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a cura di Ermanno


Arte & Comunicazione

Omaggio a Mimmo Rotella

n. 9
10 gennaio 2006
(data di pubblicazione sul sito)



una radiosa Marilyn Monroe, musa ispiratrice di Mimmo Rotella nei suoi "décollages"



Il freddo pungente di una Milano ormai sbronza dalle celebrazioni natalizie appena concluse si è portato via, la sera dell'8 gennaio 2006, uno dei più coraggiosi e discussi artisti del Novecento.
Mimmo Rotella, nato a Catanzaro nel 1918, lascia sgomento il mondo dell’arte contemporanea spegnendosi a causa di un brutto male all’ospedale “Fatebenefratelli” del capoluogo lombardo. Aveva 87 anni, la maggior parte dei quali spesi dedicandosi all’arte, ciò che l'avrebbe reso immortale. Leggendo i numerosi cenni biografici che su enciclopedie e fonti Internet si possono trovare sul suo conto, salta subito agli occhi come Rotella sia stato non solo artista eclettico immune alle mode ma anche un viaggiatore famelico e pressoché onnivoro. Giovanissimo, si reca infatti a Napoli per intraprendere gli studi artistici, quindi soggiorna brevemente a Roma dove lavora al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni. Chiamato alle armi, trascorre il periodo necessario alla Scuola Allievi Sottufficiali di Caserta prima di rientrare nuovamente a Napoli. Nel 1945 è nuovamente a Roma e nei primi anni Cinquanta entra in contatto con la realtà artistica francese esponendo a Parigi. Nel 1952 gli viene dedicata una mostra personale a Kansas City. Durante il periodo statunitense Rotella conosce importanti artisti come Rauschemberg e Pollock. Il 1953 è per Mimmo Rotella un anno decisivo. Sicuro che in campo artistico non ci sia più nulla da mostrare, sembra deciso a lasciare la pittura e per un certo periodo non sfiora più tele e pennelli. Arriva però l’attesa illuminazione, la cosiddetta “Illuminazione Zen” come lo stesso artista ebbe a definirla.
A partire da quel momento, risolutivo per il prosieguo della sua carriera artistica, Rotella “dona” la vita al manifesto pubblicitario che egli tratteggia come espressione artistica della città, praticamente l’ultima espressione artistica in grado di salvare l’arte dal triste oblio del già visto. Grazie alla sua intuizione nasce il “décollage”, inedita forma d’arte che si ottiene incollando sulla tela pezzi di manifesti strappati per strada, adottando il collage dei cubisti e contaminandolo con la matrice dadaista e dissacratrice dell'objet trouvé (fonte www.mimmorotella.it).
Nel 1961 espone a Parigi in una grande mostra, nel 1964 partecipa alla Biennale d’Arte Internazionale di Venezia. Avvicinatosi al "Nouveau Réalisme" grazie anche all’amicizia col suo fondatore Pierre Restany, si stabilisce a Parigi, una delle principali culle dell’arte in quel periodo.
Nel 1980 si trasferisce a Milano, partecipa con successo a numerose esposizioni e nel 1986 si reca a Cuba per spiegare i suoi metodi di lavoro e fornire una dimostrazione pratica della sua arte nella piazza principale di L'Avana. Insignito di numerosi riconoscimenti, nel 1999 ottiene, un po' mi viene da sorridere, l'autorizzazione dal sindaco di Catanzaro per defiggere a suo piacimento i manifesti pubblicitari posti all'interno del territorio.
Un simpatico omaggio da parte del Comune di Catanzaro a quel suo figlio che con la sua fama è riuscito ad esportare il nome della sua città ben oltre i confini della penisola italica.

Quando Rotella decide di lasciare questo mondo i suoi “décollages” sono ormai ricercatissimi ovunque, le sue opere nelle più prestigiose collezioni, le sue quotazioni alle stelle. I volti di grandi personaggi, da Marilyn Monroe, Liz Taylor, Silvana Mangano a Marlon Brando, Leonardo Di Caprio, Penelope Cruz ed Elton John, sono sovente protagonisti nei rivisitati ritratti “lacerati” in perfetto stile “décollages” firmati Mimmo Rotella.
Su tutti l’indimenticata e indimenticabile Marilyn Monroe, diva e poi attrice segnata da un’esistenza tragica e da una morte inspiegabilmente mai chiarita capace di traslarne rapidamente l'immagine nell’Olimpo dei Miti del secolo scorso. Proprio pochi giorni fa si era fatto accompagnare nel suo studio e aveva realizzato l’ultima Marilyn, il soggetto che dagli anni Sessanta lo aveva accompagnato per tutta la vita (fonte “La Stampa”, articolo “Rotella, strappava dunque creava”, 9 gennaio 2006).
L’estremo gesto d’amore di un artista che con le sue opere può innamorare o sconvolgere senza vie di mezzo, ma al quale va in ogni caso riconosciuto l'ammirevole coraggio di aver studiato nuove forme di espressione nel complesso e troppe volte abusato mondo dell'arte.

Il Direttore


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