, e dall’esperto meneghino Carlo Facetti, già campione Touring Car nel 1979, ottavi assoluti all’arrivo sulla Lancia Beta Montecarlo numero 65. La terza vettura preparata dal gruppo piemontese, all’epoca concorrente della Fiat, viene invece affidata a personaggi del calibro di Riccardo Patrese, agli inizi della sua interminabile carriera in Formula Uno, Piercarlo Ghinzani, successivamente riciclatosi come valido team manager e astuto scopritore di talenti, e Hans Heyer, tedesco di Monchengladbach con una spiccata predilizione per le touring cars, senza comunque ottenere miglior fortuna rispetto all’equipaggio Gabbiani-Pirro.

Decisamente la 24 Ore di Le Mans del 1981 non arride alla celebre multinazionale di alcolici, ma soprattutto viene ricordata, anche a quasi trent’anni di distanza, come una gara maledetta che portò alla morte lo sfortunato pilota Jean-Louis Lafosse, vittima di uno spaventoso incidente dalle parti del velocissimo rettilineo denominato Hunaudieres, a quanto pare per un improvviso cedimento di una sospensione verificatosi sulla sua Rondeau. Soltanto quattro anni prima, più precisamente nell’edizione del 1978, nel tratto della pista in cui perse la vita Lafosse, le Renault registravano punte di 362 chilometri orari. La situazione si fece sempre meno gestibile nel periodo immediatamente successivo, con l’introduzione a Le Mans dei prototipi di Gruppo C, veri e propri ‘mostri’ a quattro ruote che favorirono uno spropositato incremento di prestazioni nel rettilineo dopo la curva di Tertre Rouge. La giornata era già tragica: un paio di ore prima aveva perso la vita J.L. Lafosse, insieme a un paio di commissari di pista: Le Mans aveva reclamato e ottenuto altre tre vittime. Anche Boutsen aveva avuto un grave incidente. L’atmosfera era cupissima. […]... vedo nello specchietto che alle mie spalle sta arrivando Mamers […]. Conclusione inevitabile: mi centra sul lato sinistro. […] Due ruote non ci sono più, tocco l’asfalto con la scocca in alluminio, e così scivolo, restando al centro della pista, per più di 300 metri, finché mi fermo. […] L’atteggiamento di medici e infermieri non mi tranquillizza per niente. […]… buttano il mio casco vicino a quello di Lafosse, rimasto lì, aperto in due (fonte “Cavallo Pazzo. Una vita oltre il limite”, di Beppe Gabbiani e Paolo Gentilotti, Tip.Le.Co. - Piacenza). Alla fine il pilota emiliano, compagno di Pirro in quella disgraziata sortita alla 24 Ore più famosa e temuta del mondo, se la cava con un grande spavento, ma senza particolari conseguenze fisiche.

Torneranno entrambi a Le Mans, Beppe ed Emanuele, anche se non più sulla stessa vettura, perché il fascino della Sarthe ha qualcosa a che fare con il misterioso mal d’Africa che ti brucia dentro e non ti abbandona fino a quando la nostalgie des 24 Heures risulta insostenibile. Chiedere per conferma a Monsieur Henri Jacques William Pescarolo, un parigino dalla barba folta e dal piede pesante che provò l’ebbrezza di disputare una sessantina di Gran Premi in Formula Uno tra il 1968 e il 1976, arrivando poi a detenere il record di partenze a Le Mans, addirittura trentatré, sapientemente spalmate su di una carriera intimamente mai del tutto conclusa nonostante la carta d’identità riporti il 1942 quale anno di nascita. No, chi ha avuto il privilegio di poter dare del tu alle curve Dunlop, Tertre Rouge, Mulsanne, Indianapolis, affrontando il rettilineo Hunaudieres con la consapevolezza di giocarsi non solo la reputazione ma spesso anche la vita, prima o poi arriva seriamente a meditare su una possibile rentrée.

Emanuele Pirro l’ha fatto, nonostante una breve parentesi post 1981 che lo vide sgomitare nel Circus della Formula Uno su Benetton e BMS Dallara, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, con esordio nel Gran Premio di Francia del 1989 al Paul Ricard e un terzo posto soltanto sfiorato sul circuito dell’Hockenheimring. Partii 9° e risalii fino al 4° posto; stavo andando a prendere Mansell guadagnando su di lui. Se fossi arrivato 3°, magari la mia carriera avrebbe preso un’altra piega; invece andai a sbattere e finii anche in ospedale. Non rimpiango nulla, comunque, della mia carriera sportiva. Preferisco che sia andata così piuttosto che aver corso tanti anni in Formula Uno senza una vittoria, come è accaduto ad altri (fonte “Autosprint”, n. 45, 4-10 novembre 2008).

