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L'Angolo del Webmaster

a cura di Ermanno


Arte & Comunicazione

L’arte a Venezia e oltre

n. 88 / 89
numero doppio
18 luglio 2009
(data di pubblicazione sul sito)



una raccolta di fotogrammi dalla 53ª Biennale di Venezia



In questo numero doppio de L’Angolo del Webmaster si va alla scoperta di due punti cardine della città di Venezia. Quali? Ovvio: la celebre Biennale, sorta come società votata all’arte e alla cultura sul finire dell’Ottocento, e l’intrigante figura di François-Henri Pinault, tycoon francese innamorato della Serenissima tanto da decidere per l’acquisto dell’inestimabile Palazzo Grassi, ubicato in Campo San Manuele.

Spetta alla giornalista e redattrice Silvia Ferrara, estimatrice d’arte oltre che attenta conoscitrice di Venezia, il compito di orientare il lettore nelle pieghe dell’Esposizione biennale artistica nazionale, grazie anche ad una serie di fotografie scattate in esclusiva per la rubrica di Frassoni.com. A seguire, una spensierata divagazione nell’universo della coppia Pinault-Hayek, una delle più ammirate nel panorama del jet-set internazionale, a cura del vostro Webmaster. (I.D.)


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Mi è capitato diverse volte di arrivare a Venezia e stupirmi. I metri che dividono la stazione ferroviaria dal punto d’attracco dei motoscafi e dai battelli, sono pochi e la sensazione di sgomento è la stessa di sempre, un forte vuoto, quasi un capogiro.
I raggi del sole si riflettono come su un grande specchio, quello spicchio di laguna è particolare.
Venezia è la città dell’amore, di Casanova, ed è bello perdersi tra quelle stradine strette, chiamate calli. Molti sono gli eventi storici che avvolgono di un pizzico di mistero questa città, ed importante è il 19 aprile 1983, giorno in cui si propone con una delibera di istituire una Esposizione biennale artistica nazionale, per celebrare le nozze d’argento di Margherita di Savoia e del re Umberto.
Dapprima, nel celebre caffè Florian, tra un sorso di caffè e le note di un pianoforte in sottofondo, ecco numerosi artisti incontrarsi e chiacchierare sulle loro impressioni, emozioni, un po’ come facevano gli artisti oltre confine.
Proprio queste serate, si trasformeranno poco alla volta in una delle più famose esposizioni internazionali.
Il Palazzo delle Esposizioni viene costruito piuttosto velocemente ai giardini pubblici di Castello appena in tempo per l’inaugurazione, il 30 aprile del 1985.
I premi, riconosciute due tendenze artistiche principali, vengono dati a due personalità piuttosto rappresentative, Giovanni Segantini per il Ritorno al paese natìo e Francesco Paolo Michetti per La Figlia di Jorio.
Nelle prime biennali l’arte francese viene un po’ trascurata, ed ecco primeggiare l’oro di Klimt ne La Giuditta II.
Dalla terza biennale in poi viene introdotto un nuovo modo di esporre, proponendo le collettive alle esposizioni pubbliche.

Quest’anno si tiene la 53ª Esposizione Internazionale d’Arte, curata da Daniel Birnbaum, giovane ma sapiente curatore.
È strano girarsi fra le antiche e romantiche viuzze di Venezia e vedere grossi cartelloni che invitano ad entrare nei Padiglioni ricchi d’opere d’arte contemporanea; oltre 90 artisti e un nuovo Padiglione Italia, parecchio ingrandito inglobando gli spazi del vecchio edificio, un secondo spazio espositivo e si passa da circa 800 mq ai 1.800 mq che si affacciano sull’adiacente Giardino delle Vergini.
I curatori Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice hanno così commentato la scelta degli artisti selezionati: “Non una semplice selezione di artisti ma una vera e propria mostra, che risponde a un tema specifico, a un concept. Punto di partenza è l’omaggio a Filippo Tommaso Marinetti, che di ‘Collaudi’ è il nume tutelare. È la vitalità nel presente che ci interessa del Futurismo, prima e unica avanguardia del ‘900. Un movimento aperto alla coesistenza di tutti i linguaggi, da quelli storici come la pittura e la scultura, alle sperimentazioni del cinema d’artista, della fotografia, della performance, dei materiali anomali”.


