- Enzo Papa

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CORRIERE dell'ARTE, articolo pubblicato sul n. 11 del 20 marzo 2004

Pittura "allo stato nascente" in metafore ironiche della società e dell'individuo

TORERO, olio su tela, cm. 45X60, 1974

Attraverso una pittura di sintesi l'artista esprime il sarcasmo per un'umanità-oggetto dispersa su un pianeta sconosciuto


Enzo Papa

Un secolo e mezzo di rivoluzioni artistiche, di Avanguardie, di postavanguardie, di contravanguardie, di sperimentazioni, di libere espressioni, di Nuovi, di nuovi Nuovi e di ricerche di modi e forme differenti dal deja vu, hanno assuefatto i frequentatori dei luoghi d'arte ad aspettarsi manifestazioni artistiche sempre diverse, nella latente ed inconscia speranza di incontrare, in un qualche dove forse utopico, il miracolo pittorico della modernità, miracolo nel senso etimologico di opera meritevole di straordinaria ammirazione. Ragione per cui il visitatore della mostra di Franco Frassoni troverà in Galleria opere che, per tematica e per fattura, possono considerarsi al di fuori di ogni proposta artistica prevedibile nell'ambito della cultura visiva contemporanea. A prima vista si percepisce una diversità che lascia il riguardante quasi attonito, prima che lo sguardo si soffermi sui singoli lavori, in ognuno dei quali è sintetizzato un tema, un racconto che, in forme pittoriche "allo stato nascente", racchiudono un universo introspettivo di concetti e di simboli, i quali esternano un disagio interiore sofferto per tutto il corso della vita dell'autore, nell'arco di tempo di trent'anni che include le opere di questa mostra antologica. Il visitatore che osserva i dipinti con criterio purovisibilista sarebbe tentato, d'emblée, di classificare l'opera di Frassoni nell'amato filone stilistico della pittura naive, intesa come ingenua e primitiva, giudicando semplicemente dalla fattura esecutiva, dalla distribuzione dell'impasto coloristico, dalle forme volutamente ridotte a metafore, ma Frassoni è affatto lontano dal primitivo, anche a ragione di profonde esperienze di vita, piuttosto impegnative, che escludono intrinsecamente qualsiasi giudizio d'ingenuità. Ogni dipinto di Frassoni è un tema universale, ogni opera è la trasposizione in immagine di un lampo di intuizione, il quadro inquadra non le porzioni significative del soggetto, ma l'intera narrazione di un evento, quasi mai un accadimento spaziotemporale, ma eventi dello spirito o del pensiero, elaborazioni concettuali che elevano a pittura di contenuto opere che appaiono mere forme di colore, donde l'equivoco circa l'impropria interpretazione naive. Ogni dipinto di Frassoni, dunque, è il capitolo della saga ironica e beffarda dell'esistenza, in cui prendono forma pupazzi e bambole, e vengono umanizzati oggetti inanimati o oggettualizzate figure eminenti dell'umano consorzio, in larvati intendimenti smitizzanti e dissacratori, che pongono in ridicolo ciò cui la superficialità sociale dà valori del tutto vacui. Frassoni, perseguendo le finalità delle sue elaborazioni concettuali, adotta una tecnica pittorica che, nelle soluzioni del disegno colorato proprio della prima età, dissimula la tagliente lama dei suoi pronunciamenti pittorici, che stigmatizzano il ridicolo degli aspetti umani, individuali e sociali. La mostra merita di essere visitata affinché il pubblico sia l'ultimo e più autorevole giudice di una pittura che può attrarre o respingere, indipendentemente dalle valutazioni di merito che l'esperto possa cogliere nel lungo lavoro di Franco Frassoni.


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