Sotto con il Superturismo Italiano, allora. Si segnalano due scudetti conquistati nel biennio 1994-1995 da pilota Audi e una puntatina in DTM nel 2004, quando ormai è già entrato nella storia della 24 Ore di Le Mans. Pirro e la Casa di Ingolstadt, un rapporto che inizia poco dopo l’addio del pilota romano alla Formula Uno, avvenuto nel 1991, ulteriormente rafforzato dai successi a ripetizione nella categoria riservata alle vetture a ruote coperte, fino alla personalissima decisione di ritentare l’avventura alla 24 Ore di Le Mans nell’edizione del 1998. … in 18 anni era cambiato tutto a livello di sicurezza. Quando l’Audi iniziò il progetto R8, vidi questa vettura crescermi intorno, come un abito cucito addosso. Anche il circuito era stato modificato […] (fonte “Autosprint”, n. 45, 4-10 novembre 2008).

Per Emanuele è amore a seconda vista. Nell’arco di undici anni, dal 1998, quando sperimenta Le Mans al volante della McLaren F1 GTR lasciandosi finalmente alle spalle i fantasmi dell’esordio, al 2008 compreso, Pirro non si perde un’edizione. Nel 2000 arriva il primo successo nella 24 Ore della Sarthe e nei successivi due anni nessuno lo ferma più. Di nuovo vincitore nel 2001, il tris non si fa attendere e giunge puntuale nel 2002, con tanto di simpatica pantomima al traguardo, una sorta di dedica paterna agli eredi Cristoforo e Goffredo. Tra il 2003 e il 2005 Emanuele sembra voler staccare dal gradino più alto del podio della Sarthe, intanto però ne approfitta per far suo il campionato American Le Mans Series in attesa di tornare in vetta nella maratona francese con due perentorie affermazioni (2006-2007). Cinque successi alla 24 Ore nelle ultime nove edizioni, indubbiamente un notevole bottino per un pilota nato formulista, convertitosi definitivamente alle vetture Superturismo e Prototipi dopo la breve esperienza nel Circus.

Oggi Emanuele Pirro è l’italiano più vittorioso nella classicissima della Loira, anche se il connazionale Rinaldo Dindo Capello, forte di tre successi, potrebbe essere sulla buona strada per raggiungerlo. Resta tuttavia inavvicinabile per chiunque, anche se i record sono fatti per essere battuti, lo strabiliante primato del danese Tom Kristensen, otto volte vincitore a Le Mans, ma in fondo questo poco importa dal momento che Pirro assomma nel suo prestigioso curriculum altri due trionfi di lusso, segnatamente 24 Ore di Daytona 1981 (su Lancia Beta Montecarlo!) e 24 Ore del Nurburgring 1989. Sul finire del 2008, all’età di 46 anni, l’inossidabile Signor Le Mans decide di svestire i panni di pilota Audi nei Prototipi per concentrarsi su nuovi obiettivi. Giusto per non perdere le buone abitudini, nel 2009 disputa una gara a Vallelunga in Porsche Cayman Cup, quindi torna a cimentarsi al volante di una vettura costruita a Ingolstadt portando al debutto la R8 GT3 nella 24 Ore del Nurburgring, in equipaggio con Frank Biela, Marcel Fassler e Hans-Joachim Stuck. E la 24 Ore di Le Mans? Lo squadrone Audi ha almeno in parte rinnovato il parco piloti nell’assalto alla maratona francese in programma il prossimo 13-14 giugno, ma la scelta compiuta da Pirro di abbandonare la compagnia era già nell’aria da tempo. In mancanza di esplicite dichiarazioni del diretto interessato, risulta attualmente difficile stabilire con certezza se la storia d’amore tra il pilota romano, abitualmente ‘scortato’ dalla moglie Marlene nelle sue trasferte alla Sarthe, e il celeberrimo circuito della Loira, possa dirsi conclusa, il punto è che in ogni caso bisognerà sempre fare i conti con quell’imprevedibile fattore definito qualche riga sopra nostalgie des 24 Heures

