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a cura di Ermanno


Media & Comunicazione

Uno strano plauso all’unisono

n. 98
1 dicembre 2009
(data di pubblicazione sul sito)



le scintillanti luci del Teatro Regio di Torino



Qual è il filo sottile capace di legare il Teatro Regio di Torino, progettato in origine dal celeberrimo architetto messinese Filippo Juvarra e inaugurato il 26 dicembre 1740, l’opera lirica verdiana “La Traviata” e la poetessa dei Navigli Alda Merini, scomparsa poco più di un mese fa all’età di 78 anni?

In esclusiva per L’Angolo del Webmaster la giornalista e redattrice Silvia Ferrara ci conduce per mano nelle pieghe de “La Traviata” senza dimenticare un apprezzato riferimento all’autrice dell’antologia poetica Vuoto d’amore. (I.D.)


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L’incipit dell’opera di Verdi “La Traviata” è di certo originale. Un silenzioso funerale, con molta gente vestita di nero, la solita, tradizionale, pioggia battente sulla bara, somigliante ad un lungo pianto rimembrante il grande amore tra Violetta Valèry e Alfredo Germont, diventano una sorta di leit motiv della storia.
Nella scenografia di Laurent Pelly, regista e costumista francese, affiancato dall’aiuto di Chantal Thomas, si avverte un eccessivo minimalismo, in particolare una presenza quasi ossessiva della morte accanto all’amore.
Ed ecco allora i balli della cortigiana Violetta, costumi colorati, svolazzanti, ricchi di frange, pizzi e merletti: poco più in là mobili che assomigliano a strutture funerarie.
Che sia un accenno alla crisi in act del Teatro Regio? Di certo si vogliono evitare sprechi, usare più oculatezza per il futuro, ma il troppo minimalismo potrebbe stancare il pubblico pagante. Tuttavia, il Teatro Regio per la stagione 2009 - 2010 presenta un ricco cartellone che può far glissare il pensiero alla prossima opera in scena. Non tutto è da buttare.
Non sempre i protagonisti delle opere in scena mostrano una bravura impeccabile da oscurare i secondi interpreti nelle varie repliche. Anzi, a volte accade proprio il contrario.
Non trascurando l’ottimo curriculum di Elena Mosuc e Francesco Meli, rispettivamente interpreti di Violetta e Alfredo, non si può non ammirare la passione e l’emozione che trasmettono al pubblico Irina Lungu e Andrea Carè.
Il pubblico attendeva “La Traviata” da qualche anno.
Avere il posto non troppo lontano dal palcoscenico in alcuni casi aiuta, infatti è stato così. Si poteva ammirare la sofferenza e la gioia nel suo sguardo, nei gesti.
Amami Alfredo”… quanto amore, una preghiera d’amore.
Soprano russo, Irina ha compiuto dapprima studi di pianoforte, si è poi laureata in canto nel 2003 presso il Conservatorio di Voronezh (Russia) sotto la guida del baritono Mikhail Podkopoaev.
Nonostante le parole un po’ negative di alcune persone del pubblico poco attento al suo addentrarsi completamente nel personaggio, Violetta, grazie anche all’ottima direzione d’orchestra di Gianandrea Noseda, ha il suo cuore palpitante, croce e delizia al cor. Alfredo, interpretato da Carè è bravo sì e nell’opera mostra con tutta la sua verve il grande amore per la dolce e ribelle Violetta.
Tenore, Carè è stato allievo di Luciano Pavarotti, perfezionandosi poi sotto la guida del soprano Silvana Moyso presso il Conservatorio di Torino. Non gli è nuovo questo ruolo.
Alfredo ama la sua Violetta, a volte scivola nel suo ego un po’ narcisista che lo allontana dall’amata. Si avverte qualche forzatura nella voce.
Il pubblico, con un plauso forte e deciso, dichiara che l’opera è ancora una chicca di svago e cultura molto più attuale di ciò che si potrebbe pensare.
Forte è la sensazione di solitudine che assale ogni tanto lo spettatore, in particolare nell’ultimo atto in cui appaiono grandi lenzuola bianche, simboleggianti la vendita dei beni all’asta di Violetta.


un momento de “La Traviata” in scena al Teatro Regio di Torino


un momento de “La Traviata” in scena al Teatro Regio di Torino


un momento de “La Traviata” in scena al Teatro Regio di Torino


“Sì, accetto volentieri questi biglietti”.
Probabilmente avrebbe risposto così la poetessa dei Navigli invece di affermare in una delle sue ultime interviste il suo diniego, credendo fermamente nella parità del genere umano e non negli inviti nei salotti bene di Milano.
Sto parlando della celebre poetessa della vita, Alda Merini.
Nasce a Milano il 21 marzo 1931. Non potendo frequentare il liceo Manzoni perché respinta in Italiano, compie gli studi superiori all’Istituto professionale Laura Solera Mantegazza e si dedica alla passione che, insieme alla poesia, le sarà una fedele compagna, la musica del suo amato pianoforte.
Persino durante una delle ultime interviste prima della scomparsa, fra un pensiero ed un altro, dolci note erano un inusuale contorno, quasi un piccolo intervallo tra una battuta teatrale ed un’altra.
Molto si potrebbe narrare…il fumo di sigaretta annebbia un po’ le parole, presto altre vicende saranno raccontate.


Silvia Ferrara

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