- Una mostra per chiunque - L'assalto a Paratissima

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LA REPUBBLICA, articolo pubblicato l'11 novembre 2007

Venticinque euro per esporre e le Nuove chiudono per la folla

Una mostra per chiunque - L'assalto a Paratissima

Gabriella Colarusso


Lo sguardo fa fatica ad orientarsi. Si perde, torna indietro, strizza gli occhi. Il percorso c'è, ma si disfà. Le traiettorie esplodono.
Paratissima contiene tutta l'arte che non è, non solo, mercato. Venticinque euro a testa per esporre. Duecento "parartisti", giovani e meno giovani, da Torino, Palermo, Napoli, Bruxelles. Raccontano l'oppressione del corpo e delle donne, la morte dei sogni, il silenzio dell'abbandono. Tele, tagli, schermi. Sullo sfondo, incise sulle pareti, le frasi delle carcerate che resistono al tempo. "Potete toglierci tutto ma non l'amore che c'è tra noi". Cella 103, braccio femminile. Lo ha scritto Nadia, probabilmente poco prima che l'ex-carcere delle Nuove, in Via Borsellino 1, chiudesse. Era il 2002. Ora, nelle celle che furono solitudine e negazione, c'è Paratissima 3.0.
Lo sanno in molti, arrivano in massa venerdì sera per l'inaugurazione. Alle 19.30 c'è troppa gente, bisogna chiudere per un po'. Quando si entra, l'impatto è fortissimo. Il carcere opprime, ma c'è una libertà che resiste. Dietro le sbarre, i "parartisti" espongono le loro opere: sono maestre, dentisti, pittori, architetti. Non c'è stata nessuna selezione. "Per esporre a Paratissima non serve essere legato ad alcuna galleria, chiunque può farlo", dice Valeria del Parabrain, il gruppo fondatore di Paratissima. "Quest'anno sono rimasti fuori un'ottantina di artisti - racconta - ma l'unica selezione è stata lo spazio". Per i visitatori è straniamento. Il carcere obbliga a un percorso e Paratissima lo distrugge. Con la forza dell'evento che confonde bello e brutto, che disordina la fruizione. "Si vede che non c'è un direttore artistico. E' tutto buttato lì un po' alla rinfusa", dice Amleto di ZeroUno, lo sponsor che ha fornito l'illuminazione. Può darsi, ma Paratissima non è Artissima. Non è un museo, non è una galleria. E' la città che rianima i suoi spazi. "Possiamo crescere, ma tenendo fede al nostro obiettivo: dare a tutti i giovani creativi la possibilità di esprimersi", spiega Valeria.
Per organizzare questa terza edizione, i dieci membri del "parastaff", che indossano le divise dismesse delle guardie carcerarie, hanno sudato. Paratissima fa parte di Contemporary Arts e ha ricevuto il patrocinio del Comune. Ma di soldi ne ha visti pochi. Costo: circa sedicimila euro, per la mostra, l'illuminazione, le pulizie, l'aperitivo, i concerti.
"L'associazione Nessun Uomo è un'Isola che gestisce il museo del carcere ci ha concesso lo spazio. Per i fondi ci siamo mossi con i privati, visto che le fondazioni, le grandi istituzioni cittadine, sembrano non credere in questo progetto. E-bay, per esempio, ci ha dato 5mila euro e poi metterà all'asta alcune opere. Altri non ci hanno dato soldi, ma servizi. Speriamo di recuperare almeno le spese".

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