Il Direttore


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a cura di Ermanno


Intervista

Le Mans Model Fan Club, un sodalizio per la Sarthe

n. 83 / 84
numero doppio
3 giugno 2009
(data di pubblicazione nel sito)



il presidente del Le Mans Model Fan Club Nicola Sandivasci in compagnia di alcune paddock girls



Nicola Sandivasci è il presidente del Le Mans Model Fan Club con sede a Ferrandina, località di circa novemila anime ubicata in provincia di Matera, lungo la valle dove scorre il fiume Basento, nella montuosa Basilicata. Il desiderio di costituire un sodalizio intitolato alla mitica 24 Ore della Sarthe l’ha potuto concretizzare tredici anni fa, quando nacque l’associazione nella quale ben presto confluirono appassionati di modellismo e competizioni tipo Le Mans. Col trascorrere del tempo, la realtà del LMMFC si è sempre più imposta, catturando anche l’attenzione di piloti professionisti quali Dindo Capello, Beppe Gabbiani, Riccardo Patrese, Emanuele Pirro, solo per citarne alcuni tra coloro che hanno aderito con entusiasmo al progetto.

In questo numero doppio, interamente dedicato alla 24 Ore di Le Mans, il sottoscritto vi propone un’intervista gentilmente concessa da Nicola Sandivasci a L’Angolo del Webmaster, utile per meglio comprendere gli aspetti peculiari che caratterizzano la classicissima maratona della Sarthe, tuttora avvolta in una magica aura di ammaliante fascino e intatta spregiudicatezza, nonostante sia ormai in procinto, nel fine settimana del 13-14 giugno 2009, di festeggiare le settantasette edizioni.


Presidente Sandivasci, mi può delineare come avviene la nascita del progetto Le Mans Model Fan Club?

Il Le Mans Model Fan Club (LMMFC) nasce nel 1996 quasi per scherzo. L’idea era quella di mettere insieme e raccogliere sull’intero territorio nazionale tutti gli appassionati di modellismo della 24 Ore, tematica che io da oltre trent’anni coltivo, modellisticamente parlando. Venne fuori, e c’è ancora tuttora, una risposta molto selettiva ma professionale, lo sapevamo fin dal principio che l’Endurance in Italia è poco seguita e soprattutto non molto capita dagli appassionati di motori. Inoltre non potevamo “concorrere” con i fan della F.1 piuttosto che di Valentino Rossi.

In che modo si è sviluppata l’idea di unire la pratica del modellismo all’automobilismo sportivo?

Un buon modellista non va alla ceca collezionando tutto quello che si trova in commercio, ha sempre una tematica da seguire... ed è sempre la tematica che ama, anche motoristicamente parlando, altrimenti sarebbe dispersivo e molto poco serio. Noi seguiamo la 24 Ore di Le Mans , e siccome il 90% dei modellisti cura il modellismo SPECIALE (in kit, o addirittura autocostruito), è nata l'idea di organizzare le trasferte a Le Mans, prendendo come si dice “due piccioni con una fava”. Si tratta quindi di andare a vedere le vetture dei propri sogni e sbirciare i dettagli più fini per poterli riportare sui propri modelli (antenne, ganci, estrattori, interni... piccoli dettagli che in foto non si possono rilevare). L’unico problema consiste nel fatto che Le Mans è blindatissima, ben peggio della F.1, e quindi i dettagli si possono vedere solo al venerdì, quando la pit lane rimane aperta e nonostante i dieci metri che separano dalle vetture, siamo sempre riusciti, grazie anche a forti teleobiettivi, ad immortalare i particolari che ci servivano.

Che significato ha per lei la 24 Ore di Le Mans?

Sicuramente stiamo parlando della gara più bella del mondo, è una grande festa, pensi che noi quando effettuiamo la trasferta, partendo dal Sud Italia, facciamo 2200 chilometri di strada, aggregando gente da tutto il territorio , quindi si arriva a Le Mans stanchissimi. Poi le tende, la terra a stretto contatto, polvere, incubi Inglesi ecc., ma quando si solcano i paddock e ci sono i primi avvisi di motori caldi, tutto sparisce come per incanto. Adesso siamo arrivati, forse grazie alla nostra serietà, ad avere strettissimi contatti con chi ci corre e con l’organizzazione, quindi è tutto più rilassante. Io personalmente ho solcato tracciati di tutto il mondo, scoprendo anche categorie diverse, ma il fascino della 24 Ore per me è inimitabile.

