
Sebbene egli viva ed avverta, come tutti i suoi simili, d'altronde, l'aggressione continua della nevrosi contemporanea, con il suo angosciante bagaglio di tensioni, di oppressioni, di coartazioni psicologiche, di violenze morali e di frizioni dello spirito che mettono a dura prova l'equilibrio di una vita intesa a misura d'uomo, nelle sue pagine pittoriche si astrae, per voluta scelta esistenziale, da tale alienante kermesse, in cui siamo tutti perdenti, e si rifugia in una dimensione idillica, nella quale gli interlocutori sono le voci della natura con le sue connotazioni insospettatamente riscoperte con il candore, con l'ingenua innocenza di chi sa ancora dialogare in termini di corroborante sintonia con l'ambiente circostante.
Basta uno scenario marino che gli si profila davanti per ricondurlo alla nativa terra di Liguria e fargli riscoprire, riassaporare sensazioni latenti ma non dimenticate, sopite ma non rimosse, archiviate ma non demolite, così come, seguendo con lo sguardo una radura inondata di verde con alberi e cascinali, egli ha la percezione di sognare un mondo che non è azzardato definire fiabesco per la caratura di armonia indisturbata che lo permea e lo rende quasi il nostro ideale spazio di vita.
Frassoni non ricerca definizioni di levigatezza formale, ed ancor meno formalistica, non insegue canoni abitualmente corteggiati da un perfezionismo ad oltranza, non leviga i suoi soggetti caricandoli di una oleografica puntigliosità particolareggiata, essendo interessato - e portato per indole - a soffermarsi su un nucleo di immagini concentrate, su frammenti di paesaggi sui quali la fantasia dell'osservatore può muoversi in relazione alla propria connaturata sensibilità.
In tempi nei quali l'espressione artistica, compresa ovviamente quella pittorica, è diventata una sorta di cifrario in cui non sai se prevale la pretestuosità gratuita o la bizzarria tout court, la disarmante naiveté di Franco Frassoni ha il sapore di una panoramica presepiale, dove non è tanto la cosiddetta bravura a farla da padrone, ma la nitidezza degli intendimenti e dei sentimenti che egli nutre e comunica, senza che ci si lambicchi il cervello per offrire agli occhi e, quindi, all'anima un momento di piacere.
Ettore Parmeggiani