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a cura di Ermanno


Storie di Sport

Patterson vs Johansson live at Yankee Stadium

n. 87
6 luglio 2009
(data di pubblicazione sul sito)



Floyd Patterson (a destra) consolato da Ingemar Johansson dopo la sconfitta subita allo Yankee Stadium di New York nel 1959



Il nero Floyd Patterson, campione del mondo dei pesi massimi dal 1956 al 1959 e dal 1960 al 1962, è scomparso nel maggio 2006 a New Paltz, contea di New York, all’età di 71 anni, gravemente minato nel fisico da un cancro alla prostata e nella mente dal morbo di Alzheimer, ma il suo storico avversario d’un tempo, il bianco Ingemar Johansson, aveva da poco festeggiato le 76 primavere quando, il 30 gennaio 2009, è stato stroncato da complicazioni successive ad una polmonite. Nessuno dei due campioni ha quindi avuto la possibilità di celebrare in Terra la ricorrenza del 26 giugno 2009, giorno in cui è caduto il cinquantesimo anniversario dal loro primo incontro, svoltosi nel 1959 allo Yankee Stadium di New York.

Atleti dalla massa muscolare non troppo dissimile, Patterson e Johansson hanno caratterizzato il pugilato degli anni Cinquanta-Sessanta nello stesso modo in cui Muhammad Ali e Joe Frazier si sono autodesignati quali ideali interpreti della heavyweight division un decennio più tardi. L’ardito parallelismo regge, anche perché, così com’è avvenuto per Ali e Frazier, Patterson e Johansson si sono confrontati sul ring in ben tre occasioni, rispettivamente nel 1959, 1960 e 1961. Spenti i riflettori della ribalta, si sono entrambi trovati a combattere una battaglia impossibile con il morbo di Alzheimer, restando comunque in stretti rapporti d’amicizia finché le condizioni di salute gliel’hanno permesso. Sì, amicizia, avete letto bene, perché i due pugili se le sono date di santa ragione sul ring per tre anni di fila, ma hanno sempre saputo mantenere buoni rapporti al di là del quadrato, partecipando insieme a congressi dedicati alla boxe e firmando autografi ai numerosissimi supporters, che ancora ne apprezzavano le sopraffine gesta sportive.

Quando Patterson e Johansson incrociarono i guantoni nella sera del 26 giugno 1959, Floyd era reduce da una vittoria per knock out all’undicesima ripresa su Brian London, affrontato un mese prima sul ring del Fairgrounds Coliseum di Indianapolis, nello stato dell’Indiana, dove aveva difeso per la quarta volta il titolo mondiale, conquistato nell’ottobre 1956 al Chicago Stadium ai danni di Archie Moore. Campione ormai affermato, il pugile originario della città di Waco, in North Carolina, quasi sicuramente non si aspettava di doversela vedere con uno svedese di massiccia corporatura e intatte ambizioni, capace di infliggere una durissima punizione al temuto Eddie Machen, tra i più seri candidati al ruolo di sfidante per il campionato del mondo dei massimi, in un incontro tenutosi a Goteborg nel settembre 1958.

Quella sera del 26 giugno 1959, allo Yankee Stadium di New York, Peekaboo, così Patterson era stato battezzato dagli addetti ai lavori per la sua tecnica di proteggersi lungamente il viso con le mani salvo poi scoprire improvvisamente il volto e partire finalmente all’attacco, gode dei favori del pronostico, dal momento che si trova ad affrontare uno sfidante, il nordico Johansson, tutto sommato poco conosciuto negli Stati Uniti. Una situazione che, almeno in parte, si sarebbe ripetuta diversi anni dopo e in ben altre circostanze, più precisamente nel novembre 1970, quando un certo Carlos Monzon, fino a quel momento praticamente ignorato dal grande pubblico della boxe, mise fuori combattimento il nostro Nino Benvenuti imponendosi di lì a poco come la nuova rivelazione dei pesi medi.

