- Enrico Cardesi

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CORRIERE dell'ARTE, articolo pubblicato sul n. 1 del 14 gennaio 2006

UN ANTIDOTO AL DISINCANTO

Il vigore della stesura e la dominanza dei colori primari nelle tele di Franco Frassoni

Enrico Cardesi



il pittore Franco Frassoni durante l'incontro con il critico d'arte Enrico Cardesi


Qualche anno addietro mi trovavo in Sicilia durante un viaggio di piacere. Era un assolato meriggio di fine agosto. Non c’era anima viva per le strade ad eccezione di un simpatico vecchietto al quale chiesi un’indicazione.
“Guarda - mi disse - la piazza che tu cerchi è laggiù, ma aspetta un attimo. C’è tempo, il sole è a picco. Prima ti recito una mia poesia sul mare”.
Un antidoto al disincanto, appunto.
Esistono abilità e attitudini sopite, inespresse per lunghi periodi durante i quali la vita viene impegnata in faccende che non ne consentono l’affioramento. Infine, esse talora "aggallano" - come direbbe un mio caro amico, poeta, genovese come Franco Frassoni - quando l’anima trova un sentiero da percorrere fino in fondo attraverso la fenditura rappresentata dal caos dell’esistenza.
L’esigenza di uscire dalla quotidianità per dedicarsi alla contemplazione di paesaggi immaginali, talora evocati dalla memoria, consente ora a Frassoni di costruire una poetica di immediata semplicità, in cui la collocazione dei piani esula dalla ricerca prospettica per fondersi nel colore e nella luce della rappresentazione, ora amena e dilettevole ora rigida e severa.
Come accade per molti artisti, per i quali la pittura rappresenta anche il tramite di irrisolti conflitti interiori, anche nei dipinti di Frassoni il vigore della stesura e la dominanza dei colori primari gioca un ruolo preponderante.
Ogni sentimento incomincia con la sensazione.
Vengono in mente le considerazioni di Rudolf Steiner, grande seguace delle teorie di Goethe, quando affermava: “La tenebra è vista attraverso la luce azzurra… fuori, nel lontano spazio cosmico, vi è oscurità. Cosicché, quando qui è giorno, si guarda in alto verso l’oscurità e si dovrebbe propriamente vedere nero. Ma non appare il nero, si vede l’azzurro perché intorno tutto è illuminato dal Sole … . E’chiaro, dunque, che si vede la tenebra attraverso la luce”.
Non c’è stupore di fronte al paesaggio, ma rammemorazione, ricostruzione di un’idea, di una possibilità nella ricerca dell’immagine perduta, quella che alberga nella nostra coscienza infelice.
Così, trent’anni dopo il dipinto “Cabina sul mare”, Frassoni, realizza un’identica veduta marina. L’atmosfera è la stessa, ma questa volta a contemplare il mare non c’è un uomo soltanto, ma anche un ragazzo, che segnala una continuità e una prospettiva temporale per la delicata sensibilità dell’artista. Luoghi della mente dunque, nei quali la combinazione di pochi elementi significativi lascia spazio alla naturalezza della rappresentazione che, priva di ogni ambiguità e senza estetismi formali, richiama inattese realtà intimistiche.
Ma l’artista, che - fanciullo - inviava disegni alla rubrica di “Topolino - Artisti”, sa ricreare anche situazioni che diventano esse stesse ambienti dell’anima.
“Il giocatore di bocce”, “Torero”, “Giocatori di carte” danno forma a rievocazioni di momenti felici, dove i ricordi del passato riecheggiano emozioni pacate, comunicate con tratti schietti e istintivi, talora considerati di evidente influenza naïve.
Tuttavia, la facoltà di veicolare i propri sentimenti e la propria passione non richiede necessariamente una creatività comunque rispettosa di canoni culturali rigidi o prestabiliti.


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