Palazzo delle Esposizioni, Tomas Saraceno: nuova installazione che analizza la capacità dei filamenti della ragnatela, tessuta dalla vedova nera, di reggere pesi estremi


Padiglione Danese, Elmgreen & Dragset: Table for Bergman


Padiglione Spagnolo, Miquel Barcelò: Opera recente


Il Padiglione Italia non è di certo l’unico sito da scoprire in questo pellegrinaggio d’arte, la Punta della Dogana costituisce una summa di vari codici stilistici e della poetica architettonica di Tadao Ando, architetto nipponico convocato dal magnate francese Pinault.
Un luogo assai interessante, in cui si terrà la mostra “Mapping the Studio: Artists from the François Pinault Collection”, collettiva curata da Alison Gingeras e Francesco Bonami.
Il titolo è stato ripreso da una importante video-installazione di Bruce Nauman.
In questa, l’artista registra la microattività notturna del suo studio offrendo la propria visione dello spazio simbolico in cui si sviluppa il processo creativo.
Una mostra che intende ricostruire la storia di ogni opera, dalla sua genesi nella realtà privata del suo creatore, fino alla consacrazione nelle collezioni più importanti del mondo, riflettendo così la solidità del mecenatismo della François Pinault Foundation non solo nella sede deputata di Punta della Dogana, ma anche nell’intera città di Venezia, grazie ai site specific che invaderanno la Laguna.
Avvicinandosi al Palazzo delle Prigioni di Venezia, si può notare un misterioso cartello con un titolo: “Foreign Affairs: Artist from Taiwan” (Affari Esteri: Artisti da Taiwan).
È un’esposizione sostenuta da diverse istituzioni taiwanesi quali il Ministero degli Affari Esteri, il Consiglio degli Affari Culturali, il Comune di Taipei e il Dipartimento degli Affari Culturali di Taipei.
Il titolo incuriosisce molto il pubblico, il termine “foreign” evoca qualcosa di lontano, che proviene da luoghi sconosciuti, distanti.
Attraverso i propri “affari esteri”, l’individuo ‘costruisce’ se stesso mediante un costante processo di scambi, dialoghi e interazioni con gli altri.
Gli artisti entrano con proprie peculiarità all’interno di altre aree, utilizzando lo stile e il punto di vista che lo caratterizza, traducendo concretamente in opere un sistema di “affari internazionali”.

Perdersi per Venezia, che bello…
Venezia è come un bocciolo di rosa, una calle dopo l’altra, un mistero dietro l’angolo… e l’arte contemporanea abbraccia questa culla deliziosa riempiendola di folla, colori e celebrità.

Silvia Ferrara

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L'Angolo del Webmaster

a cura di Ermanno


In Cronaca

Lo «strano» caso del Dr. Pinault e Mrs. Hayek

n. 88 / 89
numero doppio
18 luglio 2009
(data di pubblicazione nel sito)



l’attrice Salma Hayek in compagnia del marito François-Henri Pinault, proprietario di Palazzo Grassi a Venezia



Di questi tempi non sono più in molti a considerare seriamente la possibilità di unirsi in matrimonio, ma, si sa, l’eccezione conferma la regola. E’ il caso, o se preferite lo «strano» caso, di François-Henri Pinault, arcimiliardario francese direttore esecutivo della compagnia PPR, acronimo di Pinault-Printemps-Redoute, nonché proprietario del celeberrimo Palazzo Grassi a Venezia, e della di lui consorte Salma Hayek, prorompente attrice messicana nota per aver lavorato sul grande schermo con registi quali Steven Soderbergh (Traffic, 2000) e Julie Taymor (Frida, 2002).