A New York Floyd Patterson difende per la quinta volta il titolo mondiale dei pesi massimi dall’assalto di Ingemar Johansson, ciononostante soltanto diciottomila appassionati decidono di assistere all’evento dal vivo, un numero piuttosto esiguo considerata la capienza (e soprattutto la storia) del rinomato impianto sportivo statunitense, dismesso sul finire dello scorso anno per fare spazio ad una nuova struttura indubbiamente più all’avanguardia ma non così carica di suggestioni.
Le Nazioni Unite dovrebbero impedire che Ingemar Johansson sia ridotto a polpette. E’ un ragazzo simpatico e mi piacerebbe che sfidasse Floyd nel charleston, piuttosto che nella boxe, ebbe a dichiarare il cronista sportivo Jimmy Cannon, lasciando intendere che per l’ex campione europeo dei massimi, uscito vittorioso nell’incontro disputato nel 1956 a Bologna, in Italia, contro l’italiano Franco Cavicchi, ben difficilmente ci sarebbe stato scampo. Invece, ecco che al primo round il 26enne svedese, 196 libre distribuite su 183 centimetri d’altezza, infastidisce il 24enne campione in carica, 182 libbre per 182 centimetri, con una serie di jab, proseguendo poi il lavoro di destabilizzazione dell’avversario nella seconda ripresa. Patterson reagisce mettendo a segno buoni colpi al corpo, eppure sembra disorientato nel constatare l’agilità dello smaliziato sfidante. L’incontro si conclude inaspettatamente a meno di un minuto dal suono di gong che sancirebbe la fine del terzo round, con un poderoso destro di Johansson che si infrange sull’incredulo Patterson. Il campione, ormai conscio di dover abdicare, si rialza stoicamente per continuare il match, ma viene investito dalle pericolose bordate dello sfidante. L’arbitro Ruby Goldstein decreta il knock out tecnico di fronte allo stupore dei presenti, mentre Ingemar Johansson da Goteborg, Svezia, si appropria meritatamente della corona mondiale dei pesi massimi.

La storia, che legherà indissolubilmente le vite di Patterson e Johansson, è appena cominciata. Il 20 giugno 1960 i due pugili si presentano sul ring di Polo Grounds, New York, a ruoli invertiti rispetto alla prima sfida. Ingemar è il campione del mondo in carica, Floyd lo sfidante, deciso a lavare l’onta subita allo Yankee Stadium in una giornata ricca di sorprese. Stavolta vince Patterson per knock out alla quinta ripresa, ma questa è un’altra storia. Il pugile del North Carolina, che continuerà a combattere fino al 1972 lasciando definitivamente il titolo mondiale nelle mani dell’emergente Sonny Liston il 25 settembre 1962 sul ring di Chicago, Illinois, pareggia i conti con Johansson, ma ovviamente gli astuti organizzatori dell’epoca propongono una bella, la terza sfida che determini una volta per tutte chi, tra Floyd e Ingemar, si può considerare il vero campione del mondo dei pesi massimi. Accade il 13 marzo 1961 alla Convention Hall di Miami, Florida, con vittoria per knock out alla sesta ripresa di Patterson, successivamente in grado di difendere il titolo da Tom McNeeley, papà del Peter che affrontò Mike Tyson in un improbabile incontro tenutosi a Las Vegas, Nevada, nel 1995, fino allo ‘scontro’ con la montagna Sonny Liston, pronto a scippargli la corona nel 1962. Ma anche questa è un’altra storia. Perché le vicende sportive tra Floyd Patterson e Ingemar Johansson si concludono sì con la bella del 1961, ma i due pugili si ritroveranno molte volte anche fuori dal ring, nella vecchia Europa o dalle parti di Pompano Beach, in Florida, dove l’ex pugile svedese si era comperato una casa, quali involontari testimoni di un’era irripetibile. Per disputare, uno a fianco dell’altro, la maratona di Stoccolma, in Svezia, nel biennio 1982-1983, nelle vesti di due irriducibili ultraquarantenni in pettorina, ancora desiderosi di lanciarsi una nuova, stimolante sfida.

Il Direttore


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