- PARATIIISSIMA

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TORINO - inaugurazione mostra collettiva ParatIIIssima


Dal 9 all'11 novembre 2007 le Ex Carceri “Le Nuove”, ora Museo del Carcere “Le Nuove”, in Via Borsellino 1 a Torino, a pochi metri dal Palazzo di Giustizia di Corso Vittorio Emanuele II, ospitano la mostra-evento ParatIIIssima, giunta alla terza Edizione, appuntamento parallelo alla Fiera Internazionale d'Arte Contemporanea “Artissima” di scena al Lingotto.
ParatIIIssima si propone come un three night show inserito nel calendario eventi Contemporary Arts Torino Piemonte con il patrocinio del Comune di Torino e del Forum Nazionale dei Giovani.
Il tema della mostra, incentrato sulla libertá di pensiero, è stato interpretato da oltre duecento tra fotografi, pittori, scultori, stilisti e musicisti provenienti da diversi Paesi, all'interno di una location straordinaria, unica per fascino e suggestioni.
Fitto il programma dei tre giorni di ParatIIIssima: presentazioni di artisti, live performance artistiche e musicali, una sezione speciale dedicata al fashion, aperitivi e djset, il tutto in un novembre caldissimo per quanto concerne il fermento dell'arte contemporanea a Torino.
All'evento ha partecipato con alcune sue opere, tutte inedite, il Maestro Franco Frassoni che ha occupato la cella numero 103 in quello che un tempo era chiamato il Braccio Tedesco del Carcere, ribattezzato Fashion Park in occasione di ParatIIIssima.
Circa tremiladuecento ingressi durante la serata d'inaugurazione, venerdì 9 novembre 2007 alle ore 19, tanto che ad un certo punto gli organizzatori sono stati costretti a chiudere per qualche momento le porte del Museo, oltre tredicimila presenze complessive nei tre giorni della kermesse artistica alle Nuove, si può dire che il successo di ParatIIIssima ha abbondantemente superato quelle che erano le aspettative della vigilia.
Un grande sforzo organizzativo per il Gruppo Para, peraltro pienamente ripagato dall'entusiastica risposta del pubblico intervenuto e dall'interesse mediatico che tale evento ha saputo suscitare. A testimoniarlo i numerosi articoli comparsi su vari quotidiani nazionali, l'attenzione mostrata dalle televisioni, la realizzazione di un catalogo con nomi e foto dei partecipanti e naturalmente l'elevato numero di artisti giovani, giovanissimi e meno giovani che hanno aderito a questa suggestiva, nel suo genere irripetibile, manifestazione ormai divenuta vero e proprio fenomeno culturale nel vasto panorama artistico non soltanto torinese.
Attivo dal 1869 al 2003, il carcere ha ricevuto la denominazione di Museo nell'anno 2004. La superficie dello stesso è di cinquemila metri quadri.
Visite guidate gratuite sono effettuate grazie all'impegno dei volontari dell'Associazione “Nessun uomo è un’isola”.

Le Ex-Carceri Le Nuove a Torino rappresentano un luogo carico di significato e di storia... Uno spazio emblematico per Torino legato al contempo a memorie tragiche e difficili per la sua funzione, ma anche ai valori di libertà e giustizia.” (Sergio Chiamparino, il sindaco di Torino).



la locandina-invito realizzata per la mostra-evento ParatIIIssima tenutasi nel Museo del Carcere “Le Nuove” in Via Borsellino 1 a Torino



il portone d'ingresso al Museo del Carcere “Le Nuove” in Via Borsellino 1 a Torino


Considerata l'importanza artistico-sociale della Rassegna tenutasi alle Nuove, Frassoni Arte ha scelto di pubblicare un articolo di presentazione a ParatIIIssima, o se preferite un testo introduttivo preparatorio alla visita della mostra, scritto dalle artiste Irene Pittatore e Francesca Macrì, il cui contenuto vi proponiamo integralmente qui di seguito:


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ParatIIIssima, l’evento OFF di Artissima, 9/11 Novembre 2007

Che la parata dei paraculi abbia inizio!
Si aprano le danze, i banchetti e le sfilate alle ex-Carceri Nuove di Torino, dove Ignazio Vian col proprio sangue, prima d’essere impiccato, scrisse:
meglio morire che tradire.

