
Più che ai dettami dell'impianto tecnicamente vigilato, Frassoni obbedisce ad una congenita necessità di fissare sulla tela non visioni o situazioni a largo spettro, quanto concentrati di emozioni, frammenti di memorie o sussulti inventivi, dove il particolare, il richiamo embrionale si caricano di una funzione che è innocentemente liberatoria e rivelatrice di una dimensione esistenziale tutta personale per quanto attiene alla caratura creativa.
Chi volesse ricercare nei suoi schematici dipinti la levigatezza o la misurazione canonica che caratterizza solitamente la pittura di impostazione figurativa si sforzerebbe invano nel conseguimento di tale intento, dal momento che egli, nella evidente linearità della proposta, si affida più all'istintività (o all'istintualità) che alla razionalità, proiettando la propria sensibilità in spazi verdi quasi da rarefatta fiaba incontaminata con lucori che si rincorrono all'orizzonte in agglutinazioni geometricamente e prospetticamente "difformi", con un colore immediato, diretto, da intendersi e da comprendersi in piena sintonia ed in fedele proiezione del suo subconscio, il quale rifugge dalla manipolazione dei sentimenti e dai precetti estetici abituali che non sente congeniali con la propria virginale, quasi immacolata interiorità.
Giuseppe Nasillo