La maratona della Sarthe offre indubbiamente numerosi spunti interessanti, ma forse la notte di Le Mans costituisce quel valore aggiunto che solo chi l’ha vissuta in prima persona, da spettatore o da pilota, può comprenderne i delicati meccanismi. Qual è l’atmosfera che si respira dopo il tramonto, mentre i vari concorrenti continuano a dare spettacolo in pista?

A Le Mans tutto è bello da vedere, soprattutto al tramonto. Il fascino della notte, l’alba , ma ARNAGE... è il quadro fantastico, staccate al limite con dischi iper roventi e ripartenze fuori da ogni limite, con la sovralimentazione che sbruffa a ogni cambiata, vedi la perfezione di guida di esperti del volante VERO, l’inserimento pennellato e le traiettorie come se ci fossero delle rotaie, perché uscire fuori dalle stesse è vietato. Il ponte Dunlop è un'altra chicca nella notte della 24 Ore, appena sul dosso si intravede il 60% del rettilineo e la S prima dello stesso con cambi di carico e direzione micidiali, mentre i fari allo xeno, cresciuti proprio a Le Mans, creano delle scie da cartolina. Le combustioni fanno venire DAVVERO la pelle d’oca.

Ricordo di aver letto su diverse riviste di settore in merito alle trasferte organizzate dalla sua associazione con l’obiettivo di portare gli appassionati ad assistere alla 24 Ore. L’appuntamento non si rinnoverà però nel fine settimana del 13-14 giugno...

Per undici anni abbiamo organizzato trasferte a Le Mans, inizialmente con vetture private, poi con pullman, ultimamente siamo passati ai pulmini a noleggio di pochi posti, perché, come dicevo, nonostante le nostre “prediche” per educare i nostri connazionali a questo evento, gli esiti si sono rivelati scarsi o poco più. Quest’anno purtroppo la trasferta è stata annullata per mancanza di partecipanti, si conferma quindi l’imperante disinteresse per l’endurance e le gare importanti che non sono i Gran Premi di Formula Uno. Peccato, perché con gli accrediti è tutto più semplice, e i nuovi aggregati, al momento del passaggio del PASS, non credono a quello che vedono, ritornano sempre come se avessero fatto dei tour su Marte. Evidenzio poi il supporto in pista che ad ogni edizione abbiamo garantito ai nostri amici Piloti Italiani, non a caso l’unica bandiera del nostro Paese a Le Mans è targata LMMFC.

L’attività di presidente del Le Mans Model Fan Club le ha certamente permesso di conoscere personalmente numerosi piloti. Ha degli episodi curiosi o divertenti da raccontare a L’Angolo del Webmaster?

Accennavo prima della nostra serietà su tutto quello che facciamo e proponiamo, da qui è partita una fiducia estrema riposta dalla maggior parte dei Piloti Italiani a Le Mans, che poi sono stati seguiti anche in Italia in varie categorie. Ci sono stati sempre riconoscenti del “colore” che noi abbiamo sempre portato alla 24 Ore solo per loro, a volte facendo anche i salti mortali per far produrre striscioni e bandiere che avessero un buon impatto e visibilità. Hanno sempre accolto questi nostri sforzi, dandoci una mano quando lo abbiamo chiesto, vedi l’asta da campioni per LMMFC, ma abbiamo anche fatto modelli in edizione limitata con loro autografi. Molti sono nostri soci onorari, come Dindo Capello, Max Angelelli, Max Papis, e non si sono mai tirati indietro. Nel 2000 abbiamo fatto produrre degli stickers del sodalizio da apporre sulle vetture, e questa è una “mano” reciproca che fa bene ad entrambe le parti.

Mi può rivelare come sono nati il Premio Michele Alboreto e il Premio Alberto Moioli, istituiti dalla sua associazione?