La coppia è convolata a giuste nozze sabato 14 febbraio 2009, guarda caso nel giorno di San Valentino, con una cerimonia piuttosto spartana, per quanto possa essere spartano il matrimonio tra due celebrità del jet set internazionale, nel municipio del sesto arrondissement di Parigi, in Francia. Basta così? No di certo, perché il magnate del lusso e l’affascinante attrice, protagonista di una famosa campagna pubblicitaria della bevanda Campari, hanno gentilmente pensato di concedere il bis, a beneficio di noi italiani, organizzando una sontuosa cerimonia nuziale a Venezia, con successiva sfilata nel rinomato Teatro della Fenice, nell’antica città lagunare dove si erano conosciuti nel 2006, un paio di mesi dopo il loro primo sì pronunciato sotto la Tour Eiffel.

Tra gli ospiti che hanno avuto il privilegio di partecipare ai festeggiamenti in una Venezia dall’atmosfera spiccatamente primaverile, non sono potuti passare inosservati l’ex presidente della Repubblica francese Jacques Chirac, accompagnato da François Pinault, padre quasi omonimo di Henri, trentanovesimo nella lista della popolare rivista Forbes per quanto concerne la speciale classifica riservata ai miliardari, interpreti di fama mondiale quali Penelope Cruz, Ashley Judd, Charlize Theron, Lucy Liu, Woody Harrelson, Edward Norton, senza dimenticare il regista e musicista serbo Emir Kusturica e gli attori italiani Valeria Golino e Riccardo Scamarcio.

François-Henri Pinault ama l’Italia, in particolare Venezia, e non lo nasconde, altrimenti nel 2005 non si sarebbe comperato Palazzo Grassi, storica dimora affacciata sul Canal Grande, abitualmente utilizzata come sede per eleganti happening d’arte. E’ stato infatti l’abile businessman originario della Bretagna ad ordinare il rinnovo dei locali del palazzo, sorto nella seconda metà del Settecento, con l’obiettivo di ospitare all’interno la sua vastissima collezione di opere d’arte moderna e contemporanea. Fine intenditore, Pinault non ha avuto dubbi nel richiedere l’intervento dell’architetto giapponese Tadao Ando per modernizzare la struttura dove attualmente trovano ricetto dei Cattelan, dei Fontana, dei Koons, dei Manzoni, dei Rothko, dei Warhol, solo per citare alcuni dei più noti artisti entrati a far parte dell’inestimabile collezione. L’onore, ovviamente postumo, di esporre a Palazzo Grassi, è toccato anche al pittore spagnolo Pablo Picasso, protagonista di una corale esposizione a Venezia tra il novembre 2006 e il marzo 2007.

Della sua dolce metà Salma Hayek si potrebbe dire che ha imparato ad amare l’Italia grazie all’intercessione del marito, intenzionato, anche dopo il (doppio) matrimonio e la nascita dell’ultima figlia Valentina Paloma, avvenuta nel settembre 2007, a dividersi con sapiente parsimonia tra i suoi evidentemente lucrosi affari sparsi in giro per l’Europa e il Belpaese, dove intrattiene stretti rapporti nelle pieghe del mondo culturale. Nel 2002 l’attrice messicana ha vestito i panni della pittrice Frida Kahlo, sua connazionale, in un film tratto da una biografia scritta da Hayden Herrera, guadagnandosi anche i complimenti della nipote dell’artista, che si sentì in dovere di donarle una collana appartenuta alla celebre congiunta, in segno di riconoscenza per la toccante interpretazione. Se poi aggiungiamo che diversi dei dipinti comparsi nella pellicola diretta da Julie Taymor sono stati realizzati dalla stessa Salma Hayek, come si potrebbe nutrire ancora dei dubbi sulla solidità dell’unione con un collezionista amante del bello (possibilmente lussuoso) quale François-Henri Pinault?

Il Direttore


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