Previo paracquisto del proprio brandello espositivo, cani e porci, sgomberate le celle dagli arredi museali, si arrogano il fiero diritto d’essere “parartisti” e di stipare braccio maschile e femminile delle carceri col proprio estro creativo in foggia d’abiti, tele, accessori, soprammobili, e chi più ne ha più ne metta, il tutto ben condito da musica dal vivo, parasponsor, una brave beneficenza, dj set e abbondanti salatini.
Numi tutelari dello spirito del luogo, i paraorganizzatori s’incaricano di vegliare affinché esso non sia leso da opere irrispettose (una qualche sconcia suppellettile, un mal apparecchiato body painter).
Brindiamo al successo della parata! Ai 20.000 visitatori dell’Aiazzone dell’Arte che si crede un’anomalia! Lieti camminiamo sulle parole e il sangue di chi ha dato la propria vita certo d’una giusta eredità, saldo nella necessità del proprio sacrificio per un’Italia libera, e conscia, e solida della propria Resistenza, capace di sostanziare una Costituzione.

Al termine del primo sopralluogo di massa abbiamo fatto ritorno in carcere, camminando in silenzio, interrogando i volontari di Nessun uomo è un’isola, l’associazione che si occupa della sopravvivenza del Museo e delle visite guidate. Con l’intenzione di accompagnare lo studio, abbiamo tentato di creare un tracciato fotografico del percorso, ma la macchina non stava alla mano, e l’occhio vedeva male, basso o centrifugo dietro una liquidità muschiosa e ancora, dietro un obiettivo.
Sedute sul pavimento della “buca” – il braccio dei condannati a morte – molto più freddo dell’esterno invernale debolmente assolato (quando le coperte erano finite restava solo il fiato, prosegue la guida), abbiamo iniziato a riscrivere, una ad una, su piccoli fogli, le lettere dei condannati a morte, a partire da quelle degli internati della Repubblica Sociale Italiana, come bambine all’abbecedario, con ostinazione faticosa, con pedantesca ossessione alla forma, con applicazione alla riproduzione meticolosa, con solerte fiducia in un disegno più largo, inattingibile ancora, in foggia d’alfabeto composto.
Applicazione e studio, alla strenua ricerca di un’assimilazione che non può compiersi. Le parole si scrivono una sull’altra, stratificando o bucando il supporto. Accatastandosi incomprensibilmente, in concrezione materica di inchiostro e strazio.

Uscendo, viene da scrollarsi come cani zuppi d’acqua, come bestie stanche scuotersi.
Ma c’è da star saldi, in questa insufficienza di generazione che ci pertiene, vaga e fioca, che ci distingue plasticamente, ontologicamente, dal tempo e dagli uomini delle scelte e della lotta.
C’è da scriverne e da gridarne, e pure lieti, del calore di una stanza, della quiete di una sera. C’è da non arrendersi, e domandare riscontro, e dissotterrare la memoria violata.

Irene Pittatore e Francesca Macrì


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Il servizio dedicato alla mostra-evento ParatIIIssima è appena cominciato, nelle prossime pagine vi attendono numerose altre foto tutte assolutamente da vedere intervallate ogni due pagine da toccanti lettere, dodici in totale, riportate fedelmente così come erano state scritte
da quei detenuti condannati a morte che ebbero nell'allora Carcere Giudiziario “Le Nuove” di Torino la loro ultima residenza.
Non è intenzione di questo sito esprimere attraverso la pubblicazione di tali lettere alcun giudizio in merito a determinati momenti storici, il nostro vuole soltanto essere un invito alla riflessione scaturito da situazioni reali che hanno avuto come teatro di svolgimento questi luoghi un tempo sede di atroci privazioni ed inimmaginabili sofferenze.

Che orrore si prova entrando in una prigione al veder tanti giovinastri chiusi tra quei ferri, legati come bestie, arrabbiati e consumati dalla fame.” (San Giuseppe Cafasso, «il prete della forca»).




particolare sull'ingresso al Museo del Carcere “Le Nuove”




il manifesto pubblicitario realizzato per la mostra-evento ParatIIIssima sistemato sulle mura esterne del Museo del Carcere “Le Nuove”


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