Il Premio ALBORETO è nato da una simpatia personale per Michele, ci siamo incontrati proprio a Le Mans con Dindo Capello che ci faceva da supporto e gli aveva parlato del sodalizio. Dindo gli fece avere degli indirizzi che lui puntualmente visitò, inoltre gli aveva fatto notare dei nostri supporti proprio di fronte al box Audi, e poi mi disse una frase che per me è rimasta indelebile. SIETE GRANDI E UNICI, CONTINUATE COSI' CHE AVEVAMO BISOGNO DI GENTE COME VOI, QUESTO E’ IL MIO CELLULARE E QUANDO VUOI E SE HAI BISOGNO PER IL PROSIEGUO DELLE ATTIVITA’… CHIAMAMI CHE SARO’ PRONTO A TUTTO... Il Premio MOIOLI è nato un po’ come l’Alboreto, io personalmente ho sempre avuto degli ottimi rapporti con Racing Box, con tutto lo staff per la precisione, ma non avevo mai avuto l’occasione di conoscere questo mito, anche se tutti ne parlavano per il suo impegno verso le nuove e giovani leve del volante. Già socio del Team, alla fine ci siamo accorti che il Moioli ci seguiva da anni restando sempre nell’ombra, e lo stesso sapendo delle nostre esposizioni per il modellismo e motorsport in giro per l’Italia. Mi scrisse una lettera, aveva portato con Practice l’appuntamento che faceva tutti gli anni da Monza Autodromo a Padova Fiere, e mi disse: VOGLIO A TUTTI I COSTI CHE ESPONIATE A PADOVA NELLA MIA ORGANIZZAZIONE. Io gli risposi: guarda, in questo momento non abbiamo fondi per fare questo, anzi siamo proprio “al verde”, anche perché in Lombardia ci sono molti soci, in Veneto sono un po’ pochini e poi bisogna vedere se gli stessi mi danno disponibilità. NON CI SONO PROBLEMI, VI PAGO LO SPAZIO ESPOSITIVO E TUTTA LA PARTE LOGISTICA, L’IMPORTANTE PER ME E’ CHE CI SIATE... sapevo che il Moioli era un mito dei giovani, sapevo che era una persona brillante, perfetta e precisa, ma non immaginavo potesse spingersi a tanto. A Padova ho finalmente stretto la mano a Moioli, che non mi ha dato il tempo di fargli i complimenti perché era lui a farli di continuo a noi. Quando è scomparso non potevamo fare a meno di dedicargli un premio, era la miglior soluzione che potessimo scegliere per ricordarne l’eccezionale figura.

Navigando nel sito internet www.lemansmodelfanclub.org non ho potuto evitare di notare una sezione intitolata “Arte & Motori”. Di cosa si tratta esattamente?

Sono litografie, stampe e dipinti di un nostro socio di Varese che oltre ad avere l’hobby del modellismo, si diletta a dipingere… e cosa se non Le Mans?! Inoltre è sempre disponibile a ringraziare nostri amici con delle riconoscenze.

Che cosa suggerirebbe di fare ad un appassionato desideroso di godersi dal vivo la 24 Ore di Le Mans in compagnia dei soci del Fan Club?

La trasferta alla 24 Ore è come fare un CAMEL Adventure, fornirsi di tenda, viveri rigorosamente Made in Italy (in Francia fanno schifo e costano un occhio), cambi anche pesanti perché il tempo è molto bisbetico da quelle parti. Un po’ di quattrini non ci stonano in quanto ci sono tante attrazioni alle quali a volte non si può dire di no, eventuali farmaci e creme antizanzare, liquidi... tanti liquidi, sedioline, marsupi, scarpe varie e l’immancabile apparecchio fotografico... e dimenticavo , il cellulare molto carico dal momento che si è fuori patria. Se poi ci si associa, è il massimo.

Quali iniziative avete in programma di realizzare in futuro?

L'ultimo week-end di settembre saremo ad esporre a Novegro, in provincia di Milano, a Hobby Model Expo. Non sappiamo se ci saremo al Motor Show... sarà difficile, sempre per le finanze, comunque realizzeremo il decimo modello limitato, autografato dai piloti. Nel frattempo continuiamo a fare promozione MotorModellistica con delle giornate promozionali rivolte soprattutto a chi non ha mai visto da vicino una vettura da competizione o un R/C ecc.. Segnalo inoltre la consegna del Premio Michele Alboreto 2009, già destinato al direttore tecnico di Toro Rosso F.1 Giorgio Ascanelli in data e luogo da destinarsi, e poi il Premio Alberto Moioli in occasione del Rally Show di Monza. Vedremo a chi andrà questo riconoscimento, e certamente altre iniziative sono allo studio… forse siamo iperattivi?!


Ulteriori informazioni sulle attività del Le Mans Model Fan Club si possono ricavare consultando il sito Internet www.lemansmodelfanclub.org .

Il Direttore


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